Vi regaliamo il benessere : il nostro calendario dell’avvento

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Oggi voglio farvi un regalo. Un calendario dell’avvento con 21 consigli di benessere. Da qui al giorno di Natale. Il clima non è dei migliori, non solo metereologicamente. Il nuovo Dpcm ha dato indicazioni su come comportarsi durate i prossimi giorni e le festività. C’è ovviamente tanta mestizia, anche se molto buon senso e senso di responsabilità. Sarà dunque un Natale sospeso, come tutti i giorni che lo hanno preceduto. Un anno della nostra vita che non abbiamo vissuto in pieno, ma sempre in apnea. Chiusi e ligi nelle nostre case. Per questo ho pensato che un calendario dell’avvento dedicato al benessere interiore per 21 giorni possa essere d’aiuto per affrontare meglio i prossimi giorni.

Presenza e consapevolezza

Il nostro calendario si ispira alla mindfulness, alla consapevolezza del momento presente. Un recente webinar condotto proprio dal guru nonché fondatore della mindfulness, Jon Kabat-Zinn, mi ha radicato ancora di più nel convincimento che vivere il presente, vivere la vita mentre la viviamo, significa liberarsi dalle emozioni e dai pensieri. Le ricerche degli ultimi anni ci dicono che la depressione è una degenerazione del pensiero. Che l’ansia, la frustrazione, la rabbia nascono dai pensieri. Sono i pensieri che generano le emozioni. Creiamo prigioni con i nostri convincimenti intellettivi. La liberazione nasce, invece, nell’essere presenti. La vera meditazione risiede nello stare nel momento presente. Questo significa poter raggiungere il benessere interiore.

Il programma dei 21 giorni

Per questo penso che regalare la capacità di stare nel presente costituisca un dono molto prezioso per vivere una vita libera dalla sofferenza emotiva. Il nostro calendario dell’avvento inizia da oggi e sarà suddiviso in 3 settimane:

  1. Consapevolezza del momento presente

2. Consapevolezza dei pensieri e delle emozioni

3. Consapevolezza di sé e degli altri

La prima settimana

1° Giorno – Iniziamo già da oggi la nostra pratica del benessere. Ascoltiamo per 3 minuti, seduti, ad occhi chiusi il suono di questa campana. Non pensiamo a nulla se non ascoltare questo suono che ci aiuta a portare la calma nei nostri pensieri. Riportiamo il pensiero a questo suono ogni volta che abbiamo bisogno di provare un momento di benessere.

Terminato l’ascolto, rimaniamo sempre seduti, ad occhi chiusi facendo delle respirazioni profonde sempre per 3 minuti

2° Giorno- Meditazione della candela – Prendete una candela, accendetela, quindi sedetevi comodi e osservate per 5 minuti la fiamma. Guardate il colore che cambia, la cima che si muove alzandosi ed abbassandosi. Questo è un esercizio che ci aiuta a vedere consapevolmente, attraverso uno dei nostri 5 sensi : la vista. Sviluppa la presenza, il qui e ora.

3° giorno -Consapevolezza del corpo- Stiamo seduti comodi, con gli occhi chiusi. Prendiamo contatto con il nostro respiro e con tutte le parti del nostro corpo, passando dalle estremità, facendo una scansione mentale di tutti i nostri organi, dei nostri arti, inferiori e superiori, fino ad arrivare alla sommità della nostra testa. E’ un esercizio che ci aiuta a prendere consapevolezza del nostro corpo, e vivere nel momento, sempre nel qui e ora, ascoltando sempre il nostro respiro.

4° Giorno – Mangiamo consapevolmente – Siamo sicuri di essere presenti quando mangiamo? Pensiamo al cibo che mettiamo in bocca o siamo distratti dai nostri pensieri? Fermiamoci e anche quando siamo a tavola, prestiamo attenzione al gusto del cibo che stiamo masticando, assaporiamolo fino in fondo, masticando lentamente. Al termine di questo modo di mangiare lento, consapevole, apprezzeremo il benessere che ne deriva.

5° Giorno – Ascolto consapevole – Prestiamo davvero attenzione quado gli altri parlano? Sviluppiamo il cosiddetto “ascolto attivo” abilità essenziale di ogni Coach, che deve praticare questa modalità per sintonizzarsi al meglio con il suo Coachee? Ora, praticare l’ascolto consapevole, significa dedicare 20 minuti – è questo l’esercizio del quinto giorno- ad ascoltare con vivo interesse il nostro interlocutore. Ascoltare senza essere distratto dai propri pensieri. Imparare questa tecnica ed applicarla nella vita quotidiana, migliorerà di molto le nostre relazioni con gli altri. Un benessere importante per i nostri rapporti.

6° Giorno – Camminata consapevole- Usciti finalmente dalla zona rossa, potremo praticare questo esercizio per circa 20 minuti. Meglio ancora se a contatto con la natura. Prendiamo consapevolezza di ciò che ci circonda: guardiamo con il naso all’insù e rendiamoci conto di dove siamo e quello che vediamo, sentiamo, percepiamo. La consapevolezza dei nostri sensi.

7° Giorno- La consapevolezza della consapevolezza – Dopo aver trascorso 6 giorni a concentrarsi sulla nostra presenza, siamo in grado di stilare una nostra routine fatta di momenti in cui siamo in grado di vivere il qui ora, con attenzione, presenza? Sì? Allora creiamoci una nostra routine che riprenda gli esercizi e le pratiche che ci hanno permesso di vivere il momento presente con una mente calma e padrona della situazione, senza che i pensieri ci generino stati di tensione emotiva. Viviamo la nostra consapevolezza in pieno. Siamo consapevoli del nostro benessere.

La seconda settimana

8° Giorno- La consapevolezza dei pensieri- Sediamoci e osserviamo i nostri pensieri che entrano ed escono dalla nostra mente. Li vediamo arrivare, li accogliamo, senza giudicarli e li guardiamo andare via. E’ come se stessimo seduti su una panchina alla stazione e davanti a noi passassero dei treni. I nostri pensieri salgono sul treno e partono. Noi li osserviamo andarsene. Il nostro pensiero è altro da noi. Facciamo questo esercizio, seduti, rilassati, per 20 minuti.

9° Giorno- I miei pensieri in una scatola- Ancora una volta osserviamo i nostri pensieri in maniera consapevole. Quando arrivano poniamoli in una scatola ideale, riempiamola e una volta piena, lanciamola lontana. I pensieri negativi se ne vanno e il nostro sentimento è di gioia, liberazione, benessere.

10 ° Giorno – La consapevolezza emotiva- Per essere consapevole delle nostre emozioni, occorre fare un check up per saperle riconoscere: scaricate qui sotto l’esercizio con una serie di domande a cui potete rispondere. Se volete poi condividere con me le risposte, sono a vostra disposizione molto volentieri.

11° Giorno – I pensieri limitanti- Spesso abbiamo dei boicottatori interiori che ci impediscono di prendere le giuste decisioni per noi stessi. Sono ancora una volta trappole che la nostra mente ci semina durante il nostro cammino per non uscire dalla nostra zona di comfort, per continuare a vivere non secondo la nostra natura, ma secondo convincimenti che spesso gli altri hanno scelto per noi. E’ venuto il momento di disinnescare i nostri auto-sabotatori. Come? Provate a rispondere alle domande che trovate nel file qui sotto.

12° Giorno – La consapevolezza della rabbia e delle altre emozioni negative – La maggior parte delle nostre emozioni negative sono generate dalla resistenza e dalla non accettazione. La rabbia è dovuta spesso al fatto che qualcuno o qualcosa non è nel modo in cui noi creiamo che debba essere. La delusione nasce quando qualcuno o qualcosa non ha soddisfatto le nostre aspettative. Siamo, ancora una volta, stressati quando crediamo di dover controllare qualcuno o una situazione della nostra vita. Ancora una volta è il nostro pensiero che genera questa emozione. Pratichiamo invece l’accettazione, non opponiamo resistenza. Accettiamo la realtà per quella che è. Vedremo che non proveremo emozioni negative. Il dodicesimo giorno portiamo la consapevolezza su questo aspetto.

13 Giorno – Creiamo le emozioni che vogliamo provare- Lo abbiamo detto più volte e non ci stanchiamo di ripetere. La gratitudine è uno strumento potente per poter portare nella nostra vita sentimenti positivi. Pratichiamo quindi in questo tredicesimo giorno un sentimento di gratitudine. Ringraziamo qualcuno per ciò che ha fatto nei nostri confronti. Creeremo un’emozione positiva in due persone: noi e la persona che la riceve. E sorridiamo, anche se non c’è una particolare ragione, ricordiamoci di sorridere. E’ provato scientificamente che Il nostro cervello registra l’espressione dei muscoli del viso che sorridono come stato di benessere, pertanto registra lo stato d’animo positivo. Quando sorridiamo, infatti, il nostro corpo rilascia delle sostanze che favoriscono il rilassamento e agiscono addirittura come antidolorifico naturale, cioè le endorfine, la dopamina e la serotonina (i neurotrasmettitori del benessere). In questo modo diminuiscono i livelli di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress.

14 Giorno- La meditazione della gratitudine. Dedichiamo il quattordicesimo giorno a dire grazie. Per iniziare, troviamo un posto tranquillo dove sappiamo che non saremo disturbati. Sediamoci in posizione comoda e stabile dove ci possiamo sentire completamente supportati e la schiena, il collo e la testa sono dritti. Oppure sdraiati sulla schiena in un posto confortevole. Facciamo un respiro lento e profondo per portarci al momento presente e iniziare il processo di sentirsi più tranquilli e centrati. Respiriamo nella pancia. Ora, scansioniamo mentalmente il nostro corpo alla ricerca di aree in cui c’è tenuta, tensione o mal di testa e respiriamo con un respiro caldo e pieno di ossigeno in quell’area; mentre respiriamo, lasciamo che la tensione si rilasci, respirando. Se notate i pensieri o emozioni, permettete loro di fluire mentre respiriamo. Mentre iniziamo il processo di gratitudine, iniziamo riconoscendo che, se stiamo praticando questa meditazione abbiamo doni meravigliosi. Il dono dell’udito che ci permette di ascoltare musica bellissima e ascoltare le voci di chi amiamo, il canto di un uccello, le note di una band o di un’orchestra, il suono del nostro respiro che scorre e scorre. Il dono della vita stessa, compreso il cuore che batte e dà vita al nostro corpo, al cibo che ci nutre e all’energia che siamo. Un altro passo per giungere al nostro benessere.

La terza settimana

15 Giorno – Allena la tua presenza -Metti la sveglia in 3 diversi orari della giornata e prenditi del tempo per riportare l’attenzione sulla tua presenza. Chiediti :

1.Quanto sono presente?

2. Dov’è la mia attenzione in questo momento?

E’ un ottimo modo per centrarti, prendere consapevolezza e metterti in contatto con se stesso. E’ un momento dedicato a te stesso, riportare la concentrazione su quello che stai facendo. Vedrai che ti sentirai ricaricato e pronto per affrontare gli impegni della giornata.

16 Giorno – Ciò che sperimentiamo è interno a noi . La meditazione della consapevolezza

L’auto-realizzazione inizia con la realizzazione di ciò che non siamo. L’autoconsapevolezza è ciò che ci dà la capacità di rispondere consapevolmente al nostro ambiente, creare deliberatamente i nostri pensieri e le nostre emozioni, e relazionarci e capire le altre persone. Inizieremo con una meditazione di auto-inchiesta che esplorerà la risposta alla domanda: “Chi sono io?”

Mettetevi comodi e seduti. Fate qualche respiro profondo, chiudete gli occhi cercate di essere centrati. Ora concentratevi l’attenzione sulla sensazione interiore di essere te. Chiedetevi, chi sono io? Immaginate questo “io” che si trova al centro della vostra fronte. Chiediti, come ci si sente ad essere me?

Consentite a qualsiasi sentimento, sia fisico che emotivo, di entrare nella vostra consapevolezza.

Dopo essersi seduti con la sensazione di essere voi per qualche istante, portate la vostra attenzione ai contenuti del vostro ambiente.

Per questa parte del processo si può aprire gli occhi. Osservate ciò che vedete nello spazio intorno a voi. Gli oggetti, lo spazio, la bellezza, l’imperfezione. Dite a voi stessi: “Questo non è ciò che sono”. Proseguite con la domanda: “Allora, chi sono io?” Diventate consapevoli del fatto che mentre il vostro ambiente esterno o le situazioni della vita cambiano costantemente, c’è sempre un “io”. Chiedetevi: “Chi sono io?”

Ora, portate la vostra attenzione ai vostri organi sensoriali. Notate quello che sentite, gli odori, il gusto, il tatto, la vista. Chiedetevi : “Chi sono io?”

Ora chiudete gli occhi e portate la tua consapevolezza ai tuoi organi vitali e ai tuoi processi corporei. Sentite il cuore che batte, la tua digestione e la complessità del vostro coropo. Una macchina perfetta.

Notate se la frequenza cardiaca è veloce o lenta, se lo stomaco è pieno o vuoto, se il corpo sta lavorando in armonia o uno stato di malattia. C’è un “io” che esiste al di là di tutto. Un “io” che vive la vita in questo corpo ma non è il corpo stesso.

Chiedetevi: “Chi sono io?”

Portate la vostra consapevolezza ai pensieri nella vostra mente. Potreste sentire le parole di questo esercizio nella vostra mente. Potreste aver sperimentato pensieri casuali intermittenti durante questo esercizio. Potreste trovarvi a pensare alle sensazioni nel vostro corpo legate a ciò che stavate solo considerando. Potreste sentire le risposte risuonare nella vostra mente alla domanda che avete posto: “Chi sono io?”

Qualunque sia il pensiero in qualsiasi momento, notate che di solito sono accompagnati da parole. A volte questi pensieri si muovono velocemente, altre volte lentamente. A volte sono positivi, altre volte negativi. A volte riguardano la vostra identità, i vostri tratti caratteriali o chi pensate di essere. Altre volte riguardano gli altri o le vostre opinioni o giudizi. A volte si tratta di ciò che sta accadendo in questo momento e altre volte riguardano i ricordi o le potenzialità future.

Ma più di ogni altra cosa, notate che, indipendentemente dal contenuto della vostra mente e dei vostri pensieri, c’è sempre e “io” che c’è al di là dei pensieri, un “io” che non cambia a seconda dei vostri pensieri.

Chiedetevi “Chi sono io?” All’inizio di questo esercizio, vi è stato chiesto di immaginare che questo “io” esistesse al centro della vostra fronte, tuttavia la verità è che siete molto più ampi di questo.

Quindi, chiedetevi “Dove sono?” e semplicemente osservate i pensieri o le sensazioni che vengono come risposta.

Sentite che abita tutto…

… lo spazio mentale

… il corpo

… i vostri sensi

Siate con tutte queste cose, ma sappiate che non sono cosa o chi siete. Chi sei è sotto, al di là e più grande di qualsiasi altro. Senti il potere e la grandezza di chi sei veramente.

E’ la consapevolezza. E’ il potere della presenza, per dirla con Eckart Tolle. Un altro passo verso il benessere.

17 Giorno – La meditazione della montagna. Questa meditazione è utile anche nei momenti in cui viviamo situazioni difficili. Ci aiuta a riportare la centralità su noi stessi e non lasciarsi condizionare dagli eventi esterni. E’ molto potente.

Sedetevi comodamente e prendetevi un momento per centrare voi stessi. State seduti in posizione eretta, ma comoda. Chiudete gli occhi.

Osservate il vostro respiro, rilassatevi e poi espandete la vostra consapevolezza alle sensazioni del tuo corpo. Notate la parte inferiore del vostro corpo e come vi sostiene. Il vostro corpo è radicato.

Visualizzate o immaginate una grande montagna. Può essere una montagna che conoscete . Può essere una montagna singola o parte di una catena montuosa. Questa montagna è nel luogo in cui si trova da molto tempo. È supportata da una vasta base di roccia ed è immobile e potente.

Può avere creste frastagliate o pendenze lisce. Può essere coperta da alberi o spoglia Coperta di neve o grondante di cascate. Comunque sia, è perfetta così com’è.

Siate questa montagna e vivete la sua quiete.

Con la testa che rappresenta la cima e la colonna vertebrale come asse, stabile sul terreno.. Sentite il cuore della montagna che rimane invariato anche quando le stagioni cominciano a cambiare.

Pensate di essere la montagna durante la stagione dell’autunno, quando è circondata da una luce dorata e i suoi colori sono vivaci come nel periodo del foliage.

Guardate ora come l’oscurità dell’inverno prende il sopravvento con il tempo che muta, trasformato dalla neve , dai ghiacci.

Notate come la montagna rimane immobile, tranquilla e costante nonostante le tempeste.

Sentite ora il calore del sole mentre ricomincia a scaldarsi con la bella stagione in arrivo. Inizia il disgelo. La natura si risveglia. Gli uccelli ricominciano a cinguettare e i primi fiori selvatici cominciano a germogliare.

Guardate ora come il cielo si tinge con nuovi colori : arancio profondo e giallo mentre il sole tramonta dietro di voi, per poi riaccendersi con le tonalità rosee dell’alba.

Voi siete la montagna che rimane immobile e radicata attraverso i cambiamenti del tempo, delle stagioni che impattano sulla sua superficie, mentre l’interno della montagna è sempre solido e statico. Notate come il giorno e la notte vanno e vengono, le stagioni sono in uno stato costante di cambiamento, eppure dentro tutto è immobile, impermeabile a quello che accade all’esterno. Come la montagna, la vostra vita vivrà diverse esperienze, una continua evoluzione in superficie e sperimenterete diversi gradi di oscurità, luce, attività e quiete. Ma ricordate sempre che al vostro centro la verità di chi siete rimane forte e immutabile, a prescindere dalle difficoltà della vita. Il vostro centro siete voi. Anche questo è benessere.

18. Giorno – Atti casuali di gentilezza -Abbiamo visto che la gentilezza può influenzare positivamente non solo la nostra vita spirituale, ma anche la nostra salute. Nel libro ” la Biologia della leggerezza ” scritto da Daniel Lumera e Immaculata De Vivo viene spiegato anche il fondamento scientifico. Essere gentili fa bene. Mostrare gentilezza agli altri è gratificante quanto riceverla. La gentilezza è contagiosa. Ci avevate mai fatto caso? Quando le persone sono accanto a persone gentili lo diventano a loro volta.

Questo giorno, dovrebbe essere il 22 Dicembre, se avete iniziato a seguire il nostro Calendario dell’Avvento dedicato al benessere il 4 Dicembre,” praticate atti di gentilezza a casaccio”, come aveva scritto su un tovagliolo di carta Anne Herbert nel 1982. La frase è diventata virale. Oggi chiedetevi chi potete aiutare . Vedrete che un’azione gentile farà bene a voi e a chi lo riceve. Gli atti di gentilezza stimolano gli ormoni della felicità. In una parola, generano benessere

Continua…

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Autostima al femminile

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La settimana che sta per concludersi ha avuto al centro di molti dibattiti l’universo femminile. Il 25 Novembre è stata la Giornata Mondiale contro la Violenza delle Donne, molti dibattiti e incontri quindi sono ruotati intorno a questo triste tema. Ci sono state poi tante polemiche su trasmissioni Tv, davvero discutibili, in cui si è di nuovo trattato il tema con stereotipi e scelte di dubbio gusto. Tra i dibattiti interessanti sul mondo femminile invece c’è da segnalare quello dedicato alla “Ricostruzione post-Covid” organizzato dall’associazione 100Donne contro gli stereotipi, da Creis, associazione che opera per fini di solidarietà sociale e infine da Giulia associazione di Giornaliste.

Donne equilibriste

Ma c’è ancora bisogna di parlare di donne, di universo femminile? Evidentemente sì. All’alba del 2020 purtroppo il tema diventa di scottante attualità. La pandemia ha infatti riportato alla ribalta il tema delle diseguaglianze e riportato l’attenzione sull’odioso argomento del gender gap. E questo , se non si interviene con riforme strutturali, si ripercuoterà pesantemente nel post crisi. Nel dopo pandemia, si è detto nell’intervento di Serenella Molendini ” Il lavoro e le donne tra diseguaglianza strutturale e pandemia” si accentueranno le differenze di genere. I costi della crisi sono a carico dei precari, dei giovani e delle donne. Per non parlare del fatto che le donne spesso sono state e lo sono tuttora, durante lo smart working, delle vere e proprie equilibriste nel conciliare attività professionale e impegni famigliari. L’Italia, si sa, è negli ultimi posti nelle classifiche delle diseguaglianze tra i generi. Su 153 Paesi, il nostro paese si colloca al 76° posto.

Gender Quality Index

Nel Gender Quality Index del 2020, che misura la situazione delle diseguaglianze di genere nell’Unione Europea, l’Italia si colloca al 14° posto con 63,5 punti su 100. Il suo punteggio è di 4,4 punti più basso della media europea. Le diseguaglianze di genere sono più pronunciate nell’ambito dell’occupazione dei posti di potere (48,8), nella formazione (61,)9) e nell’ambito del lavoro ( 63,3). E il divario, purtroppo, si amplia ancora di più tra le regioni del nostro paese, dove ai primi posti tra le virtuose, troviamo la provincia di Bolzano, le altre regioni del Nord Est e negli ultimi posti la Sicilia.

Le soft skills femminili

Questa la fotografia della realtà femminile. Ma ci sono strumenti per poter superare questa situazione che appare così avvilente? Per molti aspetti è una questione culturale. Occorre però un cambio di paradigma. Come si dice, da ogni crisi nasce un’opportunità, bisogna quindi prendere consapevolezza della situazione e rafforzare, da un lato, le competenze, dall’altro lavorare sull’autostima. Dalla presa di consapevolezza delle proprie capacità, risorse e del proprio valore. Dei punti di forza femminili. L’abbiamo già detto: leadership virtuose nella gestione della pandemia sono state quelle incarnate da leader donne. Quelle che hanno messo al centro la cura. Quella della cura è sicuramente una qualità molto femminile. Per cura intendiamo attenzione nei confronti degli altri. Ma anche dell’ambiente, del mondo che ci circonda. Così come le doti di resilienza, di empatia, di problem solving. Alla lista vanno aggiunte la capacità di gestione dello stress, la predisposizione all’organizzazione, la capacità di essere multitasking.

Lavorare sull’autostima

Partiamo quindi da una presa di coscienza del nostro valore, ai nostri successi, dai traguardi che abbiamo raggiunto. Prendiamo carta e penna e facciamo una lista: una lista di tutte le nostre qualità, delle nostre risorse interne. Prendiamo coscienza di quanto valiamo e di quanto siamo riuscite ad ottenere grazie alla nostra tenacia, perseveranza. Non lasciamoci condizionare dall’esterno o da chi tenta di giudicarci per sminuirci. Ascoltiamo la nostra voce interiore che sa dirci quanto è grande il nostro valore. Rispettiamoci, vogliamoci bene. E’ il primo passo fondamentale perché anche gli altri ci possano amare e rispettare. Perchè come dice Michelle Obama “Non c’è limite a ciò che noi donne possiamo realizzare.”

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Un nuovo stile : la leadership gentile

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Se ne sta parlando da qualche tempo: è nato un nuovo stile di manageriale, la leadership gentile. Quale giorno migliore per affrontare il tema se non oggi, 13 Novembre, Giornata Mondiale della Gentilezza? A dir la verità il tema è stato dibattuto anche durante tutta la settimana, e il trend sembra farsi strada. Lo vediamo anche nella gestione della pandemia a livello di leadership politica. Tutti quei paesi in cui lo stile non è stato “gentile”, ma autoritario, per non dire machista, la situazione relativa alla diffusione del virus ha avuto dei risultati a dir poco disastrosi. In quei paesi nei quali si è tentato un approccio più umano, più sensibile, attento – nella maggior parte di casi paesi guidati da leader donne– sembra che i danni siano stati un po’ più lievi.

Un approccio più empatico

Possiamo affermare quindi che un approccio femminile sia sinonimo di leadership gentile? Lo sostiene Daniel Lumera, scrittore, esperto di benessere, della qualità della vita e nella pratica della meditazione. In un suo recente webinar dal titolo appunto “La leadership gentile” parla di leadership femminile per descrivere uno stile manageriale improntato all’ascolto, ad una visione di benessere collettivo, di un approccio proprio di chi ha cuore anche lo star bene degli altri. La leadership femminile non deve necessariamente essere incarnata da una donna. Non si tratta di una leadership di genere. Lumera cita Mandela, Gandhi come esponenti di un stile di leadership femminile. Aggiungerei, per stare ai nostri giorni, Joe Biden, il nuovo presidente americano, che nel suo primo approccio alla nazione ha usato toni di condivisione, accoglienza, desiderio di unire piuttosto che dividere, come aveva fatto il suo predecessore. I tratti tipici di una leadership gentile sono quelli improntati non su uno stile impositivo, aggressivo, individualista, ma sull’inclusione, sull’interconnessione e accoglienza. La leadership gentile è la capacità di modulare il proprio modo di fare sulla base dell’ambiente che ci circonda. Un atteggiamento improntato all’empatia.

Intelligenza emotiva

L’elemento innovativo della leadership gentile si basa sulla consapevolezza. Consapevolezza di sé stessi, del contatto con sé stessi, della capacità di riconoscere le proprie emozioni. Una leadership che si basa essenzialmente sull’intelligenza emotiva, che ci consente di essere consapevoli di noi stessi, delle nostre emozioni, di capire quando si presentano e come controllarle. In una parola essere presenti. Fino a qualche tempo fa il modello di leadership dominante era orientato ad un individualismo molto accentuato, con un grande focus sulla performance, sulla competizione. Una leadership egoica. L’esatto contrario di una leadership gentile che si basa sul “Noi”, sul senso di condivisione e sull’idea di gruppo. Una visione che vede il bene comune come fine ultimo, con un profondo senso di interconnessione. Concetto che si è sviluppato ancora di più in questo periodo storico, nella quale la pandemia, ci ha fatto capire che è vincente un approccio collettivo, dove il bene di ognuno è legato al bene di tutti. Un insegnamento che occorre sapere cogliere e mettere a frutto.

La gentilezza al lavoro

In occasione della Giornata della Gentilezza, la rivista Business People ha pubblicato un’indagine effettuata dalla piattaforma per la ricerca del lavoro InfoJobs per capire cosa sia la gentilezza sul posto di lavoro e se e come sia cambiata ai tempi del Covid19. Dai quasi 2000 intervistati emerge che nel mondo del lavoro ( 64,3%) c’è sempre più spazio per la gentilezza. Il 65% degli intervistati la considera addirittura un punto di forza mentre per il 20% è un elemento imprescindibile. Un’ulteriore conferma dell’affermazione di una leadership gentile. La ricerca ha anche stilato una classifica con le caratteristiche principali di un leader gentile:

1- Spirito di squadra

2. Una guida che ispira e non impone idee e metodi

3. Premia i risultati, indaga gli insuccessi senza colpevolizzare

4 Sa ascoltare e gratificare

Gentili anche se in smart working

In un contesto difficile come quello che stiamo vivendo, dove lo smart working ha imposto distanze fisiche, il valore della gentilezza assume più rilevanza. Chi ha potuto lavorare con un leader gentile, ha potuto contare su un grado di fiducia, comprensione, che acquisiscono ancora più rilevanza in un periodo complesso nel quale dover conciliare esigenze professionali e personali. Per la maggior parte degli intervistati, infatti, la gentilezza rimane importante nel luogo di lavoro perché trovare serenità ed empatia in momenti difficili può essere di grande conforto ( 27,1%) mentre per il 33% è importante mantenere un contatto umano anche se distanziati fisicamente.

Le aspettative per il futuro

Il 36% degli intervistati sostiene che la gentilezza sarà un valore sempre più diffuso e il riconoscimento personale un dato che dovrà essere più preso in considerazione. In un futuro prossimo la valorizzazione dell’intelligenza emotiva diventerà sempre di più elemento di valutazione per i leader di domani. Il futuro è dei leader gentili.

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Pillole di Coaching per affrontare il disagio

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Siamo di nuovo in confinamento, la parola lockdown non riusciamo più a pronunciarla. Usiamo i colori per definire la situazione : zona rossa, arancione, gialla. Ma neanche così la situazione ci sembra meno pesante. Il fatto è che siamo stanchi, delusi, amareggiati, se non già depressi. Vediamo allora se qualche pillola di Coaching, qualche buona pratica può aiutarci a sollevarci da questa situazione che sembra non avere mai fine e che ci provoca disagio.

Un approccio positivo

L’aggettivo positivo è bandito dal nostro vocabolario, lo sappiamo. Non ne possiamo più di sentirlo ripetere. Ma cercare di vedere quello che di buono – poco, è vero- questa nuova situazione ci offre, è un buon punto di partenza. Proviamo a fare questo esercizio di Coaching: prendiamo il solito foglio e la solita penna e facciamo una lista di tutto quello che siamo riusciti a realizzare quest’anno, da marzo ad oggi. Qualche suggerimento? Più a tempo a disposizione, che non è poco se esiste una letteratura che invita a riflettere addirittura su “L’arte del tempo”, scritto da Emil Oesch, giornalista e curatore zurighese che, nel suo piacevole libercolo, dà consigli utili su come usufruire del nostro bene più prezioso. Ora che di tempo ne abbiamo tanto a disposizione, sappiamo utilizzarlo? Un consiglio per poter arrivare la sera prima di andare a letto insoddisfatti della nostra giornata, impariamo a fare una pianificazione corretta della nostra giornata, cercando di alternare impegni professionali – visto che siamo quasi tutti in smart working-a momenti per sé.

Coltivare le passioni

Avete mai calcolato quanto tempo perdiamo negli spostamenti per andare in ufficio? Bene, impieghiamo quel tempo ora per fare, ad esempio, una pratica sportiva o corporea. Sono ripetitiva, lo so, ma dedicare una mezz’ora tutti i giorni, magari allo yoga, ci aiuta a essere poi più concentrati e più energetici per affrontare la giornata. Perché non trovare tempo anche per seguire un corso online? E’ vero, la maggior parte di noi, trascorre la maggior parte del tempo incollato al pc e l’idea di passare anche il momento del relax con gli occhi fissi sul monitor può risultare pesante. Ma pensate al risultato che otterrete al termine, se riuscirete a seguire quel corso, che magari rappresenta una passione che coltivavate da tempo. Seguire una passione è un ottimo modo per rinforzare e rafforzare il proprio stato d’animo. E soprattutto la propria autostima, parola di Coach.

Isolamento o solitudine?

Un bellissimo webinar condotto da Daniel Lumera dal tema “Isolamento o solitudine” ha messo bene in luce la differenza tra i due termini. La parola solitudine deriva dal latino “solus”, che significa intero, a sé stante. E’ interessante questo punto di vista, perché dà il senso e forma al concetto di realizzare se stessi. La solitudine è la capacità di stare da soli , stare con se stessi, esseri integri. Chi è in grado di stare da solo, sviluppa quindi la capacità di completamento di sé. Rappresenta un importante punto d’arrivo, perché bastare a sé stessi, significa sviluppare relazioni equilibrate, sane con gli altri. I rapporti sono improntati su uno scambio paritetico, non di dipendenza. Significa non sviluppare relazioni nelle quali dobbiamo trovare nell’altro bisogni non soddisfatti. Il periodo di solitudine rafforza quindi le relazioni.

Condividere ti rende più grande di quello che sei

Può sembrare un controsenso rispetto al concetto appena espresso relativo alla solitudine, ma lo è solo in apparenza. Chi ha sviluppato una presenza, una stabilità interiore ed emotiva, è più in grado di rappresentare un punto di riferimento per gli altri. Per questo è importante sapere condividere, saper intrecciare relazioni improntate allo scambio reciproco. Saper sostenere, essere presenti ci aiuta a sviluppare sentimenti di positività e di benessere, non solo per gli altri, ma anche per noi stessi. Anche a livello fisico, perché gli atteggiamenti di empatia, aiutano a sviluppare l’ossitocina, l’ormone che aiuta a ridurre i livelli di stress, l’ansia, favorendo la lettura delle emozioni altrui, la fiducia, il senso di appartenenza e la socializzazione.

Visualizza il tuo futuro

Concludiamo le nostre pillole di Coaching attraverso un esercizio, che rappresenta un classico nei nostri workshop di Art Coaching: la visual board. E’ un esercizio divertente, creativo, che favorisce la visualizzazione, un’ottima tecnica che ci consente di poter mettere meglio a fuoco i nostri obiettivi futuri. Prendiamo un foglio, giornali, pennarelli e iniziamo a costruire il nostro futuro. Vediamo di mettere a fuoco quelli che sono i nostri desideri e poi costruiamo, stile collage, la nostra visione. Lasciate da parte la mente e lasciate parlare il vostro cuore. Vedrete che realizzerete un vero capolavoro. Fotografatelo e utilizzatelo come salva schermo del vostro cellulare: sarà sempre sotto i vostri occhi e vi permetterà di pensare che la vostra vita può diventare un vero capolavoro.

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Vivere una vita autentica

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Nella mia mission di Coach pubblicata sul mio sito ho scritto: “Aiuto gli altri a vivere una vita autentica”. Ma cosa significa vivere una vita autentica? Significa vivere in connessione con la propria natura più profonda. Connessione è la parola magica. Connessione significa che si è pienamente consapevoli della propria esistenza, del senso che vogliamo dare alla nostra vita E’ un lungo processo, occorre sapersi interrogare, conoscere. Non significa giudicarsi, non è l’io pensante, come lo chiama Russ Harris, nel suo libro “La trappola della felicità“.

L’io osservante

E’ piuttosto attraverso l’io osservante, che avviene la connessione che ci porta a vivere una vita autentica. Il sé osservante è per sua natura non giudicante. Non combatte contro la realtà: vede le cose per quello che sono e non si oppone. Pratica l’accettazione, perché opponiamo resistenza solo quando ci fondiamo con i nostri giudizi secondo i quali le cose sono giuste o sbagliate. Le cose sono come sono. Vivere una vita autentica significa dunque accettare e accettarsi per come siamo, non aver paura di mostrarci nella nostra vera natura. Accettarsi significa anche saperci amare, cercare dentro di noi affetto, stima, considerazione, senza doverlo per forza ricercare all’esterno. Significa trovare il nostro centro dentro di noi.

Le maschere che indossiamo

E’ stato questo l’argomento che abbiamo trattato all’interno del nostro workshop di Art Coaching, dal titolo “Giù la maschera”, nel quale abbiamo affrontato il tema delle maschere che spesso indossiamo. Impariamo ad indossarla fin da piccoli, quando il nostro bisogno primario è quello di essere amati, accettati. Per essere considerati dai nostri genitori indossiamo la maschera del “bravo bambino”. Abbiamo bisogno di ricevere approvazione, quindi il meccanismo che mettiamo in atto è molto semplice. Mi comporto bene, faccio ciò che gli altri si aspettano da me , quindi mi approvano, ergo sono amato. E qui inizia il primo passo per allontanarci da una vita autentica. Poi cresciamo e oltre all’amore e affetto dei nostri genitori, abbiamo bisogno di approvazione e accettazione da parte di altri adulti, dei compagni di scuola. La scuola è un terreno minato per allontanarsi dal nostro io autentico. Sono quello che il gruppo vuole che io sia. Mi ispiro a quello che fanno gli altri per timore di essere allontanato e non amato. E la vita autentica si allontana sempre di più.

Le maschere che ci accompagnano nel corso della vita

Cresciamo e, anche se la maschera del bravo bambino è quella che la maggior parte di noi continua ad indossare, per paura di non essere accettato anche da adulto, o per il desiderio di piacere a tutti, trappola nella quale cadono in molti, cominciamo ad indossarne altre e a collezionarne di nuove. Molte ci servono per proteggerci. Proviamo a far un elenco delle più comuni.

Il duro: è la maschera delle persone più sensibili, di coloro che hanno paura di essere feriti e indossano così una protezione per paura di soffrire. Sono spesso persone emotivamente fragili, che per difendersi attaccano prima di essere attaccate con atteggiamenti spesso aggressivi.

Il salvatore: la sindrome del “Io ti salverò” è piuttosto frequente, soprattutto fra il genere femminile. Si stratta di persone che si circondano spesso di casi disperati. Spesso si comportano così perché è più facile dare aiuto anziché chiederlo. E’ un modo per annullare il proprio bisogno di affetto. Un altro modo per allontanarsi dalla vita autentica.

La vittima : succede sempre tutto a lui o lei. E’ anche questo un modo per attirare l’attenzione. Un grido d’aiuto per poter ottenere affetto e considerazione.

L’indifferente : ha scelto di allontanarsi dalle proprie emozioni e non esternarle mai. Si difende dall’esterno, nascondendosi dietro l’indifferenza.

Il guerriero: indossa la maschera per poter reagire nei confronti delle avversità, sempre in prima linea, non mostra emozioni come la paura e vuole sempre esercitare il controllo .

Il burlone: colui che reagisce ad ogni circostanza mostrando umorismo. E’ la maschera con la quale pensa di essere accettato. Una volta calata la maschera il timore è quello di non essere accettato così com’è.

Essere autentici

Sono maschere che spesso ci accompagnano per tutta la vita. Nel momento in cui ne prendiamo consapevolezza, inizia però il percorso che ci porta a toglierle. Non è detto che non le si debba più indossare. A volte, come abbiamo visto, ci servono per proteggerci. Ma l’importante è essere presenti e consapevoli quando vogliamo indossarle nuovamente. Non devono essere portate così a lungo da adattarsi al nostro volto. Quando capiamo che non abbiamo più bisogno di protezione, ma possiamo mostrarci con tutta la nostra essenza senza timore di essere giudicati non amati, allora sappiamo che ci siamo accettati, amati. E possiamo finalmente vivere una vita autentica.

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Fare gruppo, sempre

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Investire nella creazione di legami veri ed emotivi fra le persone: sono quelli che durano nel tempo e rendono un gruppo, un team veramente forte. Ho sempre creduto nella forza delle relazioni. Ho sempre pensato che da soli non si possono raggiungere risultati ragguardevoli. Occorre sì avere idee chiare, una visione, ma una buona squadra di collaboratori è fondamentale per poter essere vincenti . Avere una gruppo coeso, forte e motivato è la benzina per poter far funzionare il motore che può portare a correre molto lontano.

Spirito di squadra

Mi è capitato recentemente di riflettere sull’importanza di fare squadra. In una mia recente esperienza professionale mi sono trovata a gestire un gruppo creato per raggiungere la realizzazione di un obiettivo. Il risultato è stato molto soddisfacente. Mi sono stati fatti i complimenti per aver raggiunto il risultato, ma non ho avuto esitazione a condividere con il resto del gruppo la gratificazione. Perché ero consapevole che il buon risultato è stato possibile solo grazie ad un lavoro di squadra, di un team coeso. Quali sono stati i fattori che hanno reso possibili questo risultato? Ne ho ravvisati essenzialmente 3.

1. Chiarezza degli obiettivi

Sembra un’ovvietà, ma se all’interno di un team ciascuno ha un obiettivo chiaro, ben definito siamo già a metà dell’opera. Affidare a ciascun elemento del gruppo un compito preciso, misurabile investe , da un lato, la persona della responsabilità e al contempo la consapevolezza di aver chiara la propria missione. Lapalissiano. Ma non sempre è così. Vi è mai capitato di lavorare in un gruppo in cui regna confusione tra i ruoli? Non avere chiaro quello che è il compito affidato, genera frustrazione. E la frustrazione si trasforma in negatività. Un team all’interno del quale anche una sola persona è demotivata, può creare tensione e generare un clima di scontentezza e di rabbia. Al contrario quando tutti i componenti del gruppo sono sereni, concentrati sul loro obiettivo, si percepisce un’armonia e un’atmosfera molto positiva.

2. Saper comunicare bene

Un altro aspetto fondamentale (che costituisce, a parer mio, quasi il 50% dei buoni risultati raggiunti) è rappresentato dalla buona comunicazione che circola fra i componenti del gruppo. Sono sempre stata contraria all’approccio di molti manager ( non posso definirli leader perché non lo sono) del “Divide et impera”. Creare competizione fra i componenti del team per dare quella grinta che aiuta a raggiungere i risultati. Niente di più sbagliato. Non far circolare le comunicazione, non mettere le persone nella condizione di essere alleate fra di loro, crea quella condizione per la quale le persone sentono di doversi difendere, guardarsi le spalle Quanta energia dispersa nel parare i colpi, invece di impiegarla per il raggiungimento dell’obiettivo comune.

3. Lavorare sui punti di forza di ciascuno

Un altro importante punto fermo da tenere in considerazione è che non siamo tutti uguali. Ogni persona ha una sua caratteristica, un suo differente approccio. Un differente punto di forza. E qui entra in gioco l’ascolto. In generale le persone lavorano meglio magnetizzando le proprie virtù piuttosto che concentrandosi sulle proprie mancanze. Come spiega Swami Kriyananda ne “L’arte di guidare gli altri” concentrarsi sulle proprie mancanze, tende a far sì che l’energia venga assorbita da pensieri negativi, come lo scoraggiamento e l’insicurezza. Quando una persona è, invece, incoraggiata a concentrarsi sullo sviluppo dei propri punti di forza, questi le forniranno presto il magnetismo positivo che serve per combattere le proprie debolezze. Far leva quindi sui punti di forza, le risorse interiori di ciascuno aiuta a creare uno spirito costruttivo nel gruppo.

Gli stili relazionali

Ciascuno di noi ha un differente stile relazionale: saperli comprendere permette di creare dei team adeguati all’obiettivo. Se, ad esempio, occorre lavorare su un progetto in tempi rapidi sarà meglio costruire gruppi omogenei fra di loro. Persone che hanno il medesimo approccio e visione. Personalità analitiche, razionali. Se viceversa occorre essere creativi, sviluppare progetti nuovi, utilizzare la tecnica del brain storming , la diversità fra i componenti del team costituirà un punto di forza. Molte attività di team coaching hanno proprio l’obiettivo di individuare e valorizzare gli stili di ciascuno. Attraverso attività di team building creative si possono riconoscere e valorizzare i soggetti più portati a lavorare in gruppo, quelli più individualisti, ad esempio. In contesti nei quali ci si può collegare con la propria sfera emotiva si possono raggiungere risultati davvero molto interessanti per poter gestire al meglio i team, le squadre. Perché fare gruppo è fondamentale. Sempre. Come diceva il nostro amico Coach Bill Campbell: ” Costruite sempre un gruppo sia in ambito lavorativo che nel tempo libero: in qualunque ambito si è più forti se le persone hanno legato fra di loro”. E’ la forza del gruppo.

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Gentilezza, una nostra alleata

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Sta diventando sempre più attuale e frequente parlare di gentilezza. ” Della gentilezza e del coraggio ” si intitola l’ultimo libro di Gianrico Carofiglio. Biologia della gentilezza” è invece il volume scritto invece da Daniel Lumera e Immaculata De Vivo. Finalmente se ne parla. Forse per contrastare l’onda di aggressività e di rancore che, complici i social, si sta riversando nella nostra società. Il concetto di gentilezza diventa quindi una nuova risposta, un modo per contrastare anche quei tristi fatti di cronaca che hanno funestato purtroppo gli ultimi giorni.

Gentili si nasce o si diventa?

C’è una predisposizione d’animo a essere gentili. L’educazione in famiglia, a scuola, un’indole aperta e serena favoriscono e sviluppano doti di gentilezza. Insomma gentili si nasce. Si impara ad essere rispettosi fin da bambini, ad accogliere l’altro, a mettere da parte il nostro ego per comprendere le ragioni delle altre persone. La gentilezza si accompagna anche ad un’altra qualità : l’empatia, il sapersi mettere nei panni degli altri. E’ questo sentimento che ci porta quindi ad avere un atteggiamento comprensivo, inclusivo nei confronti di coloro che ci circondano. Ma anche se si è nati poco gentili, possiamo imparare a diventarlo.

Gentilezza ed empatia

Coltivare sentimenti positivi, lo abbiamo detto più volte, ha un forte impatto anche sulla nostra salute non solo mentale, ma anche fisica. Daniel Lumera e la professoressa De Vivo, epidemiologa della Harvard Medical School hanno messo in relazione il mondo interiore e la genetica del nostro corpo. Evidenze scientifiche dimostrano la potenza della mente sui geni, sulla longevità, sull’importanza delle buone relazioni per la salute stessa e la qualità della vita stessa. Del resto lo vediamo tutti i giorni: un atteggiamento negativo, aggressivo ci rende irritabili, e ci allontana dalle persone. Di contro un approccio sereno, gentile ci aiuta a coltivare relazioni sane e virtuose. Provate voi stessi. Cercate ogni giorno di compiere un gesto gentile nei confronti di qualcuno. Vedrete che subito dopo diventerete anche voi, a vostra volta, oggetto di un gesto di gentilezza da parte di qualcun altro.

Gentilezza genera gentilezza

Stare accanto a persone gentili ci fa sentire bene; possiamo percepire quelle buone vibrazioni che ci mettono in pace con noi stessi e con il mondo. Chi di noi dopo una giornata pesante di stress vorrebbe uscire con qualcuno che ci butta addosso rancore, veleno? Allontanarsi da relazioni con vampiri d’energia è il primo passo per iniziare a vivere in maniera serena e più felice. Circondatevi di persone che sono ben disposte, che hanno una sempre una parola di comprensione o di gentilezza nei vostri confronti e anche degli altri.

Il metodo Jampa

Abbiamo detto che l’empatia è un concetto strettamente correlato alla gentilezza. Scambiare se stessi negli altri è un’attitudine che si può imparare a coltivare. Significa essere attento ai bisogni dell’altro. E’ un atteggiamento che possiamo imparare ad acquisire nella vita di tutti i giorni, nelle relazioni, anche sul posto di lavoro. Geshe Micahel Roach nel già citato ” Il Tagliatore di diamanti” prende spunto da un comportamento di un giovane monaco tibetano di nome Jampa. Educato in un monastero, ha imparato a osservare gli occhi e il linguaggio del corpo di coloro che vi facevano visita . In questo modo ha acquisito la capacità di anticipare le richieste prima che fossero esplicitate. Il metodo Jampa richiede di prestare attenzione ai desideri e bisogni degli altri facendo in modo di dare ciò che maggiormente si desidera. Abituarsi a capire i desideri e le necessità degli altri può avere un profondo effetto sull’ambiente in cui ci si trova a vivere, lavorare. Significa saper entrare in sintonia, mettersi nei panni dell’altro e uscire in questo modo dall’abitudine di centrarsi su se stessi mettendoci, invece, nella condizione di prestare attenzione a chi ci circonda. Pensate che mondo sarebbe se tutti fossimo dei Jampa! Un mondo di persone gentili ed empatiche. Un mondo armonioso. E pieno di gentilezza.

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La ripresa: come non disperdere le energie

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Settembre è tradizionalmente considerato come l’inizio di un nuovo anno. Coincide con la ripresa : lavorativa, scolastica. Quest’anno, seppur anomalo, non è diverso dagli altri. Anzi. Mai come il mese di settembre 2020 coincide con un vero e proprio inizio. Un inizio pieno di incertezze, incognite. Certamente. Per questo è importante non disperdere il pieno di energia che si è accumulato durante i giorni di vacanza, che ci siamo concessi più o meno tutti. In ogni caso un’interruzione c’è stata. Quindi il concetto di ripresa ha un forte valore, anche se simbolico.

Il ricordo di un’emozione

Si sa che il mese dedicato alle vacanze coincide con buoni stili di vita. Passeggiate all’aria aperta, maggiore tempo a disposizione. Che cosa avete fatto di nuovo durante il vostro stop dalla solita routine? E soprattutto che cosa vi ha fatto stare davvero bene? Pensateci. Provate a fermare come in un fotogramma quella esatta sensazione di pace, serenità che avete provato. Prendetela e riponete idealmente questo momento magico in una scatola virtuale e apritela tutte le volte che vi sentite stanchi, affaticati. Tornare con la mente a quel preciso istante di benessere, all’emozione piacevole che avete provato vi aiuterà a ricaricarvi e rappresenterà una vera e propria boccata di ossigeno e un’iniezione di energia. Con tutta probabilità saranno ricordi legati alla natura: un bel tramonto, un’alba, una mareggiata. Imprimete nella vostra mente quell’immagine e ricorretevi tutte le volte in cui le cose non girano per il verso giusto. Vedrete che, unito ad un respiro profondo, vi sentirete rigenerati e la mente ritornerà al ricordo piacevole che avete provato dal vivo.

Le buone letture

La ripresa coincide con l’affrontare nuove sfide, professionali e personali. Affrontarle con spirito creativo, positivo può aiutarci a trovare soluzioni più rapidamente. Il periodo delle vacanze coincide speso anche con la possibilità di dedicarsi alla lettura. Leggere un buon libro rende il momento del relax ancora più piacevole. Purtroppo durante l’anno spesso non abbiamo la stessa predisposizione ad estraniarci con la lettura. La nostra mente è impegnata ad affrontare tante scadenze, piccoli o grandi contrattempi. Eppure fermarsi, concedersi il tempo di pensare ad altro può servirci per affrontare il momento critico con uno spirito più costruttivo. Spesso una buona lettura ci dà quel quid, ci accende quella lampadina che può illuminarci in un momento buio. Leggere ci accende la creatività. E ci aiuta ad affrontare meglio la ripresa.

Sassolini bianchi e sassolini neri

A proposito di letture illuminanti – è proprio l’aggettivo appropriata trattandosi di un Geshe, un maestro di insegnamenti buddisti- quest’estate ho letto un libro consigliatomi dalla mia amica Nathalie, che ringrazio di cuore. “Il tagliatore di diamanti” il titolo e Geshe Michael Roach l’autore. Il libro contiene tanti spunti, riflessioni, consigli utili per affrontare la nostra quotidianità con spirito positivo, compassionevole e con una forte ispirazione etica. Tra i vari insegnamenti, ho trovato particolarmente interessante una semplice, ma efficace abitudine dei primi buddisti tibetani, noti con il nome di Kadampas. Erano persone semplici, pastori, piccoli contadini. Nella loro semplicità si portavano dietro piccole borse piene di sassolini, metà bianchi, metà neri : quando avevano un pensiero buono , o dicevano qualcosa di molto positivo ad un’altra persona o si comportavano con qualcuno in modo gentile, tiravano fuori un sassolino bianco e lo mettevano nella tasca sinistra. Ogni volta che avevano un pensiero negativo su qualcuno oppure facevano o dicevano qualcosa di poco gentile nei confronti di un’altra persona, tiravano fuori un sassolino nero e lo mettevano nella tasca destra. Alla fine della giornata, appena prima di andare a dormire, tiravano fuori tutti i sassolini dalle tasche e contavano quanti erano i bianchi e quanti i neri. Semplice vero? Ma decisamente utile per avere una consapevolezza sui nostri pensieri. Avere una mente più “bianca” ci fa vivere decisamente meglio. Avere un approccio più aperto, disponibile, gentile ci aiuta a vivere con uno spirito più sereno, positivo. In pace. Ci aiuta ad affrontare la vita con maggiore ottimismo e con uno spirito di grande apertura. Un sentimento che si ripercuote anche sulla nostra salute, vista la profonda correlazione fra mente e corpo. Un approccio utile, costruttivo anche per affrontare la ripresa.

Volgere al positivo

Un altro consiglio utile per poter affrontare al meglio la ripresa è anche quello di volgere tutte i nostri pensieri al positivo. Focalizzarci su ciò che abbiamo, non su ciò che non abbiamo. Allenare la nostra mente a vedere il bello che la vita ci dona. E’ una visione della vita che aiuta a esaltare gli aspetti positivi, non le mancanze. Provate a inserire nel vostro vocabolario solo parole con accezioni positive, non sostantivi che racchiudono in sé mancanze. Provate a bandire parole che da sole evocano sentimenti di tristezza e di negatività. E non dimenticatevi di tenere sempre a portata di mano il vostro taccuino della gratitudine: ogni sera, prima di andare a dormire, segnate 3 cose o persone per cui vi sentite grati. E’ un ottimo modo per affrontare la ripresa. Positiva, ovviamente.

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Abbiamo una grande opportunità: scegliere

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Il libero arbitrio è il concetto filosofico secondo il quale ogni persona ha la facoltà di scegliere gli scopi del proprio agire e pensare. La possibilità di operare una scelta ha origine nella persona stessa e non in forze esterne. E’ un potere immenso. Ma spesso non ce ne rendiamo conto. La possibilità di scegliere è davvero un concetto potente. E’ vero che è anche correlato alla responsabilità. ma questo ne rafforza, se possibile, ancora di più il valore. Siamo noi ad avere la possibilità di scegliere la nostra vita, cambiare, evolverci, crescere.

Durante un corso di al quale avevo partecipato ci avevano chiesto le ragioni per le quali il Coaching si è diffuso dapprima nei paesi anglosassoni e più tardi invece nei paesi mediterranei. La risposta risiedeva proprio nel fatto che il concetto di libero arbitrio fosse più diffuso nei paesi meno permeati dalla cultura cristiana, dove il concetto di libero arbitrio stentava a conciliarci con l’onniscienza e l’onnipotenza divine. E questo è stato per anni un tema dibattuto nella teologia cristiani. Ma noi siamo laici.

Scelgo ergo sum

Prendiamo a prestito il razionalismo cartesiano ( mi scuso in anticipo con Cartesio) per affermare appunto che la possibilità di scegliere è una facoltà dell’essere umano. Quante volte ci è capitato di pensare : ” Vorrei cambiare la mia vita, vorrei cambiare lavoro, ma non posso”? Siamo davvero sicuri che non possiamo? Siamo arbitri del nostro destino e siamo in grado di poter scegliere cosa è meglio per noi, cosa ci fa stare bene. Esaminiamo quali sono le cause che spesso ci impediscono di prendere decisioni e scegliere. Lo sapevate chi è il nemico numero uno? Siamo noi. Sì proprio noi, la nostra vocina interiore che ci impedisce di operare le giuste scelte. Sono le cosiddette convinzioni autolimitanti, i nostri sabotatori interiori che spengono i nostri entusiasmi.

Il nostro critico interiore

A dire la verità non ne esiste uno solo di critico interiore, ce ne sono addirittura 4:

1) Il preoccupato

2) il critico

3) il perfezionista

4) la vittima

Il preoccupato è colui che si spaventa di fronte ad ogni novità, al cambiamento. Vede sempre il dramma dietro ogni cosa.

Il critico è colui che, qualsiasi cosa noi facciamo giudica, pontifica, mette in luce gli aspetti negativi della situazione.

Il perfezionista è colui che non è mai soddisfatto, alza sempre l’asticella, ma non lo fa per un bisogno di realizzare cose e situazioni alla perfezione, ma solo per il puro gusto di boicottarci.

Infine la vittima: colui al quale va sempre tutto male, colui secondo il quale succede tutto a lui, ha, insomma, la sindrome del brutto anatroccolo.

Vi riconoscete? Qual ‘è il vostro sabotatore? Non è solo uno? Sono di più? C’è una buona notizia: come un ordigno, il nostro critico interiore può essere disinnescato. Come? Innanzitutto diamogli un nome. Un nome magari buffo per, da un lato, ridimensionarlo e dall’altro per prendere consapevolezza che è qualcosa esterno da noi. Poi facciamo parlare con una vocina ridicola. Gli togliamo potere e autorevolezza. Terzo: iniziamo un dialogo con il nostro censore interno. Smontiamo pezzo a pezzo tutte le sue convinzioni. E’ come se ci vedessimo dall’esterno. E’ più facile se dialoghiamo con qualcuno che non siamo noi. Siamo più oggettivi, lucidi e sappiamo anche dare i consigli giusti. Non è cosi che facciamo con un amico o un’amica? E’ più semplice vedere una situazione dall’esterno., perché non siamo coinvolti emotivamente. Comportiamoci così con il nostro spiritello interiore. Una volta che lo abbiamo identificato, etichettato, ridicolizzato, possiamo davvero metterlo da parte e prendere una nuova consapevolezza di noi.

Valorizziamo le nostre risorse

Una volta uscita dalla gabbia interiore nella quale noi stessi ci siamo infilati, siamo finalmente liberi di scegliere, non prima di aver messo in luce le nostre doti, qualità, risorse. Siamo più portati facilmente a essere amorevoli, compassionevoli con gli altri e meno con noi stessi. Perché? Vogliamoci più bene, trattiamoci con gentilezza. Prendiamoci più cura di noi, rispettiamoci. Prendiamoci le giuste pause, non assegnamoci compiti che non vorremmo mai affidare agli altri. Prova a fare questo esercizio: scrivi le qualità per cui ti senti soddisfatto di te stesso. Poi fai un elenco di doti per le quali sei apprezzato dagli altri. E’ una bella azione di autostima. Quindi, per finire, scriviti una lettera, augurandoti tanto bene.

Il tempo di scegliere

Ora che hai disinnescato il tuo sabotatore, hai evidenziato le tue risorse come ti senti? Non ti sembra che sia giunto il momento di scegliere? Sei proprio sicuro che la vita che stai conducendo è in linea con il tuo essere più profondo? Pensa cosa è meglio per te e che cosa ti fa stare bene. La scelta di chi vuoi essere e di che vita vuoi condurre è solo in tuo potere. Il potere di scegliere.

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Art Coaching: un’esperienza creativa di Team Coaching

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Il titolo è ambizioso e al tempo stesso evocativo: “Fai della tua vita un capolavoro”. E’ il nome che abbiamo dato al nostro progetto di Art Coaching, iniziativa che coniuga la metodologia del Coaching all’espressività artistica. Certamente non occorre essere Michelangelo o Picasso, ma tutti abbiamo al nostro interno quel pizzico di estro, che ci permette di poterci esprimere, se non propriamente in termini artistici, in maniera comunque creativa. E’ il potere magico del Coaching? Più propriamente è il potere che alberga in tutti noi.

Un intagliatore di diamanti

Una bellissima espressione – fra le tante- che ho sentito nella definire un Coach è quella di essere un intagliatore di diamanti. Il Coachee-Cliente alla stregua di una pietra grezza, ma che contiene in sé tutte le potenzialità per poter diventarne una preziosa, appunto. Il Coach non fa altro che aiutare il potenziale diamante a prendere coscienza di sé, delle proprie capacità, qualità , talenti, risorse e iniziare a risplendere. Di luce propria, ovviamente. E l’arte che cosa c’entra?

Superare i blocchi emotivi

C’entra eccome, perché l’attività artistica è un acceleratore. E’ la miccia che consente di poter dare il via all’esplosione di emozioni, sentimenti, creatività. L’Art Coaching è quindi quell’attività che consente di far dialogare ragione e sentimento. Consapevolezza ed espressività. Attraverso l’attività stimolata dal Coach con le “domande potenti” prendiamo consapevolezza, dapprima a livello cognitivo-razionale, delle nostre doti, risorse, qualità per poterle poi esprimere. E qui entra in gioco l’attività creativa. I lavori di Art Coaching sono uno strumento che aiuta a esprimere le proprie emozioni. Attraverso la realizzazione di attività creative siamo in grado di sciogliere tensioni, esprimere sentimenti, superare blocchi emotivi.

Stimolare le onde Alfa

Perché lavorare in maniera creativa permette di far funzionare l’emisfero destro del nostro cervello, specializzato nella percezione delle immagini, nella loro organizzazione spaziale e nell’interpretazione emotiva. Realizzare attività creative- soprattutto con un sottofondo musicale particolarmente rilassante- facilita anche la produzione di onde Alfa, che rappresentano un beneficio per la salute e la produttività personale. Le onde Alfa sono onde cerebrali che vengono registrate quando la mente medita e si rilassa. Accentuano la concentrazione, sono associate ad uno stato di calma e a uno vigile, ma rilassato della mente. In questo stato il cervello memorizza, crea e stimola la produzione di ormoni, come le endorfine, la melatonina e le molecole antinfiammatorie. Riprodurre onde Alfa nel nostro cervello significa rigenerare corpo e mente,.

L’energia del team

Le attività di Art Coaching non generano solo momenti di creatività, espressività e relax. Dal momento che sono attività che si realizzano in gruppo sono anche potenti occasioni di teamworking. Non per niente rappresentano anche attività di team coaching e team building da realizzare all’interno di contesti aziendali. Occasioni per far circolare l’energia dei singoli insieme a quella del gruppo. Soprattutto in questi momenti in cui lo smart working ha ridotto le occasioni di socializzazione. Le attività di Art Coaching infatti, oltre che fisicamente, possono essere realizzate anche virtualmente. Noi prediligiamo di gran lunga quelle reali, ma per mantenere vivo lo spirito di gruppo, anche quelle in remoto non sono da disdegnare.

La creatività vince sempre

Sono attività creative, che possono essere realizzate anche su piattaforma. In questi casi si dà un titolo, che racchiude l’obiettivo che si vuole realizzare, si lavora nella prima parte con il Coach, che stimola la consapevolezza dei partecipanti sull’argomento, per poi passare nella seconda fase all’elaborazione creativa in sintonia con l’obiettivo. L’attività si conclude con un elaborato, un’opera creativa, che rappresenta il risultato tangibile di quanto si è riusciti a realizzare. Se l’Art Coaching è realizzato in presenza, si conclude il più delle volte con un’opera condivisa, a imperitura memoria dell’attività di gruppo. Per ricordare che la propria vita è un capolavoro.

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5 strategie per stimolare la motivazione

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Non so voi, ma io sento nell’aria un calo della motivazione. Passata l’euforia ( si fa per dire) per essere usciti dal lockdown, questa incertezza dominante ha prodotto una forma di depressione generalizzata. Continuiamo a vivere una vita sospesa, anche adesso, seppure all’aperto e con mascherina, ovviamente. Non si può pianificare, non si possono fare programmi neanche di breve periodo. Per i più fortunati un programma a breve c’è: le vacanze. Ma per chi deve continuare a svolgere la propria attività, soprattutto per coloro i quali va pianificato e riprogrammato il proprio business dopo il calo causato dalla pandemia, per i micro e piccoli imprenditori c’è bisogno di dare una nuova spinta motivazionale.

Un’iniezione di positività

Non è facile guardare il futuro con ottimismo, specie se si è registrato un importante calo di fatturato e si hanno dei dipendenti . Penso a tutta la filiera del turismo, gli organizzatori di eventi che stentano a riprendere la loro attività. Settori per i quali non è facile ritrovare la motivazione. La motivazione per loro è sempre stata la passione, l’entusiasmo con il quale hanno sempre svolto il loro lavoro. La motivazione sono i loro clienti. Ma se ora i clienti non arrivano ? Non possiamo farci prendere dallo sconforto, perché significa perdere la motivazione e senza l’energia vitale come si può affrontare il futuro? Sappiamo che l’autostima e la fiducia in se stessi sono il primo motore per poter procedere . Una buona dose di autostima innesca meccanismi di positività, una forza propulsiva, un booster per ingranare la marcia e rimettersi in carreggiata. Pronti per ripartire.

1. Accresci la tua autostima

Nel libro “I 6 pilatri dell’autostima” Nathaniel Branden dimostra l’importanza della stima per sé per la nostra salute psicologica, per conseguire successi personali, per la ricerca della felicità e le nostre relazioni personali. Secondo Branden i sei pilastri dell’autostima consistono nel vivere consapevolmente, nell’accettazione, nella responsabilità, nella sicurezza di sé, nel porsi degli scopi e nell’integrità personale. Sono punti fondamentali- dei veri e propri pilastri, appunto- per poter condurre una vita equilibrata e serena. A dispetto delle condizioni esterne, delle contingenze, una buona dose di autostima ci consente di poter affrontare le avversità con uno spirito positivo e costruttivo. Ma quando la motivazione vacilla’? Un buon Coach farebbe fare degli esercizi per poter fare uno screening del proprio livello di autostima per focalizzarsi sui successi conseguiti, ad esempio. Provateci : prendete carta e penna ( o il solito taccuino) e scrivete 10 successi che avete conseguito nella vostra vita. Possono essere in tutti gli ambiti: personale, professionale. Anche quelli che avete conseguito da bambini: come quella volta che , a 7 anni, durante il saggio di pianoforte con un coetaneo, non ci si è persi d’animo quando il compagno ha sbagliato le note e siete riusciti a proseguire fino alla fine ( è un esempio che ho preso dalla realtà e che mi ha raccontato recentemente una mia Coachee). Qui sotto trovate, invece, una serie di esercizi da realizzare per 5 settimane per accrescere la vostra autostima. Una volta che avete terminato il ciclo, se volete scrivetemi, e ci confronteremo.

2. Fissa ogni giorno un obiettivo

Ha fatto il giro del mondo il video dell’Ammiraglio William MrRaven, nel quale spiega come un semplice gesto, come rifarsi il letto tutte le mattine, può – come dice lui – cambiare il mondo. Fuor di metafora, il messaggio del militare è semplice: ogni giorno portiamo a termine un compito, raggiungiamo un obiettivo, anche se micro. Ne beneficia la nostra autostima. Ne risente la nostra motivazione. Significa riuscire a portare a compimento quello che ci prefiggiamo. E’ importante. Quindi, anche in questo periodo in cui il contesto storico non è dei migliori, poniamoci dei piccoli obiettivi tutti i giorni. Portiamoli a termine. Tutte le mattine ci svegliamo, prendiamo il nostro prezioso taccuino e scriviamo il nostro obiettivo della giornata. Pensate alla soddisfazione quando riprenderete la vostra penna o matita per scrivere accanto: fatto! Un’iniezione di ottimismo si irradia in tutta la vostra mente e vi sentite soddisfatti di voi. Provateci e fatemelo sapere, mi raccomando.

3. Definisci le priorità

Essere organizzati e concentrati su ciò che è davvero utile e produttivo è importante. Focalizzarsi magari su uno due impegni massimo, ma farli bene e portarli a termine con successo. Quante volte perdiamo, invece, energie nel fare cose che non sono prioritarie per noi? Talvolta ci perdiamo in rivoli di incombenze, che non ci portano da nessuna parte. Anche qui chiarezza e focus su ciò che può aiutarci a generare risultati concreti. E tangibili. Basta sprecare il nostro tempo. Il tempo è prezioso.

4. Fai attività fisica e una passeggiata consapevole

Una buona passeggiata, una corsetta possono aiutarci a ossigenare il nostro cervello e rendere più chiari i nostri pensieri. Spesso è durante l’attività fisica che ci si presentano le idee migliori. Gli insight, le intuizioni ci possono proprio venire nel momento in cui non siamo concentrati a pensare all’idea che proprio ci viene. E così magicamente la soluzione alla quale pensavamo da tanto si palesa all’improvviso. Anche camminare con consapevolezza, vale a dire concentrati su ciò che stiamo facendo è un buon metodo per raccogliere i pensieri e fare chiarezza. E’ ancora una volta il metodo dell’hic et nunc. Qui e ora. Siamo presenti. Sempre.

5.Lascia andare

Impara a liberarti di tutti quei pensieri negativi che rappresentano un blocco. Se cambiamo la prospettiva dalla quale vediamo una situazione, cambiamo la reazione emotiva che ne scaturisce. Talvolta è il nostro filtro mentale che ci impedisce di vedere la realtà delle cose. Impariamo a lasciar andare e a non trattenere le emozioni negative. Liberiamoci dalle nostre convinzioni limitanti. Potremo così recuperare la giusta motivazione e diventare consapevoli di ciò che ci è veramente necessario. Quando cambiamo il modo di guardare le cose, cambiamo anche il nostro punto di vista. E diventiamo liberi. Liberi di scegliere quello che ci fa stare bene ed essere felici. Se non è motivazione questa!

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Voglia di cambiamento

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Mai come in questo periodo abbiamo assistito a cambiamenti nella nostra vita. Cambiamenti dapprincipio subiti, ma se fosse giunto il momento di approfittare di questa situazione per prendere in mano la nostra vita? Potrebbe essere arrivato il momento del coraggio. Il coraggio di lasciare definitivamente una vita che ci era diventata stretta. Un evento esterno, come può essere stato il lockdown causato dal Covid 19, può aver accelerato un processo già in essere, ma di cui eravamo ancora inconsapevoli.

Se da un problema scaturisce sempre un’opportunità, infatti, forse vale la pena fermarsi a riflettere se è arrivato il momento di operare un cambiamento. Quel cambiamento tanto agognato e magari mai confessato neppure a noi stessi. Il cambiamento è una questione di equilibrio, tra quello che siamo e quello che vorremmo essere. Già, ma come vorremmo essere?

Come vogliamo essere

Il lockdown ci ha posto di fronte ad un nuovo stile di vita. In famiglia, al lavoro. E se avessimo scoperto che la vita che conducevamo prima della pandemia non fosse quella autentica, quella che ci faceva essere in linea con il nostro io più profondo? Magari abbiamo scoperto che si può vivere con ritmi più rilassati, meno frenetici. Che non dobbiamo correre come un criceto sulla ruota. Ma abbiamo bisogno di tempi più rilassati. Di essere più “umani”. Come poterlo capire? Innanzitutto facendosi delle domande. Porre le domande, le cosiddette “powerful question” sono quelle che il Coach pone al suo Coachee. Sono quelle domande scatenano un uragano di pensieri, emozioni. E ascoltandosi.

Sono felice?

La prima domanda da porsi è molto semplice” Sono felice della mia vita?”. Domanda esistenziale. Spesso ci troviamo a rivestire un ruolo, in famiglia, sul lavoro senza esserne consapevoli. Come un soldatino che a testa bassa marcia sul percorso che il comandante gli ha indicato. Senza pensieri e senza chiedersi il perché. Il lockdown è come se ci avesse permesso di alzare la testa, guardare il cielo e respirare un’aria diversa. Un’aria che abbiamo percepito con un profumo diverso. Abbiamo visto che la Natura durante la pandemia si è riappropriata dei suoi spazi. Il paesaggio ha assunto dei colori e delle sfumature diverse. E’ come se avessimo potuto vedere il mondo con lenti diverse. Prima erano offuscate, ora sono diventate più nitide.

Altre domande potenti

Proviamo a porci un’altra domanda: ” Come è cambiata la mia vita durante il lockdown’? ” Come mi sono sentito? ” Sono disposto a tornare a vivere come prima ? ” A cosa non posso più rinunciare? Magari scopriamo proprio che non siamo più in grado di rinunciare a passare più tempo insieme alla nostra famiglia. Oppure, può anche accadere che ci si renda conto che si possa vivere in maniera più essenziale. Che eravamo storditi dal superfluo, dal bisogno di accumulare sempre, senza però mai godere di quello che avevamo. Fermarsi, godere di quello che abbiamo. E’ come se la pandemia, per certi aspetti, ci avesse aperto gli occhi. Non è detto che si sia diventati persone migliori. Siamo semplicemente diventati noi stessi. E’ poco? Assolutamente no. E’ una grande conquista. Forse è giunto il momento per vivere una vita autentica. La nostra vita.

E’ sempre il momento giusto per cambiare

Non esiste il momento giusto per mettere in discussione la propria esistenza. Il momento giusto è quando è arrivato, il momento, punto. Può essere un fattore esterno, il Covid, ad esempio. Può essere un episodio sul lavoro. Un segnale che ci lancia il nostro corpo. L’importante è saperlo cogliere. La vita spesso ci lancia dei segnali. Bisogna saperli cogliere, decifrarli e agire. Ci sono tante persone che hanno stravolto la propria vita e sono felici. Come la mia amica e insegnate di yoga, Mara Valenti, ex docente di Diritto Internazionale alla facoltà di Scienze Politiche di Milano, alla quale la vita accademica era diventata pesante e , con grande coraggio, senza paracadute, ha lasciato la sua promettente carriera universitaria per diventare insegnante di meditazione e yoga. Mara ha avuto tanto coraggio, non è stato facile. Ma ha saputo cogliere i segnali che il suo corpo le inviava, ha saputo mettersi in ascolto e operare la sua scelta. Ora è sicuramente più felice di quanto non lo fosse prima. La sua vita è cambiata, tanto. Ma ora conduce la vita che è in linea con le sue aspirazioni più profonde.

L’autostima

Bisogna avere una giusta dose di coraggio per porre in essere un cambiamento, ma bisogna anche essere consapevoli di avere a disposizione strumenti e risorse adeguate. Un buon grado di autostima, la consapevolezza che a prescindere dei contesti in cui operiamo siamo in grado di affrontare la situazione. Riflettere su chi siamo e su cosa siamo riusciti a costruire è un buon punto di partenza. Se in altre circostanze siamo stati in grado di affrontare con successo le situazioni, significa che saremo in grado anche di affrontare l’ignoto. Fiducia in se stessi, fiducia nelle proprie capacità : è questo l’approccio utile per porre in essere quel processo che può innescare il cambiamento. Un buon dialogo interiore , una buona relazione con noi stessi. Una consapevolezza di quelle che sono le nostre passioni. Proviamo a partire proprio da qui. Con una semplice domanda’ “In che cosa sono bravo”? “Qual era la mia qualità principale quando ero piccolo?” Magari scopriamo che quello che abbiamo sempre desiderato, perché legato alle nostre passioni, non è stato poi quello che abbiamo scelto come professione. Proviamo a tornare a quel momento, a quando facevamo cose che ci facevano sorridere il cuore. Proviamo a riconnetterci con la nostra passione. Ritorniamo così alla piena sintonia di chi siamo e quello che vorremmo essere.

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Le soft skills più richieste in azienda

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Il tormentone ” non sarà più come prima”, investe anche le soft skills richieste in azienda? Ovviamente la risposta non può che essere sì. In un mondo in cui gli scenari cambiano così rapidamente, occorre una capacità di adattamento fuori dal comune.

Viviamo in un mondo Vuca ( volatile, incerto, complesso e ambiguo), l’acronimo coniato per la prima volta dagli esperti di leadership Warren Bennis e Burt Nanus, in un’epoca non sospetta, quando il Covid non si era ancora palesato. Pensiamo come gli scenari si sono modificati oggi: lockdown, distanziamento sociale, smart working. Un’accelerazione che neanche i futurologi più esperti avrebbero potuto immaginare. Le doti maggiormente richieste e necessarie non possono quindi che essere quelle legate alla capacità di adeguarsi alla nuova situazione, una mentalità capace di anticipare , orientata al problem solving costante e continuo. Ma vediamo quali sono secondo una recente indagine, condotta da Linkedin, le soft skills più richieste alla luce dei nuovi scenari.

1.Creatività

Una mente aperta, con una forte orientamento a trovare soluzioni rapide alle mutate contingenze è diventata imprescindibile. Abbiamo dovuto rivoluzionare la nostra vita in un lasso di tempo brevissimo. Ci siamo adattati ad una realtà lavorativa di cui si parlava da anni – lo smart working-, ma che le Aziende tardavano a introdurre, soprattutto per un così elevato numero di lavoratori. Una mente creativa, capace di trovare soluzioni in tempi super rapidi è sicuramente da prediligere rispetto ad una personalità più resistente al cambiamento. Perché una mente creativa e sicuramente orientata al problem solving. Ma come coltivare questa soft skill, divenuta sempre più apprezzata?

Come coltivare la creatività

Si sa che noi italiani abbiamo una particolare propensione a questa qualità. Siamo il popolo creativo per antonomasia. La creatività è stata il nostro marchio di fabbrica. E’ nel nostro dna. Ma possiamo anche coltivare e sviluppare un approccio creativo. In azienda spesso si organizzano e realizzano porgetti volti a stimolare questa soft skills: team building, team coaching. Noi dal canto nostro abbiano realizzato un progetto volto proprio a sviluppare questa caratteristica attraverso laboratori creativi, come quelli che realizziamo nel percorsi di Art Coaching. Spesso rimaniamo stupite noi stesso nel vedere la grande abilità creativa che i partecipanti sanno esprimere attraverso le attività ispirate all’arte. Un altro stimolo per sviluppare questa soft skills è anche sforzarsi di uscire dalla nostra zona di comfort e realizzare cose che non avremmo mai fatto.

Un utile esercizio

Un esercizio che spesso consiglio ai miei Coachee è quello di fare ogni giorno, per 15 giorni, una cosa che non avevano mai fatto prima. In questo caso lo stimolo alla creatività è duplice: da un lato sforzarsi di trovare, ogni giorno, qualcosa di nuovo da realizzare, dall’altro mettersi a realizzare l’attività che si è immaginata. Più facile a dirsi che a farsi. Provate a mettervi alla prova. Ogni giorno. per 15 giorni. Abituiamo così il nostro cervello a sforzarsi ad adottare comportamenti che non siano ripetitivi e abitudinari. E’ l’esercizio giusto per uscire dalla nostra zona di comfort. E stimolare la creatività.

2. Persuasione

La capacità di influenzare gli altri attraverso l’esempio è una qualità intrinseca di un leader. L’autorevolezza, l’essere un modello a cui ispirarsi è una delle soft skills più apprezzate nella leadership. Fondamentali buone capacità di comunicazione, ma anche chiarezza di pensiero, capacità di argomentare le proprie idee. Aggiungo che un comportamento etico e socialmente responsabile sono altre qualità fondamentali. Soprattutto in questo periodo storico avere atteggiamenti e comportamenti improntati ad una serie di valori condivisi nel rispetto del bene comune sono stati essenziali. Soprattutto in periodi di incertezza e volatilità poter contare su una guida nella quale riporre fiducia e consenso fa la differenza. Significa anche saper ispirare comportamenti virtuosi. Perché in un contesto nel quale non si hanno tante certezze ” fai sì che siano i tuoi valori a fare da guida” come ha detto Jeremy Hunter, Coach, tra i relatori durante il World Business and Executive Summit.

3. Collaborazione

Il lavoro di squadra è essenziale per poter raggiungere meglio i risultati. I team, che operano come comunità , collaborando fra di loro, mettono da parte le differenze per essere singolarmente e collettivamente concentrati sul bene dell’azienda. Per questo bisogna fare molta attenzione alla composizione del team. Saper scegliere le persone individualmente, capire cosa le rende diverse per poi integrarle con il resto del gruppo. Persone dal grande potenziale, ma capaci di agire da “solisti” non funzionano in un’organizzazione nel quale il lavoro di squadra è fondamentale. Saper motivare il gruppo instaurando un clima di collaborazione e fiducia è uno degli obiettivi di un buon leader . Creare un clima di collaborazione, individuare un obiettivo condiviso è fondamentale per il il successo del team e di conseguenza dell’azienda. Per questo è importante creare situazioni in cui la collaborazione venga sviluppata come soft skills. Anche in questo caso attività di team building, di team coaching sono importanti per raggiungere questo risultato. Un’esigenza quanto mai necessaria in questo momento in cui le attività di smart working stanno facendo venir meno occasioni di collaborazione fra colleghi. L’energia che si sviluppa nella condivisione è importante per poter raggiungere risultati importanti e di adesione ad un progetto. Per questo ritengo che anche in questo periodo di distanziamento sociale, imposto dalle condizioni di emergenza, sia comunque importante creare momenti di condivisione, di team building, anche da remoto. Mantenere lo spirito di squadra è quanto mai fondamentale.

4. Adattabilità

Abbiamo visto che il sapersi adattare al cambiamento è una soft skills essenziale, non solo in questo periodo storico. Per sviluppare questo approccio bisogna coltivare la capacità di saper vedere le situazioni sempre da prospettive diverse. Il later thinking, la capacità di osservare la situazione da diverse angolazioni . Per sviluppare questa abilità è importante essere aperti a nuove esperienze, nuove competenze. Anche i viaggi e le letture ci aiutano a cambiare le prospettive. Ci danno quegli strumenti per conoscere punti di vista differenti. Ancora una volta bisogna saper uscire dalla comfort zone. Coltiviamo la curiosità, lo stupore. Una mente allenata a vedere come la vita possa essere vissuta in maniera diversa. Non dando mai nulla per scontato.

5.Intelligenza emotiva

E’ questa, a mio parere, la madre di tutte le soft skills. L’intelligenza emotiva ci offre una serie di capacità e di abilità che ricomprendono tutte le altre: la capacità di ascoltare, di persuadere, di collaborare, di motivare. E’ la capacità di percepire, valutare, rispondere alle proprie emozioni e a quella degli altri. E’ empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri. Saper anticipare i bisogni e talvolta anche le nuove direzioni. La capacità di ispirare e guidare gruppi di persone.

Competenze personali e sociali

Tutto ciò perché l’intelligenza emotiva, come ben spiega Daniel Goleman nel suo libro “Come lavorare con intelligenza emotiva” può contare su un insieme di competenze sia personali che sociali. Per quelle personali, determina il modo in cui controlliamo noi stessi attraverso la consapevolezza di sé, vale a dire la conoscenza dei propri stati interiori , la padronanza di sé cioè la capacità di dominare i propri stati interiori , la motivazione, cioè la comprensione delle tendenza emotive che facilitano il raggiungimento degli obiettivi. Per quanto concerne le competenze sociali, comprende la consapevolezza dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui, vale a dire l’empatia oltre a una serie di abilità : una buona capacità di comunicare, la capacità di ispirare e guidare gli altri, la capacità di risolvere i conflitti, la capacità di alimentare e favorire relazioni, la collaborazione e cooperazione, la capacità di lavorare in team. Caratteristiche tutte che consentono anche di portare valore. E valori. Perché siano la nostra guida.

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Resilienza: come coltivarla

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Il vocabolario dell’epoca Covid e post Covid ha avuto parole molto ricorrenti: resilienza è stata, tra gli altri, uno dei termine molto utilizzati. In effetti è stata grazie alla resilienza se siamo riusciti a uscire, chi più chi meno, indenni da questi giorni pesanti di lockdown. Abbiamo scoperto di avere delle risorse al nostro interno che ci hanno permesso di superare i momenti di difficoltà. Della resilienza si sono occupati numerosi studiosi e psicologi. In generale possiamo affermare che la resilienza sia una capacità universale, un insieme di abilità che che permette ad una persona, a un gruppo, di prevenire e superare le avversità della vita.

Ma persone resilienti si nasce o si diventa?

Molti studiosi sostengono che sia possibile predire se le persone saranno resilienti. Viktor Frankl, neurologo, psichiatra e filosofo austriaco, autore, fra le altre opere di “Uno psicologo nel lager” sosteneva che sarebbero sopravissuti alla deportazione coloro che avevano una grande forza interiore, coloro che avevano la capacità di scorgere uno scopo che desse valore all’esistenza. Chi, invece viveva nel passato, senza una prospettiva purtroppo difficilmente sopravviveva.

Gli elementi della resilienza

La capacità dunque di attingere alle proprie risorse è fondamentale. Secondo George Bonanno, psicologo americano, gli elementi della resilienza sono 3:

  1. la forza d’animo, che a sua volta racchiude al suo interno altre 3 dimensioni: l’impegno a delineare un obiettivo significativo della propria esistenza ( lo scopo come dice Frankl), la convinzione che la persona sia in grado di controllare l’ambiente circostante e la percezione che la persona sia in grado di apprendere e svilupparsi grazie ad esperienze sia positive che negative.
  2. la fiducia in sé e nelle proprie capacità
  3. le strategie di coping ( strategie di adattamento) la capacità di esternare emozioni positive.

A questi elementi, aggiungiamo anche un buon sostegno sociale e famigliare. Le persone resilienti sono pertanto le persone che possono godere di fiducia in se stessi, con un buon grado di autostima e con buone relazioni.

Progettualità, coraggio

Se dunque l’essere resilienti dipende in gran parte da se stessi, dalla capacità di avere chiarezza circa gli obiettivi e gli scopi della propria esistenza, dipende anche dalla consapevolezza di avere una rete di salvataggio intorno a sé. Dall’aver saputo coltivare una rete di relazioni sane e costruttive, dalla capacità di aiutare in caso di difficoltà, ma anche di chiedere sostegno. Dalla capacità di avere progettualità, coraggio e proattività, sapendo costruire piani per il futuro e saperli realizzare. Un atteggiamento resiliente è quello di saper guardare gli aspetti positivi della propria esistenza, fare tesoro delle proprie esperienze, traendo anche insegnamenti da situazioni negative. Guardare avanti con fiducia e consapevolezza delle proprie risorse. E’ la forza di assumersi la responsabilità della propria vita in modo attivo e produttivo.

La meditazione della montagna

Ma la resilienza possiamo anche coltivarla attraverso pratiche che rafforzano la nostra centratura, il nostro radicamento. Una buona pratica, ad esempio, è la meditazione della montagna. Quando sentiamo di essere in situazioni di difficoltà, in condizione avverse, fermiamoci, chiudiamo gli occhi e pensiamo ad una montagna. La montagna è simbolo di forza, di radicamento. Visualizziamola, può essere una cima che conosciamo bene o una che non abbiamo mai visto. Immaginiamo di essere noi quella montagna. Forte, radicata, solida. E’ imperturbabile a dispetto delle condizioni atmosferiche o del cambio della stagione. Non viene scalfita dal vento, dal ghiaccio, dalle tormente dell’inverno, dal caldo e dal sole dell’estate, dalla rinascita della natura durante la primavera, dal cambio di stagione dell’autunno che prelude all’inverno. Noi siamo come la montagna, la nostra vita sperimenterà diversi gradi di oscurità, ma anche luce e quiete. Voi siete sempre la montagna, voi siete il vostro centro. Aprite gli occhi e ripensate a questa situazione tutte le volte che state vivendo una situazione difficile, di turbamento. Pensate che le avversità passano, voi siete come la montagna immobile, radicata, inamovibile.

Resilienza: istruzioni per l’uso

E’ una meditazione molto potente che può davvero venirci in soccorso nei momenti difficili. E’ questa la meditazione con cui abbiamo aperto il nostro workshop di Art Coaching del 20 Maggio. Una metafora, quella della montagna, per introdurre il tema “Resilienza: istruzioni per l’uso”. Come in tutti i nostri workshop abbiamo anche realizzato degli esercizi di Coaching, che vi proponiamo e vi invitiamo ad eseguire per sviluppare e coltivare la vostra resilienza. Perché tutto parte sempre da noi. La nostra forza siamo noi. Noi siamo la nostra resilienza.

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La leadership ai tempi del post-Covid

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Se nulla sarà più come prima, dovremo anche pensare ad un nuovo modello di leadership. Magari anche ispirandoci a Bill Campbell, il “Coach da un trilione di dollari” , come è stato definito nel recente “Manuale di Leadership del Coach nella Silicon Valley”. Campbell è stato mentore di Steve Jobs, Larry Page, Erich Schmidt, fra gli altri e Coach di decine di leader degli Stati uniti. Perché ispirarsi a colui che è stato definito il Coach dei team? Perché secondo Campbell le persone devono essere al centro. Le priorità assolute di un manager sono il benessere e il successo delle persone con cui lavora. Campbell era una persona molto empatica. Il suo tratto caratteristico e distintivo era abbracciare le persone. Abbracciava tutti. Certo, in epoca di Covid19 avrebbe dovuto anche lui trattenersi da questa sua espansività, ma si sarebbe sicuramente preoccupato della salute, del benessere delle persone. In caso di smart working avrebbe cercato di trovare quelle condizioni per le quali le persone si sarebbero sempre sentite al centro e parte di un team.

Il team come parte di una comunità

Perché uno dei limiti dello smart working è proprio quello di non sentirsi più parte di un team. E’ questa una delle ragioni per le quali, dopo un’iniziale momento di entusiasmo, molti lavoratori con lavoro agile hanno cominciato a non apprezzare più questa modalità. Gli studi indicano che quando le persone sul posto di lavoro sentono di essere parte di una comunità, che le supporta, si impegnano di più e sono più produttive. E’ quindi compito del leader fare in modo che, anche a distanza, il gruppo si senta coeso. Fondamentali riunioni, magari quotidiane, per poter condividere idee, avanzamenti dei progetti . Ma anche attività di team coaching che abbiano la finalità di far emergere nuove consapevolezze in un’ottica di gruppo. Oppure come gli “Smart team building“, attività di gruppo che possono essere realizzate grazie all’utilizzo di piattaforme in maniera creativa e coinvolgente.

Sviluppare la resilienza

La leadership in epoca di post-Covid deve sapere creare le condizioni per portare il team ad essere resiliente. Secondo un recente articolo apparso sulla Harvad Business Review, è possibile che i leader possano lavorare sullo sviluppo della resilienza anche in remoto. Due sono i fattori su cui concentrarsi : le persone e le prospettive. Per il primo è fondamentale conoscere i fattori di resilienza del team. Secondo gli psicologi sono 3 i “fattori protettivi o di facilitazione” che possono predire se le persone saranno resilienti: alti livelli di fiducia nelle proprie capacità, routine disciplinate per il loro lavoro, infine sostegno famigliare o sociale.

La persona al centro

Nello stile di Campbell, fondamentale è dialogare con le proprie persone e creare quelle condizioni per cui i team possano avere sicurezza psicologica, perché, pur sapendo di lavorare in condizioni critiche , sanno di poter contare sul supporto del proprio manager. Nella leadership post-Covid diventa prioritario, dunque, spendersi in prima persona per capire come il collaboratore si trova a lavorare in smart working, in che modo pianifica la programmazione del proprio lavoro, come poterlo supportare negli impegni di vita propria e famigliare. L’ascolto dei bisogni diventa quindi essenziale per costruire una squadra coesa, motivata, supportata e resiliente. Costruire un pensiero collettivo nel quale ciascuno è parte di un’insieme. Avere anche obiettivi chiari, per costruire fiducia nel fatto che il team può fare la differenza. Creare le condizioni per costruire sicurezza, chiarezza, significato, affidabilità all’interno del team.

La comunicazione diventa strategica

Nella leadership post-Covid la comunicazione interna diventa fondamentale anche per poter gestire tutte le emozioni generate dalla pandemia: paura, tristezza, preoccupazione per il futuro, ma anche speranza. In un recente studio condotto dallo Iulm si evidenzia come la comunicazione interna aziendale sia in crescita anche in epoca Covid. Si è rivelata uno strumento strategico per poter gestire le situazioni di crisi. Le aziende infatti hanno bisogno di persone che trasmettano i loro comportamenti di valore. Stiamo vivendo un momento storico nel quale i valori vanno trasformati in virtù per porre in essere comportamenti virtuosi. La pandemia ci ha insegnato che siamo tutti connessi, che il rispetto per sé significa rispetto anche per gli altri. E’ fondamentale quindi il coinvolgimento delle persone.

Prospettiva : opportunità di apprendimento

Una buona leadership dovrà anche focalizzare le opportunità di apprendimento che si trovano all’interno delle avversità. E’ un approccio che Robert J.Thomas ha evidenziato nel suo libro “Crucibles of Leadership” e che ha definito ” riformulare la tensione”. Mettere in luce le opportunità piuttosto che i fattori negativi. Evidenziare, ciò che il team sta imparando dalla situazione di avversità rafforza i 3 fattori protettivi: fiducia, routine disciplinata e supporto. Qualsiasi crisi è fondamentale per sviluppare la resilienza . Saper affrontare e superare situazioni di crisi crea persone e leadership resilienti.

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