Fare gruppo, sempre

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Investire nella creazione di legami veri ed emotivi fra le persone: sono quelli che durano nel tempo e rendono un gruppo, un team veramente forte. Ho sempre creduto nella forza delle relazioni. Ho sempre pensato che da soli non si possono raggiungere risultati ragguardevoli. Occorre sì avere idee chiare, una visione, ma una buona squadra di collaboratori è fondamentale per poter essere vincenti . Avere una gruppo coeso, forte e motivato è la benzina per poter far funzionare il motore che può portare a correre molto lontano.

Spirito di squadra

Mi è capitato recentemente di riflettere sull’importanza di fare squadra. In una mia recente esperienza professionale mi sono trovata a gestire un gruppo creato per raggiungere la realizzazione di un obiettivo. Il risultato è stato molto soddisfacente. Mi sono stati fatti i complimenti per aver raggiunto il risultato, ma non ho avuto esitazione a condividere con il resto del gruppo la gratificazione. Perché ero consapevole che il buon risultato è stato possibile solo grazie ad un lavoro di squadra, di un team coeso. Quali sono stati i fattori che hanno reso possibili questo risultato? Ne ho ravvisati essenzialmente 3.

1. Chiarezza degli obiettivi

Sembra un’ovvietà, ma se all’interno di un team ciascuno ha un obiettivo chiaro, ben definito siamo già a metà dell’opera. Affidare a ciascun elemento del gruppo un compito preciso, misurabile investe , da un lato, la persona della responsabilità e al contempo la consapevolezza di aver chiara la propria missione. Lapalissiano. Ma non sempre è così. Vi è mai capitato di lavorare in un gruppo in cui regna confusione tra i ruoli? Non avere chiaro quello che è il compito affidato, genera frustrazione. E la frustrazione si trasforma in negatività. Un team all’interno del quale anche una sola persona è demotivata, può creare tensione e generare un clima di scontentezza e di rabbia. Al contrario quando tutti i componenti del gruppo sono sereni, concentrati sul loro obiettivo, si percepisce un’armonia e un’atmosfera molto positiva.

2. Saper comunicare bene

Un altro aspetto fondamentale (che costituisce, a parer mio, quasi il 50% dei buoni risultati raggiunti) è rappresentato dalla buona comunicazione che circola fra i componenti del gruppo. Sono sempre stata contraria all’approccio di molti manager ( non posso definirli leader perché non lo sono) del “Divide et impera”. Creare competizione fra i componenti del team per dare quella grinta che aiuta a raggiungere i risultati. Niente di più sbagliato. Non far circolare le comunicazione, non mettere le persone nella condizione di essere alleate fra di loro, crea quella condizione per la quale le persone sentono di doversi difendere, guardarsi le spalle Quanta energia dispersa nel parare i colpi, invece di impiegarla per il raggiungimento dell’obiettivo comune.

3. Lavorare sui punti di forza di ciascuno

Un altro importante punto fermo da tenere in considerazione è che non siamo tutti uguali. Ogni persona ha una sua caratteristica, un suo differente approccio. Un differente punto di forza. E qui entra in gioco l’ascolto. In generale le persone lavorano meglio magnetizzando le proprie virtù piuttosto che concentrandosi sulle proprie mancanze. Come spiega Swami Kriyananda ne “L’arte di guidare gli altri” concentrarsi sulle proprie mancanze, tende a far sì che l’energia venga assorbita da pensieri negativi, come lo scoraggiamento e l’insicurezza. Quando una persona è, invece, incoraggiata a concentrarsi sullo sviluppo dei propri punti di forza, questi le forniranno presto il magnetismo positivo che serve per combattere le proprie debolezze. Far leva quindi sui punti di forza, le risorse interiori di ciascuno aiuta a creare uno spirito costruttivo nel gruppo.

Gli stili relazionali

Ciascuno di noi ha un differente stile relazionale: saperli comprendere permette di creare dei team adeguati all’obiettivo. Se, ad esempio, occorre lavorare su un progetto in tempi rapidi sarà meglio costruire gruppi omogenei fra di loro. Persone che hanno il medesimo approccio e visione. Personalità analitiche, razionali. Se viceversa occorre essere creativi, sviluppare progetti nuovi, utilizzare la tecnica del brain storming , la diversità fra i componenti del team costituirà un punto di forza. Molte attività di team coaching hanno proprio l’obiettivo di individuare e valorizzare gli stili di ciascuno. Attraverso attività di team building creative si possono riconoscere e valorizzare i soggetti più portati a lavorare in gruppo, quelli più individualisti, ad esempio. In contesti nei quali ci si può collegare con la propria sfera emotiva si possono raggiungere risultati davvero molto interessanti per poter gestire al meglio i team, le squadre. Perché fare gruppo è fondamentale. Sempre. Come diceva il nostro amico Coach Bill Campbell: ” Costruite sempre un gruppo sia in ambito lavorativo che nel tempo libero: in qualunque ambito si è più forti se le persone hanno legato fra di loro”. E’ la forza del gruppo.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Gentilezza, una nostra alleata

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Sta diventando sempre più attuale e frequente parlare di gentilezza. ” Della gentilezza e del coraggio ” si intitola l’ultimo libro di Gianrico Carofiglio. Biologia della gentilezza” è invece il volume scritto invece da Daniel Lumera e Immaculata De Vivo. Finalmente se ne parla. Forse per contrastare l’onda di aggressività e di rancore che, complici i social, si sta riversando nella nostra società. Il concetto di gentilezza diventa quindi una nuova risposta, un modo per contrastare anche quei tristi fatti di cronaca che hanno funestato purtroppo gli ultimi giorni.

Gentili si nasce o si diventa?

C’è una predisposizione d’animo a essere gentili. L’educazione in famiglia, a scuola, un’indole aperta e serena favoriscono e sviluppano doti di gentilezza. Insomma gentili si nasce. Si impara ad essere rispettosi fin da bambini, ad accogliere l’altro, a mettere da parte il nostro ego per comprendere le ragioni delle altre persone. La gentilezza si accompagna anche ad un’altra qualità : l’empatia, il sapersi mettere nei panni degli altri. E’ questo sentimento che ci porta quindi ad avere un atteggiamento comprensivo, inclusivo nei confronti di coloro che ci circondano. Ma anche se si è nati poco gentili, possiamo imparare a diventarlo.

Gentilezza ed empatia

Coltivare sentimenti positivi, lo abbiamo detto più volte, ha un forte impatto anche sulla nostra salute non solo mentale, ma anche fisica. Daniel Lumera e la professoressa De Vivo, epidemiologa della Harvard Medical School hanno messo in relazione il mondo interiore e la genetica del nostro corpo. Evidenze scientifiche dimostrano la potenza della mente sui geni, sulla longevità, sull’importanza delle buone relazioni per la salute stessa e la qualità della vita stessa. Del resto lo vediamo tutti i giorni: un atteggiamento negativo, aggressivo ci rende irritabili, e ci allontana dalle persone. Di contro un approccio sereno, gentile ci aiuta a coltivare relazioni sane e virtuose. Provate voi stessi. Cercate ogni giorno di compiere un gesto gentile nei confronti di qualcuno. Vedrete che subito dopo diventerete anche voi, a vostra volta, oggetto di un gesto di gentilezza da parte di qualcun altro.

Gentilezza genera gentilezza

Stare accanto a persone gentili ci fa sentire bene; possiamo percepire quelle buone vibrazioni che ci mettono in pace con noi stessi e con il mondo. Chi di noi dopo una giornata pesante di stress vorrebbe uscire con qualcuno che ci butta addosso rancore, veleno? Allontanarsi da relazioni con vampiri d’energia è il primo passo per iniziare a vivere in maniera serena e più felice. Circondatevi di persone che sono ben disposte, che hanno una sempre una parola di comprensione o di gentilezza nei vostri confronti e anche degli altri.

Il metodo Jampa

Abbiamo detto che l’empatia è un concetto strettamente correlato alla gentilezza. Scambiare se stessi negli altri è un’attitudine che si può imparare a coltivare. Significa essere attento ai bisogni dell’altro. E’ un atteggiamento che possiamo imparare ad acquisire nella vita di tutti i giorni, nelle relazioni, anche sul posto di lavoro. Geshe Micahel Roach nel già citato ” Il Tagliatore di diamanti” prende spunto da un comportamento di un giovane monaco tibetano di nome Jampa. Educato in un monastero, ha imparato a osservare gli occhi e il linguaggio del corpo di coloro che vi facevano visita . In questo modo ha acquisito la capacità di anticipare le richieste prima che fossero esplicitate. Il metodo Jampa richiede di prestare attenzione ai desideri e bisogni degli altri facendo in modo di dare ciò che maggiormente si desidera. Abituarsi a capire i desideri e le necessità degli altri può avere un profondo effetto sull’ambiente in cui ci si trova a vivere, lavorare. Significa saper entrare in sintonia, mettersi nei panni dell’altro e uscire in questo modo dall’abitudine di centrarsi su se stessi mettendoci, invece, nella condizione di prestare attenzione a chi ci circonda. Pensate che mondo sarebbe se tutti fossimo dei Jampa! Un mondo di persone gentili ed empatiche. Un mondo armonioso. E pieno di gentilezza.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

La ripresa: come non disperdere le energie

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Settembre è tradizionalmente considerato come l’inizio di un nuovo anno. Coincide con la ripresa : lavorativa, scolastica. Quest’anno, seppur anomalo, non è diverso dagli altri. Anzi. Mai come il mese di settembre 2020 coincide con un vero e proprio inizio. Un inizio pieno di incertezze, incognite. Certamente. Per questo è importante non disperdere il pieno di energia che si è accumulato durante i giorni di vacanza, che ci siamo concessi più o meno tutti. In ogni caso un’interruzione c’è stata. Quindi il concetto di ripresa ha un forte valore, anche se simbolico.

Il ricordo di un’emozione

Si sa che il mese dedicato alle vacanze coincide con buoni stili di vita. Passeggiate all’aria aperta, maggiore tempo a disposizione. Che cosa avete fatto di nuovo durante il vostro stop dalla solita routine? E soprattutto che cosa vi ha fatto stare davvero bene? Pensateci. Provate a fermare come in un fotogramma quella esatta sensazione di pace, serenità che avete provato. Prendetela e riponete idealmente questo momento magico in una scatola virtuale e apritela tutte le volte che vi sentite stanchi, affaticati. Tornare con la mente a quel preciso istante di benessere, all’emozione piacevole che avete provato vi aiuterà a ricaricarvi e rappresenterà una vera e propria boccata di ossigeno e un’iniezione di energia. Con tutta probabilità saranno ricordi legati alla natura: un bel tramonto, un’alba, una mareggiata. Imprimete nella vostra mente quell’immagine e ricorretevi tutte le volte in cui le cose non girano per il verso giusto. Vedrete che, unito ad un respiro profondo, vi sentirete rigenerati e la mente ritornerà al ricordo piacevole che avete provato dal vivo.

Le buone letture

La ripresa coincide con l’affrontare nuove sfide, professionali e personali. Affrontarle con spirito creativo, positivo può aiutarci a trovare soluzioni più rapidamente. Il periodo delle vacanze coincide speso anche con la possibilità di dedicarsi alla lettura. Leggere un buon libro rende il momento del relax ancora più piacevole. Purtroppo durante l’anno spesso non abbiamo la stessa predisposizione ad estraniarci con la lettura. La nostra mente è impegnata ad affrontare tante scadenze, piccoli o grandi contrattempi. Eppure fermarsi, concedersi il tempo di pensare ad altro può servirci per affrontare il momento critico con uno spirito più costruttivo. Spesso una buona lettura ci dà quel quid, ci accende quella lampadina che può illuminarci in un momento buio. Leggere ci accende la creatività. E ci aiuta ad affrontare meglio la ripresa.

Sassolini bianchi e sassolini neri

A proposito di letture illuminanti – è proprio l’aggettivo appropriata trattandosi di un Geshe, un maestro di insegnamenti buddisti- quest’estate ho letto un libro consigliatomi dalla mia amica Nathalie, che ringrazio di cuore. “Il tagliatore di diamanti” il titolo e Geshe Michael Roach l’autore. Il libro contiene tanti spunti, riflessioni, consigli utili per affrontare la nostra quotidianità con spirito positivo, compassionevole e con una forte ispirazione etica. Tra i vari insegnamenti, ho trovato particolarmente interessante una semplice, ma efficace abitudine dei primi buddisti tibetani, noti con il nome di Kadampas. Erano persone semplici, pastori, piccoli contadini. Nella loro semplicità si portavano dietro piccole borse piene di sassolini, metà bianchi, metà neri : quando avevano un pensiero buono , o dicevano qualcosa di molto positivo ad un’altra persona o si comportavano con qualcuno in modo gentile, tiravano fuori un sassolino bianco e lo mettevano nella tasca sinistra. Ogni volta che avevano un pensiero negativo su qualcuno oppure facevano o dicevano qualcosa di poco gentile nei confronti di un’altra persona, tiravano fuori un sassolino nero e lo mettevano nella tasca destra. Alla fine della giornata, appena prima di andare a dormire, tiravano fuori tutti i sassolini dalle tasche e contavano quanti erano i bianchi e quanti i neri. Semplice vero? Ma decisamente utile per avere una consapevolezza sui nostri pensieri. Avere una mente più “bianca” ci fa vivere decisamente meglio. Avere un approccio più aperto, disponibile, gentile ci aiuta a vivere con uno spirito più sereno, positivo. In pace. Ci aiuta ad affrontare la vita con maggiore ottimismo e con uno spirito di grande apertura. Un sentimento che si ripercuote anche sulla nostra salute, vista la profonda correlazione fra mente e corpo. Un approccio utile, costruttivo anche per affrontare la ripresa.

Volgere al positivo

Un altro consiglio utile per poter affrontare al meglio la ripresa è anche quello di volgere tutte i nostri pensieri al positivo. Focalizzarci su ciò che abbiamo, non su ciò che non abbiamo. Allenare la nostra mente a vedere il bello che la vita ci dona. E’ una visione della vita che aiuta a esaltare gli aspetti positivi, non le mancanze. Provate a inserire nel vostro vocabolario solo parole con accezioni positive, non sostantivi che racchiudono in sé mancanze. Provate a bandire parole che da sole evocano sentimenti di tristezza e di negatività. E non dimenticatevi di tenere sempre a portata di mano il vostro taccuino della gratitudine: ogni sera, prima di andare a dormire, segnate 3 cose o persone per cui vi sentite grati. E’ un ottimo modo per affrontare la ripresa. Positiva, ovviamente.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Abbiamo una grande opportunità: scegliere

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Il libero arbitrio è il concetto filosofico secondo il quale ogni persona ha la facoltà di scegliere gli scopi del proprio agire e pensare. La possibilità di operare una scelta ha origine nella persona stessa e non in forze esterne. E’ un potere immenso. Ma spesso non ce ne rendiamo conto. La possibilità di scegliere è davvero un concetto potente. E’ vero che è anche correlato alla responsabilità. ma questo ne rafforza, se possibile, ancora di più il valore. Siamo noi ad avere la possibilità di scegliere la nostra vita, cambiare, evolverci, crescere.

Durante un corso di al quale avevo partecipato ci avevano chiesto le ragioni per le quali il Coaching si è diffuso dapprima nei paesi anglosassoni e più tardi invece nei paesi mediterranei. La risposta risiedeva proprio nel fatto che il concetto di libero arbitrio fosse più diffuso nei paesi meno permeati dalla cultura cristiana, dove il concetto di libero arbitrio stentava a conciliarci con l’onniscienza e l’onnipotenza divine. E questo è stato per anni un tema dibattuto nella teologia cristiani. Ma noi siamo laici.

Scelgo ergo sum

Prendiamo a prestito il razionalismo cartesiano ( mi scuso in anticipo con Cartesio) per affermare appunto che la possibilità di scegliere è una facoltà dell’essere umano. Quante volte ci è capitato di pensare : ” Vorrei cambiare la mia vita, vorrei cambiare lavoro, ma non posso”? Siamo davvero sicuri che non possiamo? Siamo arbitri del nostro destino e siamo in grado di poter scegliere cosa è meglio per noi, cosa ci fa stare bene. Esaminiamo quali sono le cause che spesso ci impediscono di prendere decisioni e scegliere. Lo sapevate chi è il nemico numero uno? Siamo noi. Sì proprio noi, la nostra vocina interiore che ci impedisce di operare le giuste scelte. Sono le cosiddette convinzioni autolimitanti, i nostri sabotatori interiori che spengono i nostri entusiasmi.

Il nostro critico interiore

A dire la verità non ne esiste uno solo di critico interiore, ce ne sono addirittura 4:

1) Il preoccupato

2) il critico

3) il perfezionista

4) la vittima

Il preoccupato è colui che si spaventa di fronte ad ogni novità, al cambiamento. Vede sempre il dramma dietro ogni cosa.

Il critico è colui che, qualsiasi cosa noi facciamo giudica, pontifica, mette in luce gli aspetti negativi della situazione.

Il perfezionista è colui che non è mai soddisfatto, alza sempre l’asticella, ma non lo fa per un bisogno di realizzare cose e situazioni alla perfezione, ma solo per il puro gusto di boicottarci.

Infine la vittima: colui al quale va sempre tutto male, colui secondo il quale succede tutto a lui, ha, insomma, la sindrome del brutto anatroccolo.

Vi riconoscete? Qual ‘è il vostro sabotatore? Non è solo uno? Sono di più? C’è una buona notizia: come un ordigno, il nostro critico interiore può essere disinnescato. Come? Innanzitutto diamogli un nome. Un nome magari buffo per, da un lato, ridimensionarlo e dall’altro per prendere consapevolezza che è qualcosa esterno da noi. Poi facciamo parlare con una vocina ridicola. Gli togliamo potere e autorevolezza. Terzo: iniziamo un dialogo con il nostro censore interno. Smontiamo pezzo a pezzo tutte le sue convinzioni. E’ come se ci vedessimo dall’esterno. E’ più facile se dialoghiamo con qualcuno che non siamo noi. Siamo più oggettivi, lucidi e sappiamo anche dare i consigli giusti. Non è cosi che facciamo con un amico o un’amica? E’ più semplice vedere una situazione dall’esterno., perché non siamo coinvolti emotivamente. Comportiamoci così con il nostro spiritello interiore. Una volta che lo abbiamo identificato, etichettato, ridicolizzato, possiamo davvero metterlo da parte e prendere una nuova consapevolezza di noi.

Valorizziamo le nostre risorse

Una volta uscita dalla gabbia interiore nella quale noi stessi ci siamo infilati, siamo finalmente liberi di scegliere, non prima di aver messo in luce le nostre doti, qualità, risorse. Siamo più portati facilmente a essere amorevoli, compassionevoli con gli altri e meno con noi stessi. Perché? Vogliamoci più bene, trattiamoci con gentilezza. Prendiamoci più cura di noi, rispettiamoci. Prendiamoci le giuste pause, non assegnamoci compiti che non vorremmo mai affidare agli altri. Prova a fare questo esercizio: scrivi le qualità per cui ti senti soddisfatto di te stesso. Poi fai un elenco di doti per le quali sei apprezzato dagli altri. E’ una bella azione di autostima. Quindi, per finire, scriviti una lettera, augurandoti tanto bene.

Il tempo di scegliere

Ora che hai disinnescato il tuo sabotatore, hai evidenziato le tue risorse come ti senti? Non ti sembra che sia giunto il momento di scegliere? Sei proprio sicuro che la vita che stai conducendo è in linea con il tuo essere più profondo? Pensa cosa è meglio per te e che cosa ti fa stare bene. La scelta di chi vuoi essere e di che vita vuoi condurre è solo in tuo potere. Il potere di scegliere.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Art Coaching: un’esperienza creativa di Team Coaching

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Il titolo è ambizioso e al tempo stesso evocativo: “Fai della tua vita un capolavoro”. E’ il nome che abbiamo dato al nostro progetto di Art Coaching, iniziativa che coniuga la metodologia del Coaching all’espressività artistica. Certamente non occorre essere Michelangelo o Picasso, ma tutti abbiamo al nostro interno quel pizzico di estro, che ci permette di poterci esprimere, se non propriamente in termini artistici, in maniera comunque creativa. E’ il potere magico del Coaching? Più propriamente è il potere che alberga in tutti noi.

Un intagliatore di diamanti

Una bellissima espressione – fra le tante- che ho sentito nella definire un Coach è quella di essere un intagliatore di diamanti. Il Coachee-Cliente alla stregua di una pietra grezza, ma che contiene in sé tutte le potenzialità per poter diventarne una preziosa, appunto. Il Coach non fa altro che aiutare il potenziale diamante a prendere coscienza di sé, delle proprie capacità, qualità , talenti, risorse e iniziare a risplendere. Di luce propria, ovviamente. E l’arte che cosa c’entra?

Superare i blocchi emotivi

C’entra eccome, perché l’attività artistica è un acceleratore. E’ la miccia che consente di poter dare il via all’esplosione di emozioni, sentimenti, creatività. L’Art Coaching è quindi quell’attività che consente di far dialogare ragione e sentimento. Consapevolezza ed espressività. Attraverso l’attività stimolata dal Coach con le “domande potenti” prendiamo consapevolezza, dapprima a livello cognitivo-razionale, delle nostre doti, risorse, qualità per poterle poi esprimere. E qui entra in gioco l’attività creativa. I lavori di Art Coaching sono uno strumento che aiuta a esprimere le proprie emozioni. Attraverso la realizzazione di attività creative siamo in grado di sciogliere tensioni, esprimere sentimenti, superare blocchi emotivi.

Stimolare le onde Alfa

Perché lavorare in maniera creativa permette di far funzionare l’emisfero destro del nostro cervello, specializzato nella percezione delle immagini, nella loro organizzazione spaziale e nell’interpretazione emotiva. Realizzare attività creative- soprattutto con un sottofondo musicale particolarmente rilassante- facilita anche la produzione di onde Alfa, che rappresentano un beneficio per la salute e la produttività personale. Le onde Alfa sono onde cerebrali che vengono registrate quando la mente medita e si rilassa. Accentuano la concentrazione, sono associate ad uno stato di calma e a uno vigile, ma rilassato della mente. In questo stato il cervello memorizza, crea e stimola la produzione di ormoni, come le endorfine, la melatonina e le molecole antinfiammatorie. Riprodurre onde Alfa nel nostro cervello significa rigenerare corpo e mente,.

L’energia del team

Le attività di Art Coaching non generano solo momenti di creatività, espressività e relax. Dal momento che sono attività che si realizzano in gruppo sono anche potenti occasioni di teamworking. Non per niente rappresentano anche attività di team coaching e team building da realizzare all’interno di contesti aziendali. Occasioni per far circolare l’energia dei singoli insieme a quella del gruppo. Soprattutto in questi momenti in cui lo smart working ha ridotto le occasioni di socializzazione. Le attività di Art Coaching infatti, oltre che fisicamente, possono essere realizzate anche virtualmente. Noi prediligiamo di gran lunga quelle reali, ma per mantenere vivo lo spirito di gruppo, anche quelle in remoto non sono da disdegnare.

La creatività vince sempre

Sono attività creative, che possono essere realizzate anche su piattaforma. In questi casi si dà un titolo, che racchiude l’obiettivo che si vuole realizzare, si lavora nella prima parte con il Coach, che stimola la consapevolezza dei partecipanti sull’argomento, per poi passare nella seconda fase all’elaborazione creativa in sintonia con l’obiettivo. L’attività si conclude con un elaborato, un’opera creativa, che rappresenta il risultato tangibile di quanto si è riusciti a realizzare. Se l’Art Coaching è realizzato in presenza, si conclude il più delle volte con un’opera condivisa, a imperitura memoria dell’attività di gruppo. Per ricordare che la propria vita è un capolavoro.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

5 strategie per stimolare la motivazione

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Non so voi, ma io sento nell’aria un calo della motivazione. Passata l’euforia ( si fa per dire) per essere usciti dal lockdown, questa incertezza dominante ha prodotto una forma di depressione generalizzata. Continuiamo a vivere una vita sospesa, anche adesso, seppure all’aperto e con mascherina, ovviamente. Non si può pianificare, non si possono fare programmi neanche di breve periodo. Per i più fortunati un programma a breve c’è: le vacanze. Ma per chi deve continuare a svolgere la propria attività, soprattutto per coloro i quali va pianificato e riprogrammato il proprio business dopo il calo causato dalla pandemia, per i micro e piccoli imprenditori c’è bisogno di dare una nuova spinta motivazionale.

Un’iniezione di positività

Non è facile guardare il futuro con ottimismo, specie se si è registrato un importante calo di fatturato e si hanno dei dipendenti . Penso a tutta la filiera del turismo, gli organizzatori di eventi che stentano a riprendere la loro attività. Settori per i quali non è facile ritrovare la motivazione. La motivazione per loro è sempre stata la passione, l’entusiasmo con il quale hanno sempre svolto il loro lavoro. La motivazione sono i loro clienti. Ma se ora i clienti non arrivano ? Non possiamo farci prendere dallo sconforto, perché significa perdere la motivazione e senza l’energia vitale come si può affrontare il futuro? Sappiamo che l’autostima e la fiducia in se stessi sono il primo motore per poter procedere . Una buona dose di autostima innesca meccanismi di positività, una forza propulsiva, un booster per ingranare la marcia e rimettersi in carreggiata. Pronti per ripartire.

1. Accresci la tua autostima

Nel libro “I 6 pilatri dell’autostima” Nathaniel Branden dimostra l’importanza della stima per sé per la nostra salute psicologica, per conseguire successi personali, per la ricerca della felicità e le nostre relazioni personali. Secondo Branden i sei pilastri dell’autostima consistono nel vivere consapevolmente, nell’accettazione, nella responsabilità, nella sicurezza di sé, nel porsi degli scopi e nell’integrità personale. Sono punti fondamentali- dei veri e propri pilastri, appunto- per poter condurre una vita equilibrata e serena. A dispetto delle condizioni esterne, delle contingenze, una buona dose di autostima ci consente di poter affrontare le avversità con uno spirito positivo e costruttivo. Ma quando la motivazione vacilla’? Un buon Coach farebbe fare degli esercizi per poter fare uno screening del proprio livello di autostima per focalizzarsi sui successi conseguiti, ad esempio. Provateci : prendete carta e penna ( o il solito taccuino) e scrivete 10 successi che avete conseguito nella vostra vita. Possono essere in tutti gli ambiti: personale, professionale. Anche quelli che avete conseguito da bambini: come quella volta che , a 7 anni, durante il saggio di pianoforte con un coetaneo, non ci si è persi d’animo quando il compagno ha sbagliato le note e siete riusciti a proseguire fino alla fine ( è un esempio che ho preso dalla realtà e che mi ha raccontato recentemente una mia Coachee). Qui sotto trovate, invece, una serie di esercizi da realizzare per 5 settimane per accrescere la vostra autostima. Una volta che avete terminato il ciclo, se volete scrivetemi, e ci confronteremo.

2. Fissa ogni giorno un obiettivo

Ha fatto il giro del mondo il video dell’Ammiraglio William MrRaven, nel quale spiega come un semplice gesto, come rifarsi il letto tutte le mattine, può – come dice lui – cambiare il mondo. Fuor di metafora, il messaggio del militare è semplice: ogni giorno portiamo a termine un compito, raggiungiamo un obiettivo, anche se micro. Ne beneficia la nostra autostima. Ne risente la nostra motivazione. Significa riuscire a portare a compimento quello che ci prefiggiamo. E’ importante. Quindi, anche in questo periodo in cui il contesto storico non è dei migliori, poniamoci dei piccoli obiettivi tutti i giorni. Portiamoli a termine. Tutte le mattine ci svegliamo, prendiamo il nostro prezioso taccuino e scriviamo il nostro obiettivo della giornata. Pensate alla soddisfazione quando riprenderete la vostra penna o matita per scrivere accanto: fatto! Un’iniezione di ottimismo si irradia in tutta la vostra mente e vi sentite soddisfatti di voi. Provateci e fatemelo sapere, mi raccomando.

3. Definisci le priorità

Essere organizzati e concentrati su ciò che è davvero utile e produttivo è importante. Focalizzarsi magari su uno due impegni massimo, ma farli bene e portarli a termine con successo. Quante volte perdiamo, invece, energie nel fare cose che non sono prioritarie per noi? Talvolta ci perdiamo in rivoli di incombenze, che non ci portano da nessuna parte. Anche qui chiarezza e focus su ciò che può aiutarci a generare risultati concreti. E tangibili. Basta sprecare il nostro tempo. Il tempo è prezioso.

4. Fai attività fisica e una passeggiata consapevole

Una buona passeggiata, una corsetta possono aiutarci a ossigenare il nostro cervello e rendere più chiari i nostri pensieri. Spesso è durante l’attività fisica che ci si presentano le idee migliori. Gli insight, le intuizioni ci possono proprio venire nel momento in cui non siamo concentrati a pensare all’idea che proprio ci viene. E così magicamente la soluzione alla quale pensavamo da tanto si palesa all’improvviso. Anche camminare con consapevolezza, vale a dire concentrati su ciò che stiamo facendo è un buon metodo per raccogliere i pensieri e fare chiarezza. E’ ancora una volta il metodo dell’hic et nunc. Qui e ora. Siamo presenti. Sempre.

5.Lascia andare

Impara a liberarti di tutti quei pensieri negativi che rappresentano un blocco. Se cambiamo la prospettiva dalla quale vediamo una situazione, cambiamo la reazione emotiva che ne scaturisce. Talvolta è il nostro filtro mentale che ci impedisce di vedere la realtà delle cose. Impariamo a lasciar andare e a non trattenere le emozioni negative. Liberiamoci dalle nostre convinzioni limitanti. Potremo così recuperare la giusta motivazione e diventare consapevoli di ciò che ci è veramente necessario. Quando cambiamo il modo di guardare le cose, cambiamo anche il nostro punto di vista. E diventiamo liberi. Liberi di scegliere quello che ci fa stare bene ed essere felici. Se non è motivazione questa!

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Voglia di cambiamento

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Mai come in questo periodo abbiamo assistito a cambiamenti nella nostra vita. Cambiamenti dapprincipio subiti, ma se fosse giunto il momento di approfittare di questa situazione per prendere in mano la nostra vita? Potrebbe essere arrivato il momento del coraggio. Il coraggio di lasciare definitivamente una vita che ci era diventata stretta. Un evento esterno, come può essere stato il lockdown causato dal Covid 19, può aver accelerato un processo già in essere, ma di cui eravamo ancora inconsapevoli.

Se da un problema scaturisce sempre un’opportunità, infatti, forse vale la pena fermarsi a riflettere se è arrivato il momento di operare un cambiamento. Quel cambiamento tanto agognato e magari mai confessato neppure a noi stessi. Il cambiamento è una questione di equilibrio, tra quello che siamo e quello che vorremmo essere. Già, ma come vorremmo essere?

Come vogliamo essere

Il lockdown ci ha posto di fronte ad un nuovo stile di vita. In famiglia, al lavoro. E se avessimo scoperto che la vita che conducevamo prima della pandemia non fosse quella autentica, quella che ci faceva essere in linea con il nostro io più profondo? Magari abbiamo scoperto che si può vivere con ritmi più rilassati, meno frenetici. Che non dobbiamo correre come un criceto sulla ruota. Ma abbiamo bisogno di tempi più rilassati. Di essere più “umani”. Come poterlo capire? Innanzitutto facendosi delle domande. Porre le domande, le cosiddette “powerful question” sono quelle che il Coach pone al suo Coachee. Sono quelle domande scatenano un uragano di pensieri, emozioni. E ascoltandosi.

Sono felice?

La prima domanda da porsi è molto semplice” Sono felice della mia vita?”. Domanda esistenziale. Spesso ci troviamo a rivestire un ruolo, in famiglia, sul lavoro senza esserne consapevoli. Come un soldatino che a testa bassa marcia sul percorso che il comandante gli ha indicato. Senza pensieri e senza chiedersi il perché. Il lockdown è come se ci avesse permesso di alzare la testa, guardare il cielo e respirare un’aria diversa. Un’aria che abbiamo percepito con un profumo diverso. Abbiamo visto che la Natura durante la pandemia si è riappropriata dei suoi spazi. Il paesaggio ha assunto dei colori e delle sfumature diverse. E’ come se avessimo potuto vedere il mondo con lenti diverse. Prima erano offuscate, ora sono diventate più nitide.

Altre domande potenti

Proviamo a porci un’altra domanda: ” Come è cambiata la mia vita durante il lockdown’? ” Come mi sono sentito? ” Sono disposto a tornare a vivere come prima ? ” A cosa non posso più rinunciare? Magari scopriamo proprio che non siamo più in grado di rinunciare a passare più tempo insieme alla nostra famiglia. Oppure, può anche accadere che ci si renda conto che si possa vivere in maniera più essenziale. Che eravamo storditi dal superfluo, dal bisogno di accumulare sempre, senza però mai godere di quello che avevamo. Fermarsi, godere di quello che abbiamo. E’ come se la pandemia, per certi aspetti, ci avesse aperto gli occhi. Non è detto che si sia diventati persone migliori. Siamo semplicemente diventati noi stessi. E’ poco? Assolutamente no. E’ una grande conquista. Forse è giunto il momento per vivere una vita autentica. La nostra vita.

E’ sempre il momento giusto per cambiare

Non esiste il momento giusto per mettere in discussione la propria esistenza. Il momento giusto è quando è arrivato, il momento, punto. Può essere un fattore esterno, il Covid, ad esempio. Può essere un episodio sul lavoro. Un segnale che ci lancia il nostro corpo. L’importante è saperlo cogliere. La vita spesso ci lancia dei segnali. Bisogna saperli cogliere, decifrarli e agire. Ci sono tante persone che hanno stravolto la propria vita e sono felici. Come la mia amica e insegnate di yoga, Mara Valenti, ex docente di Diritto Internazionale alla facoltà di Scienze Politiche di Milano, alla quale la vita accademica era diventata pesante e , con grande coraggio, senza paracadute, ha lasciato la sua promettente carriera universitaria per diventare insegnante di meditazione e yoga. Mara ha avuto tanto coraggio, non è stato facile. Ma ha saputo cogliere i segnali che il suo corpo le inviava, ha saputo mettersi in ascolto e operare la sua scelta. Ora è sicuramente più felice di quanto non lo fosse prima. La sua vita è cambiata, tanto. Ma ora conduce la vita che è in linea con le sue aspirazioni più profonde.

L’autostima

Bisogna avere una giusta dose di coraggio per porre in essere un cambiamento, ma bisogna anche essere consapevoli di avere a disposizione strumenti e risorse adeguate. Un buon grado di autostima, la consapevolezza che a prescindere dei contesti in cui operiamo siamo in grado di affrontare la situazione. Riflettere su chi siamo e su cosa siamo riusciti a costruire è un buon punto di partenza. Se in altre circostanze siamo stati in grado di affrontare con successo le situazioni, significa che saremo in grado anche di affrontare l’ignoto. Fiducia in se stessi, fiducia nelle proprie capacità : è questo l’approccio utile per porre in essere quel processo che può innescare il cambiamento. Un buon dialogo interiore , una buona relazione con noi stessi. Una consapevolezza di quelle che sono le nostre passioni. Proviamo a partire proprio da qui. Con una semplice domanda’ “In che cosa sono bravo”? “Qual era la mia qualità principale quando ero piccolo?” Magari scopriamo che quello che abbiamo sempre desiderato, perché legato alle nostre passioni, non è stato poi quello che abbiamo scelto come professione. Proviamo a tornare a quel momento, a quando facevamo cose che ci facevano sorridere il cuore. Proviamo a riconnetterci con la nostra passione. Ritorniamo così alla piena sintonia di chi siamo e quello che vorremmo essere.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Le soft skills più richieste in azienda

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Il tormentone ” non sarà più come prima”, investe anche le soft skills richieste in azienda? Ovviamente la risposta non può che essere sì. In un mondo in cui gli scenari cambiano così rapidamente, occorre una capacità di adattamento fuori dal comune.

Viviamo in un mondo Vuca ( volatile, incerto, complesso e ambiguo), l’acronimo coniato per la prima volta dagli esperti di leadership Warren Bennis e Burt Nanus, in un’epoca non sospetta, quando il Covid non si era ancora palesato. Pensiamo come gli scenari si sono modificati oggi: lockdown, distanziamento sociale, smart working. Un’accelerazione che neanche i futurologi più esperti avrebbero potuto immaginare. Le doti maggiormente richieste e necessarie non possono quindi che essere quelle legate alla capacità di adeguarsi alla nuova situazione, una mentalità capace di anticipare , orientata al problem solving costante e continuo. Ma vediamo quali sono secondo una recente indagine, condotta da Linkedin, le soft skills più richieste alla luce dei nuovi scenari.

1.Creatività

Una mente aperta, con una forte orientamento a trovare soluzioni rapide alle mutate contingenze è diventata imprescindibile. Abbiamo dovuto rivoluzionare la nostra vita in un lasso di tempo brevissimo. Ci siamo adattati ad una realtà lavorativa di cui si parlava da anni – lo smart working-, ma che le Aziende tardavano a introdurre, soprattutto per un così elevato numero di lavoratori. Una mente creativa, capace di trovare soluzioni in tempi super rapidi è sicuramente da prediligere rispetto ad una personalità più resistente al cambiamento. Perché una mente creativa e sicuramente orientata al problem solving. Ma come coltivare questa soft skill, divenuta sempre più apprezzata?

Come coltivare la creatività

Si sa che noi italiani abbiamo una particolare propensione a questa qualità. Siamo il popolo creativo per antonomasia. La creatività è stata il nostro marchio di fabbrica. E’ nel nostro dna. Ma possiamo anche coltivare e sviluppare un approccio creativo. In azienda spesso si organizzano e realizzano porgetti volti a stimolare questa soft skills: team building, team coaching. Noi dal canto nostro abbiano realizzato un progetto volto proprio a sviluppare questa caratteristica attraverso laboratori creativi, come quelli che realizziamo nel percorsi di Art Coaching. Spesso rimaniamo stupite noi stesso nel vedere la grande abilità creativa che i partecipanti sanno esprimere attraverso le attività ispirate all’arte. Un altro stimolo per sviluppare questa soft skills è anche sforzarsi di uscire dalla nostra zona di comfort e realizzare cose che non avremmo mai fatto.

Un utile esercizio

Un esercizio che spesso consiglio ai miei Coachee è quello di fare ogni giorno, per 15 giorni, una cosa che non avevano mai fatto prima. In questo caso lo stimolo alla creatività è duplice: da un lato sforzarsi di trovare, ogni giorno, qualcosa di nuovo da realizzare, dall’altro mettersi a realizzare l’attività che si è immaginata. Più facile a dirsi che a farsi. Provate a mettervi alla prova. Ogni giorno. per 15 giorni. Abituiamo così il nostro cervello a sforzarsi ad adottare comportamenti che non siano ripetitivi e abitudinari. E’ l’esercizio giusto per uscire dalla nostra zona di comfort. E stimolare la creatività.

2. Persuasione

La capacità di influenzare gli altri attraverso l’esempio è una qualità intrinseca di un leader. L’autorevolezza, l’essere un modello a cui ispirarsi è una delle soft skills più apprezzate nella leadership. Fondamentali buone capacità di comunicazione, ma anche chiarezza di pensiero, capacità di argomentare le proprie idee. Aggiungo che un comportamento etico e socialmente responsabile sono altre qualità fondamentali. Soprattutto in questo periodo storico avere atteggiamenti e comportamenti improntati ad una serie di valori condivisi nel rispetto del bene comune sono stati essenziali. Soprattutto in periodi di incertezza e volatilità poter contare su una guida nella quale riporre fiducia e consenso fa la differenza. Significa anche saper ispirare comportamenti virtuosi. Perché in un contesto nel quale non si hanno tante certezze ” fai sì che siano i tuoi valori a fare da guida” come ha detto Jeremy Hunter, Coach, tra i relatori durante il World Business and Executive Summit.

3. Collaborazione

Il lavoro di squadra è essenziale per poter raggiungere meglio i risultati. I team, che operano come comunità , collaborando fra di loro, mettono da parte le differenze per essere singolarmente e collettivamente concentrati sul bene dell’azienda. Per questo bisogna fare molta attenzione alla composizione del team. Saper scegliere le persone individualmente, capire cosa le rende diverse per poi integrarle con il resto del gruppo. Persone dal grande potenziale, ma capaci di agire da “solisti” non funzionano in un’organizzazione nel quale il lavoro di squadra è fondamentale. Saper motivare il gruppo instaurando un clima di collaborazione e fiducia è uno degli obiettivi di un buon leader . Creare un clima di collaborazione, individuare un obiettivo condiviso è fondamentale per il il successo del team e di conseguenza dell’azienda. Per questo è importante creare situazioni in cui la collaborazione venga sviluppata come soft skills. Anche in questo caso attività di team building, di team coaching sono importanti per raggiungere questo risultato. Un’esigenza quanto mai necessaria in questo momento in cui le attività di smart working stanno facendo venir meno occasioni di collaborazione fra colleghi. L’energia che si sviluppa nella condivisione è importante per poter raggiungere risultati importanti e di adesione ad un progetto. Per questo ritengo che anche in questo periodo di distanziamento sociale, imposto dalle condizioni di emergenza, sia comunque importante creare momenti di condivisione, di team building, anche da remoto. Mantenere lo spirito di squadra è quanto mai fondamentale.

4. Adattabilità

Abbiamo visto che il sapersi adattare al cambiamento è una soft skills essenziale, non solo in questo periodo storico. Per sviluppare questo approccio bisogna coltivare la capacità di saper vedere le situazioni sempre da prospettive diverse. Il later thinking, la capacità di osservare la situazione da diverse angolazioni . Per sviluppare questa abilità è importante essere aperti a nuove esperienze, nuove competenze. Anche i viaggi e le letture ci aiutano a cambiare le prospettive. Ci danno quegli strumenti per conoscere punti di vista differenti. Ancora una volta bisogna saper uscire dalla comfort zone. Coltiviamo la curiosità, lo stupore. Una mente allenata a vedere come la vita possa essere vissuta in maniera diversa. Non dando mai nulla per scontato.

5.Intelligenza emotiva

E’ questa, a mio parere, la madre di tutte le soft skills. L’intelligenza emotiva ci offre una serie di capacità e di abilità che ricomprendono tutte le altre: la capacità di ascoltare, di persuadere, di collaborare, di motivare. E’ la capacità di percepire, valutare, rispondere alle proprie emozioni e a quella degli altri. E’ empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri. Saper anticipare i bisogni e talvolta anche le nuove direzioni. La capacità di ispirare e guidare gruppi di persone.

Competenze personali e sociali

Tutto ciò perché l’intelligenza emotiva, come ben spiega Daniel Goleman nel suo libro “Come lavorare con intelligenza emotiva” può contare su un insieme di competenze sia personali che sociali. Per quelle personali, determina il modo in cui controlliamo noi stessi attraverso la consapevolezza di sé, vale a dire la conoscenza dei propri stati interiori , la padronanza di sé cioè la capacità di dominare i propri stati interiori , la motivazione, cioè la comprensione delle tendenza emotive che facilitano il raggiungimento degli obiettivi. Per quanto concerne le competenze sociali, comprende la consapevolezza dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui, vale a dire l’empatia oltre a una serie di abilità : una buona capacità di comunicare, la capacità di ispirare e guidare gli altri, la capacità di risolvere i conflitti, la capacità di alimentare e favorire relazioni, la collaborazione e cooperazione, la capacità di lavorare in team. Caratteristiche tutte che consentono anche di portare valore. E valori. Perché siano la nostra guida.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Resilienza: come coltivarla

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Il vocabolario dell’epoca Covid e post Covid ha avuto parole molto ricorrenti: resilienza è stata, tra gli altri, uno dei termine molto utilizzati. In effetti è stata grazie alla resilienza se siamo riusciti a uscire, chi più chi meno, indenni da questi giorni pesanti di lockdown. Abbiamo scoperto di avere delle risorse al nostro interno che ci hanno permesso di superare i momenti di difficoltà. Della resilienza si sono occupati numerosi studiosi e psicologi. In generale possiamo affermare che la resilienza sia una capacità universale, un insieme di abilità che che permette ad una persona, a un gruppo, di prevenire e superare le avversità della vita.

Ma persone resilienti si nasce o si diventa?

Molti studiosi sostengono che sia possibile predire se le persone saranno resilienti. Viktor Frankl, neurologo, psichiatra e filosofo austriaco, autore, fra le altre opere di “Uno psicologo nel lager” sosteneva che sarebbero sopravissuti alla deportazione coloro che avevano una grande forza interiore, coloro che avevano la capacità di scorgere uno scopo che desse valore all’esistenza. Chi, invece viveva nel passato, senza una prospettiva purtroppo difficilmente sopravviveva.

Gli elementi della resilienza

La capacità dunque di attingere alle proprie risorse è fondamentale. Secondo George Bonanno, psicologo americano, gli elementi della resilienza sono 3:

  1. la forza d’animo, che a sua volta racchiude al suo interno altre 3 dimensioni: l’impegno a delineare un obiettivo significativo della propria esistenza ( lo scopo come dice Frankl), la convinzione che la persona sia in grado di controllare l’ambiente circostante e la percezione che la persona sia in grado di apprendere e svilupparsi grazie ad esperienze sia positive che negative.
  2. la fiducia in sé e nelle proprie capacità
  3. le strategie di coping ( strategie di adattamento) la capacità di esternare emozioni positive.

A questi elementi, aggiungiamo anche un buon sostegno sociale e famigliare. Le persone resilienti sono pertanto le persone che possono godere di fiducia in se stessi, con un buon grado di autostima e con buone relazioni.

Progettualità, coraggio

Se dunque l’essere resilienti dipende in gran parte da se stessi, dalla capacità di avere chiarezza circa gli obiettivi e gli scopi della propria esistenza, dipende anche dalla consapevolezza di avere una rete di salvataggio intorno a sé. Dall’aver saputo coltivare una rete di relazioni sane e costruttive, dalla capacità di aiutare in caso di difficoltà, ma anche di chiedere sostegno. Dalla capacità di avere progettualità, coraggio e proattività, sapendo costruire piani per il futuro e saperli realizzare. Un atteggiamento resiliente è quello di saper guardare gli aspetti positivi della propria esistenza, fare tesoro delle proprie esperienze, traendo anche insegnamenti da situazioni negative. Guardare avanti con fiducia e consapevolezza delle proprie risorse. E’ la forza di assumersi la responsabilità della propria vita in modo attivo e produttivo.

La meditazione della montagna

Ma la resilienza possiamo anche coltivarla attraverso pratiche che rafforzano la nostra centratura, il nostro radicamento. Una buona pratica, ad esempio, è la meditazione della montagna. Quando sentiamo di essere in situazioni di difficoltà, in condizione avverse, fermiamoci, chiudiamo gli occhi e pensiamo ad una montagna. La montagna è simbolo di forza, di radicamento. Visualizziamola, può essere una cima che conosciamo bene o una che non abbiamo mai visto. Immaginiamo di essere noi quella montagna. Forte, radicata, solida. E’ imperturbabile a dispetto delle condizioni atmosferiche o del cambio della stagione. Non viene scalfita dal vento, dal ghiaccio, dalle tormente dell’inverno, dal caldo e dal sole dell’estate, dalla rinascita della natura durante la primavera, dal cambio di stagione dell’autunno che prelude all’inverno. Noi siamo come la montagna, la nostra vita sperimenterà diversi gradi di oscurità, ma anche luce e quiete. Voi siete sempre la montagna, voi siete il vostro centro. Aprite gli occhi e ripensate a questa situazione tutte le volte che state vivendo una situazione difficile, di turbamento. Pensate che le avversità passano, voi siete come la montagna immobile, radicata, inamovibile.

Resilienza: istruzioni per l’uso

E’ una meditazione molto potente che può davvero venirci in soccorso nei momenti difficili. E’ questa la meditazione con cui abbiamo aperto il nostro workshop di Art Coaching del 20 Maggio. Una metafora, quella della montagna, per introdurre il tema “Resilienza: istruzioni per l’uso”. Come in tutti i nostri workshop abbiamo anche realizzato degli esercizi di Coaching, che vi proponiamo e vi invitiamo ad eseguire per sviluppare e coltivare la vostra resilienza. Perché tutto parte sempre da noi. La nostra forza siamo noi. Noi siamo la nostra resilienza.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

La leadership ai tempi del post-Covid

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Se nulla sarà più come prima, dovremo anche pensare ad un nuovo modello di leadership. Magari anche ispirandoci a Bill Campbell, il “Coach da un trilione di dollari” , come è stato definito nel recente “Manuale di Leadership del Coach nella Silicon Valley”. Campbell è stato mentore di Steve Jobs, Larry Page, Erich Schmidt, fra gli altri e Coach di decine di leader degli Stati uniti. Perché ispirarsi a colui che è stato definito il Coach dei team? Perché secondo Campbell le persone devono essere al centro. Le priorità assolute di un manager sono il benessere e il successo delle persone con cui lavora. Campbell era una persona molto empatica. Il suo tratto caratteristico e distintivo era abbracciare le persone. Abbracciava tutti. Certo, in epoca di Covid19 avrebbe dovuto anche lui trattenersi da questa sua espansività, ma si sarebbe sicuramente preoccupato della salute, del benessere delle persone. In caso di smart working avrebbe cercato di trovare quelle condizioni per le quali le persone si sarebbero sempre sentite al centro e parte di un team.

Il team come parte di una comunità

Perché uno dei limiti dello smart working è proprio quello di non sentirsi più parte di un team. E’ questa una delle ragioni per le quali, dopo un’iniziale momento di entusiasmo, molti lavoratori con lavoro agile hanno cominciato a non apprezzare più questa modalità. Gli studi indicano che quando le persone sul posto di lavoro sentono di essere parte di una comunità, che le supporta, si impegnano di più e sono più produttive. E’ quindi compito del leader fare in modo che, anche a distanza, il gruppo si senta coeso. Fondamentali riunioni, magari quotidiane, per poter condividere idee, avanzamenti dei progetti . Ma anche attività di team coaching che abbiano la finalità di far emergere nuove consapevolezze in un’ottica di gruppo. Oppure come gli “Smart team building“, attività di gruppo che possono essere realizzate grazie all’utilizzo di piattaforme in maniera creativa e coinvolgente.

Sviluppare la resilienza

La leadership in epoca di post-Covid deve sapere creare le condizioni per portare il team ad essere resiliente. Secondo un recente articolo apparso sulla Harvad Business Review, è possibile che i leader possano lavorare sullo sviluppo della resilienza anche in remoto. Due sono i fattori su cui concentrarsi : le persone e le prospettive. Per il primo è fondamentale conoscere i fattori di resilienza del team. Secondo gli psicologi sono 3 i “fattori protettivi o di facilitazione” che possono predire se le persone saranno resilienti: alti livelli di fiducia nelle proprie capacità, routine disciplinate per il loro lavoro, infine sostegno famigliare o sociale.

La persona al centro

Nello stile di Campbell, fondamentale è dialogare con le proprie persone e creare quelle condizioni per cui i team possano avere sicurezza psicologica, perché, pur sapendo di lavorare in condizioni critiche , sanno di poter contare sul supporto del proprio manager. Nella leadership post-Covid diventa prioritario, dunque, spendersi in prima persona per capire come il collaboratore si trova a lavorare in smart working, in che modo pianifica la programmazione del proprio lavoro, come poterlo supportare negli impegni di vita propria e famigliare. L’ascolto dei bisogni diventa quindi essenziale per costruire una squadra coesa, motivata, supportata e resiliente. Costruire un pensiero collettivo nel quale ciascuno è parte di un’insieme. Avere anche obiettivi chiari, per costruire fiducia nel fatto che il team può fare la differenza. Creare le condizioni per costruire sicurezza, chiarezza, significato, affidabilità all’interno del team.

La comunicazione diventa strategica

Nella leadership post-Covid la comunicazione interna diventa fondamentale anche per poter gestire tutte le emozioni generate dalla pandemia: paura, tristezza, preoccupazione per il futuro, ma anche speranza. In un recente studio condotto dallo Iulm si evidenzia come la comunicazione interna aziendale sia in crescita anche in epoca Covid. Si è rivelata uno strumento strategico per poter gestire le situazioni di crisi. Le aziende infatti hanno bisogno di persone che trasmettano i loro comportamenti di valore. Stiamo vivendo un momento storico nel quale i valori vanno trasformati in virtù per porre in essere comportamenti virtuosi. La pandemia ci ha insegnato che siamo tutti connessi, che il rispetto per sé significa rispetto anche per gli altri. E’ fondamentale quindi il coinvolgimento delle persone.

Prospettiva : opportunità di apprendimento

Una buona leadership dovrà anche focalizzare le opportunità di apprendimento che si trovano all’interno delle avversità. E’ un approccio che Robert J.Thomas ha evidenziato nel suo libro “Crucibles of Leadership” e che ha definito ” riformulare la tensione”. Mettere in luce le opportunità piuttosto che i fattori negativi. Evidenziare, ciò che il team sta imparando dalla situazione di avversità rafforza i 3 fattori protettivi: fiducia, routine disciplinata e supporto. Qualsiasi crisi è fondamentale per sviluppare la resilienza . Saper affrontare e superare situazioni di crisi crea persone e leadership resilienti.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Riparti da stesso, percorso di Life Coaching

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Il periodo che abbiamo e stiamo attraversando è pieno di incognite, incertezze. L’emergenza legata al Covid19 ha rivoluzionato la nostra esistenza in ogni ambito: personale, relazionale e professionale. Lo smarrimento è comune a molti. Per questo ho pensato che potesse essere utile studiare un percorso di Life Coaching che possa aiutare a mettere ordine, dare fiducia e ridare motivazione. Il percorso si intitola “Riparti da te te stesso” perché qualsiasi cambiamento non può che provenire da noi stessi.

Focus su di noi

Anche se siamo stati sostenuti da un atteggiamento positivo, costruttivo non possiamo negare che questa esperienza ci ha molto toccato. Trovarsi ad affrontare un nuovo stile di vita che ha rivoluzionato le nostre giornate non è stato facile. A partire dal distanziamento sociale, dal dover essere confinati in uno spazio chiuso, senza poter uscire, far visita ai nostri cari, prendere una boccata d’aria e anche solo passeggiare. La nostra vita scandita da orari e ritmi frenetici, improvvisamente diventata casalinga e da dividere quotidianamente, per chi vive in famiglia, con gli altri. Dividere ogni momento della nostra giornata negli spazi con altre persone che, se pur famigliari, hanno necessità di vita diversa. Chi ha potuto, ha diviso gli spazi cercando di dare a ciascuno una propria oasi, un proprio angolo da tenere tutto per sé.

Avere i propri spazi

E’ importante poter contare su uno spazio fisico che rappresenta la nostra privacy. Condividere 24 ore su 24 può, alla lunga, far nascere momenti di tensione. Avere i propri spazi materiali e immateriali è fondamentale. Pur essendo esseri sociali, abbiamo bisogno di poter contare su momenti tutti nostri. Una necessità molto sentita e spesso negata soprattutto alle donne e madri di famiglia, chiamate a rivestire il doppio ruolo di madri e lavoratrici. Riacquistare i propri spazi fisici e non solo, riappropriarci di noi, diventa importante. Una risposta che un buon percorso di Life Coaching è in grado di offrire.

Smart working o super working?

Una ricerca #iolavorodacasa di Valore D su un panel di 1300 lavoratori in smart working ha evidenziato come 1 donna su 3 abbia lavorato più di prima e come abbia avuto difficoltà a mantenere un equilibrio tra vita domestica e lavoro. Ma se la situazione legata all’emergenza ha penalizzato molte le donne, la situazione non cambierà nelle futuro prossimo. La crisi socio-economica che purtroppo scaturirà dopo la crisi sanitaria penalizzerà ancora una volta la popolazione femminile. Le cause che metteranno in seria difficoltà le donne saranno anche organizzative, per il fatto dell’incertezza sulle nuove aperture scolastiche, degli asili nidi, tutti servizi sociali che, se un tempo molto carenti, non miglioreranno certamente in futuro. Si stanno costituendo movimenti di opinione volti a sensibilizzare su queste tematiche. Il non aver inserito esponenti femminili nelle diverse task force chiamate a disegnare la ripresa e la ripartenza economica del nostro paese non lascia presagire nulla di buono. Costruire un futuro pensato solo da uomini non è confortante. Anzi.

Uno spirito costruttivo

Fino a qui i problemi. Ma ci sono anche le buone notizie. Abbiamo dato grande prova di coraggio e di grande resilienza. Per questo possiamo dire di avere un buon punto di partenza. Noi. Ripartiamo da noi, quindi. Prima di ripartire, facciamo uno screening di come siamo e da dove partiamo.

Qui potete scaricare un file con una serie di domande alle quali potete rispondere per capire il punto in cui siete. Sono un esempio delle domande all’interno del percorso di Life Coaching che ho predisposto.

Un nuovo approccio al lavoro

Una volta analizzato il punto da cui partiamo, possiamo pensare a dove vogliamo andare. Capire quali sono le nostre risorse e le competenze che ci aiutano ad affrontare il nuovo che verrà. Perché molto cambierà. In neanche 3 mesi si è innescata una rivoluzione che solitamente richiede anni. Mi riferisco alla digitalizzazione. Il Covid 19 ha accelerato un processo di cui si parlava da anni, ma che stentava a decollare. Il miracolo invece è avvenuto. Delivery, app, smart working sono vocaboli entrate nel linguaggio comune di tutti, a tutte le età. Non avremmo potuto vivere senza la tecnologia che ci ha davvero supportato. Anche nella fase 3 e in quella a venire per molte aziende lo smart working diventerà una realtà consolidata.

Le soft skills

Il lavoro “agile” comporterà necessariamente l’acquisizione di nuove soft skills. Lo dicono le più importanti Aziende di Recruiting. Significa lavorare per obiettivi e basarsi sull’autonomia e responsabilizzazione del lavoratore. Anche questa una rivoluzione non da poco. Nel percorso di Life Coaching ” Riparti da te stesso” si farà leva su questo nuovo approccio e nuovo paradigma. Si imparerà ad attingere, ancora una volta, ai nostri talenti e risorse che ci aiuteranno ad affrontare con slancio, motivazione e tanta autostima il nuovo che ci attende. Perché come dice Jim Rohn : ” Non stabilire degli obiettivi molto bassi. Se non hai bisogno di molto, non diventerai molto”

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

La ripartenza : 5 consigli per gestirla al meglio

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Il conto alla rovescia per la ripartenza è cominciato. Mancano solo 2 giorni alla riapertura e alla fine, almeno in parte, del lockdown. Come ci sentiamo di fronte a questa data? Che sentimenti proviamo? Per molti sarà una vera liberazione. Soprattutto per coloro per i quali l’assenza di attività di fisica è stata vissuta come una grande privazione. Anche per coloro che non hanno visto i loro “congiunti”, il sostantivo della settimana. Ci saranno coppie che si ritroveranno dopo quasi due mesi di isolamento sociale. E per loro sarà bellissimo. Ma esiste anche una fascia della popolazione un po’ smarrita di fronte a questa apertura. Per loro la ripartenza può essere fonte anche di ansia. Sono le persone per le quali uscire dallo spazio protetto della propria abitazione, un vero e proprio rifugio in questi giorni, può dar luogo a qualche preoccupazione

Vivere protetti

C’è un termine inglese che descrive benissimo il sentimento di sentirsi protetti, coccolati, come all’interno di un bozzolo. Il termine è cocooning e letteralmente significa : ” Trasformare la propria abitazione in un ambiente, confortevole, protettivo, concentrandovi la maggior parte delle attività del tempo libero”. Vivevamo in una condizione di cocooning, e non lo sapevamo. Sapevamo però che eravamo e siamo ancora protetti. Tutto accadeva al di fuori delle nostre mura. I telegiornali ci raccontavano che fuori c’era una guerra con persone che soffrivano, con eroi che li curavano. Ma tutto era al di fuori di noi. Eravamo anche convinti che dopo la fase 1, entrati nella fase 2 , tutto sarebbe finito, il virus sarebbe magicamente scomparso.

La nostra zona di comfort

Perché vivere nella nostra comfort zone significava essere protetti e quasi invincibili. Per questo la ripartenza sarà una fase delicatissima. Ci catapulta improvvisamente in un nuovo mondo. Eravamo entrati in un mondo, quelle delle nostre abitazioni prima del lockdown, l’isolamento sociale e ora ne usciamo per entrare in una altro ancora sconosciuto. Per questo la ripartenza può essere una fase molto delicata. Alla stregua dell’inizio dell’emergenza. Esaminiamo quindi una serie di consigli che possono esserci utili per affrontarla nel migliore dei modi.

1. Riparti con cautela

Dopo una resistenza iniziale perché privati della nostra libertà, ci siamo abituati al nuovo ritmo. Un ritmo più lento. Si è parlato di tempo sospeso, un tempo quasi rarefatto. Per questo il passaggio nella fase 2 deve essere fatto con la stessa andatura. Manteniamo lo stesso ritmo che abbiamo acquisito. Non mettiamoci a correre in maniera scomposta, senza la giusta andatura. Rispettiamo i nostri nuovi tempi, quelli che abbiamo acquisito durante la nostra pausa forzata. Del resto abbiamo acquisiti un ritmo più coerente con il nostro tempo interiore. Manteniamo la stessa frequenza. Prova a domandarti: qual è la mia frequenza oggi? Memorizzala e quando ti troverai nella nuova fase, tienila sempre a mente. Tutte le mattine prima di iniziare la giornata sintonizzati sulla frequenza. La sera prima di andare a dormire: ” Ho mantenuto la stessa frequenza?” Se la risposta è sì, vuol dire che sei riuscito a rispettarti e rispettare i tuoi nuovi tempi. Ottimo!

2. Mantieni un’abitudine che hai acquisito

Il maggior tempo a disposizione nella fase di lockdown ci ha permesso di introdurre nuove abitudini nella nostra vita. Abbiamo introdotto magari un hobby, un’attività. Bene, cerca di mantenerla. Se ti ha fatto bene in questa fase di isolamento ti farà bene anche quando ti riapproprierai della tua vita. Io, ad esempio, ho inserito nella mia routine le lezioni di yoga al mattino, appena sveglia. Bene, è un’abitudine a cui non voglio più rinunciare. Basta puntare la sveglia mezz’ora prima del solito e i benefici di una buona pratica di yoga si faranno sentire per tutta la giornata. Un buon equilibrio tra mente e corpo, risultato straordinario.

3. Coltiva la pazienza

Avremo bisogno di molta pazienza nei giorni che ci attendono alla ripartenza. Le regole del distanziamento sociale sui mezzi pubblici, nei negozi ci imporranno lunghe code. Sappiamo che noi italiani siamo poco avvezzi a stare in attesa a lungo negli incolonnamenti. Ma questa sarà la nuova realtà che ci attende. Un buon libro, cartaceo o digitale, potrà farci compagnia nelle lunghe attese. Avere impegnata la mente ci aiuta a non concentrarci sul tempo di attesa. Pensare, immaginare, fantasticare ci aiuta a distrarsi. Un altro utile consiglio? Un taccuino su cui annotare idee, pensieri, intuizioni . La creatività può essere un valido alleato.

4. Pratica l’accettazione

Essere osservatori dei propri pensieri senza giudicarli è un’ottima pratica di Mindfulness. Invece di combattere i pensieri negativi, si possono accettare e magicamente il sentimento che li ha generati scompare. Uno studio sul dolore ha messo in luce il fatto che la sua accettazione riduce effettivamente il dolore. L’accettazione è l’opposto della resistenza. Tutte le nostre emozioni negative e lo stress sono causate proprio dalla resistenza. La rabbia, ad esempio, è dovuta al fatto che qualcosa o qualcuno non è nel modo in cui non crediamo che debba essere. La delusione, invece, nasce quando resistiamo al fatto che che qualcuno o qualcosa non ha soddisfatto le nostre aspettative. Siamo stressati infine, quando crediamo che dovremmo essere in grado di controllare qualcosa o qualcuno in una situazione La soluzione a tutte queste situazioni è lasciar andare le cose che riteniamo negative o sbagliate, accettando la realtà per come è. L’accettazione è il punto di partenza per affrontare qualsiasi esperienza negativa. Se sei interessato ad approfondire questo tema, ho messo a punto un percorso di Coaching dal titolo “21 giorni di Mindfulness” per lavorare sulla consapevolezza.

5. Assumi le tue responsabilità

Ci siamo abituati ad avere atteggiamenti responsabili in questi giorni. Il rispetto delle regole è stato fondamentale per proteggersi e proteggere gli altri. La consapevolezza che le nostre azioni sono fondamentali per il bene nostro e degli altri ha portato con se l’assunzione della nostra responsabilità. Un cambio di paradigma non da poco in un mondo in cui il gioco più è diffuso è quello di accusare gli altri di tutto ciò che accade. Assumere la consapevolezza che siamo noi con i nostri comportamenti e azioni a poter incidere sulla nostra vita è una scoperta davvero molto importante, oltre che potente. Io sono il mio centro. La ripartenza parte da qui.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

La rinascita : come affrontarla

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Stiamo iniziando a vedere la luce in fondo al tunnel. La rinascita è alle porte. Tutti siamo ormai concentrati sulla fase 2, ancora piena di incertezze, ma abbiamo una data che ci dà speranza . 4 Maggio, il fatidico D-day. Abbiamo smesso di pensare ai contagi, ai numeri di infetti che ci venivano sciorinati ogni giorno nelle conferenze stampa, nei telegiornali. La nostra mente è protesa verso il futuro. Verso ciò che ci attenderà. “Un evento può essere pensato solo a partire dal futuro che genera ” ha detto il filosofo Rocco Ronchi.

Che cosa ho imparato?

Pensare al futuro ci fa bene: è un atteggiamento sicuramente positivo per la nostra mente. Sposta il focus su qualcosa che non esiste ancora, ma che può generare un senso di sollievo, serenità e addirittura gioia. E’ il sabato del villaggio di leopardiana memoria. Ci prepariamo per vivere uno giorno di festa.

Ma prima di pensare al futuro, alla nostra rinascita, analizziamo il nostro stato attuale, il bagaglio di conoscenze e consapevolezze che ci portiamo addosso dopo questa emergenza, questa vita e tempo sospesi. Perché se il futuro è ancora pieno di incognite, una certezza ce l’abbiamo: tutto deve partire da noi. Noi che siamo sicuramente cambiati durante questo famigerato lockdown. Non può non essere così.

La prima domanda da porsi è ” Che cosa ho imparato”? Sì, perché qualcosa l’abbiamo sicuramente imparata. Abbiamo appreso a stare più tempo con noi stessi. Qualcuno ha imparato a vivere in solitudine e a scoprire di avere un compagno o una compagna al suo fianco: se stesso, se stessa. Altri hanno scoperto di avere una famiglia, dei figli che hanno iniziato a conoscere meglio e con cui condividere più tempo e attività insieme. Abbiamo imparato a vivere i silenzi. Ad avere un dialogo interiore. Quanta paura ci hanno sempre fatto i silenzi? O l’inattività? Prima che fossimo costretti a vivere in reclusione come erano le nostre giornate? Sempre piene di impegni, sempre di corsa, di fretta. Poco tempo da dedicare a noi stessi e ai nostri cari. Una corsa continua per arrivare alla sera insoddisfatti perché non avevamo fatto ciò che ci fa stare veramente bene.

La riscoperta della lentezza

Ora, le giornate, per certi aspetti sempre uguali, ci hanno fatto apprezzare la lentezza, il non tempo. Non dover rispettare le scadenze, ma seguire il flusso delle giornate con i nostri tempi. Sì i nostri tempi. Abbiamo imparato a rispettare il nostro orologio interiore. Un orologio che non si sposa con il ritmo frenetico a cui eravamo abituati. Saremo capaci di rimanere su questa lunghezza d’onda? Non sarà facile. Ma se consapevoli, potremo applicare questa nostra nuova andatura più consona alla nostra essenza.

Dall’Io al noi per una rinascita consapevole

Un’altra lezione che abbiamo imparato da questa pandemia è stato spostare il focus dall’io al noi. Questa emergenza ci ha fatto capire che siamo tutti intimamente connessi. Che il nostro bene è intimamente legato a quello degli altri. Non possiamo più ragionare in termini egotici. Dobbiamo vederci all’interno di un sistema. Siamo una parte di un mondo planetario. Nessuno può salvarsi da solo. Lo ha ripetuto anche papa Francesco. La rinascita deve necessariamente partire dalla consapevolezza che siamo una comunità di essere umani, non un insieme di individui. E’ il cambio di un paradigma. Il bene collettivo diventa prioritario rispetto al bene individuale. Una rivoluzione culturale. La nostra rinascita non può prescindere dall’assunzione di questo concetto.

Il valore comune

Jonas Salk, medico, virologo e primo scopritore del vaccino antipolio diceva che nella condizioni molto stressanti sopravvive il saggio, colui che sa attribuire agli avvenimenti il significato più adeguato, prendendo le decisioni giuste per sé, in coerenza con lo scopo della propria esistenza, ma anche agli altri, creando un valore comune. Anche se non più in vita, secondo il figlio Jonathan, il medico statunitense avrebbe visto questa crisi come un’opportunità per passare dall’individualismo all’interdipendenza.

Non c’è rinascita se non facciamo tesoro di quanto abbiamo appreso. Ma la rinascita passa anche attraverso la consapevolezza di lasciar andare quegli atteggiamenti mentali, quelle abitudini , quei boicottaggi interiori che non ci fanno vivere in sintonia con il nostro sé . Il nostro io interiore è la sorgente della nostra serenità . Mettersi in ascolto di ciò che è fonte di benessere per noi è importante per poter vivere in sintonia con lo scopo della nostra vita. Il periodo di forzato isolamento ce lo ha fatto capire. In questo modo possiamo affrontare la rinascita personale. In maniera libera interiormente e consapevole.

La visione del futuro

Per questo è importante, prima di entrare nella fase 2, la fase della rinascita, porsi queste domande: “Come voglio che sia la mia vita” ? ” Cosa posso creare di nuovo”‘ ? Se saremo in grado di rispondere a questi interrogativi, potremo affrontare il nuovo che verrà con uno spirito rinnovato. Con una nuova visione . Allora sì, che potremo parlare di concetto di rinascita. Saremo uomini e donne nuovi. Consapevoli. Rinati.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Leadership al femminile

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Un articolo pubblicato sul Corriere della Sera dal titolo ” Sette donne per i sette Paesi più sani” ha messo in luce la buona gestione di una leadership femminile nell’affrontare la pandemia legata al Covid19. Le leader in questione sono Angela Merkel premier tedesca, la presidente di Taiwan, la premier della Nuova Zelanda, la premier islandese , la premier finlandese, la premier norvegese e infine la premier danese. Cosa dice l’articolo? Che la guida al femminile ha saputo gestire meglio l’emergenza sanitaria.

L’articolo conferma ancora una volta, se ce ne fosse ancora bisogno , che una leadership femminile ha una gestione più solidale, più inclusiva . Non si arriva a dire che i Paesi diventano migliori se guidati da donne, ma sicuramente che sono paesi migliori perché sono diretti da donne e hanno sistemi di gestione più aperti ed egualitari.

Gli stili manageriali

Sono anni ormai che anche in Italia si parla di leadership femminile. Molte manager rivestono ruoli apicali, siedono in consigli d’amministrazione, li presiedono. Esistono anche associazioni impegnate nell’equilibrio di genere e per una cultura inclusiva nelle aziende dl nostro paese, coma Valore D, nata nel 2009 e molto attiva nel sostenere manager donne in posizioni di rilievo.

Qual è il valore distintivo di una leadership femminile e quali sono le caratteristiche delle donne leader?Abbiamo già menzionato il sistema gestionale più aperto e egualitario, ma ce ne sono molti altri.

Stile empatico

Una leadership empatica è quella che mette il riconoscimento dei bisogni dell’altro al centro. E’ uno stile portato all’ascolto, al mettersi nei panni dell’altro per capirne le motivazioni e le attese. Un approccio sicuramente molto femminile. Un approccio che spesso è anche frutto di un’intelligenza emotiva. Uno stile capace di cogliere le correnti emotive che si stabiliscono tra le persone potenziando quelle positive e deviando quelle negative. Come spiega Daniel Goleman le persone dotate di intelligenza emotiva hanno anche una consapevolezza , una capacità, vale a dire, di riconoscere le proprie emozioni e i loro effetti.

La capacità di esprimere le proprie emozioni

Da sempre le donne sanno riconoscere e, soprattutto esprimere, le proprie emozioni. Hanno spesso una percezione interiore tale per cui sanno capire il modo in cui i sentimenti influiscono sui loro comportamenti. E’ fondamentale avere la consapevolezza emotiva per capire il modo in cui le nostre emozioni influenzano ciò che facciamo. Se ci manca questa abilità, siamo persone sviate dalle emozioni completamente fuori controllo. Lo stile manageriale empatico, di contro ci permette di poter influire sull’ambiente, sul clima aziendale mettendo le persone a proprio agio e per questo capaci di esprimere il meglio di sé. La competenza emotiva è altresì fondamentale, ai fini della leadership, nell’ottenere che gli altri svolgano il proprio lavoro più efficacemente. Nei leader, l’inettitudine a gestire i rapporti interpersonali abbassa il livello della prestazione del gruppo: genera un clima di negatività, mina la motivazione e l’impegno facendo crescere un ambiente ostile e apatico.

Solidarietà e inclusione

Abbiamo visto che la buona gestione dell’emergenza del Covid19 da parte delle donne leader è stata anche grazie a doti di solidarietà e inclusione. L’essere donna porta con sé una serie di qualità, doti e risorse derivanti dalla cultura, dall’esperienza. Accoglienza e compassione sono doti che da sempre risiedono nel vissuto femminile. Uno stile di leadership improntato alla collaborazione, all’ascolto. Le donne leader tendono a vedersi più come il centro di una rete, piuttosto che l’apice di una piramide. Da sempre abituate a collaborare in famiglia, nelle relazioni le donne sanno intessere una serie di relazioni che permettono di poter adottare uno stile poco direttivo e piuttosto capace di generare sostegno e grande inclusione.

Capacità di comunicare

Un tratto distintivo femminile e sicuramente prezioso, anche in ambito professionale, è la capacità di sapere comunicare, condividere. Abbiamo assistito spesso a competenze manageriali di alto profilo dove però difettava l’elemento comunicativo. Di contro una comunicazione aperta, basata sull’invio di messaggi chiari e diretti può portare a risultati di grande valore.

Sono sempre stata una sostenitrice dell’arte di comunicare: i processi aziendali ne ricevono sicuro giovamento. Il flusso di comunicazione fra i vari reparti, fra i diversi settori aziendali è fondamentale per una gestione efficace ed efficiente, oltre che poter generare un ambiente professionale sereno e armonioso. Sono stata spesso chiamata a realizzare progetti di team coaching in azienda per creare flussi di comunicazione chiara e diretta. Ne ha tratto giovamento l’intero team. Un sistema di comunicazione chiaro e aperto diventerà sempre più importante anche in futuro, specie in quei settori nei quali lo smart working diventerà una realtà sempre più consolidata. Un processo, quello innescato dall’emergenza Covdi19 che ha accelerato la capacità di lavorare in autonomia. L’autonomia può funzionare solo se procede mano nella mano con una corretta definizione degli obiettivi, che devono essere comunicati in maniera chiara, semplice ed efficace. L’intelligenza emotiva poi sarà necessaria per poter conservare le relazioni indispensabili fra i colleghi.

Apertura al cambiamento

Una di quelle che Goleman definisce “abilità sociale” è la capacità di catalizzare il cambiamento. Una leadership femminile spesso, abbiamo visto, è emotivamente stimolante. Si impegna ad alimentare le relazioni con le persone che guida. Con il semplice potere dell’entusiasmo sa spesso ispirare gli altri. Una dote fondamentale per il leader sapere ispirare, essere un modello. Sono leader che fanno appello alla percezione e ai valori delle persone. Il lavoro diventa una sorte di affermazione morale, una dimostrazione di impegno verso una missione di più ampia portata.

Una forte leadership femminile potrebbe davvero portare ad un cambiamento epocale anche a livello politico. Forse è arrivato il momento anche per noi in Italia, di poter auspicare il futuro Presidente della Repubblica? Magari la soluzione per un nuovo rinascimento italiano è proprio questa. Non avevamo parlato di paesi migliori perché diretti da donne?

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

7 consigli per gestire i propri stati d’animo

stati emotivi
se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Lo stato d’animo è la condizione psichica in cui si trova una persona in un dato momento. Se il momento è quello che stiamo vivendo, il lockdown, il distanziamento sociale, con notizie che ci arrivano dai giornali e telegiornali davvero tragiche, lo stato d’animo non può non essere triste.

Il cambio d’abitudine, l’interruzione drastica di quella che era la nostra routine, la nostra vita di tutti i giorni, può dare luogo a stati d’ansia. La pandemia non è più solo crisi sanitaria, ma sta diventando un laboratorio di stress . Lo dicono gli psicologi, gli psichiatri. Un portale internazionale, che scrive di viaggi, parla di “permananxiety”, ansia permanente per descrivere la condizione dei travel manager, abituati a viaggiare per lavoro costantemente ed ora forzati alla reclusione oltre che all’assenza di spostamenti. Ma non è solo questa categoria professionale a provare stati d’animo ansiogeni. Ma torniamo al tema sullo stato d’animo.

Gli stati d’animo sono generati dalle emozioni

Sono tante quelle che stiamo vivendo in questi giorni, ma mentre le emozioni durano un lasso di tempo breve, si dice fino a 90 secondi, lo stato d’animo può durare da qualche secondo a tutta la vita. Quindi uno stato d’animo triste o pessimo ci influenza a lungo? La risposta è sicuramente no. E’ possibile riuscire a diventare indipendenti a livello emotivo seguendo una serie di utili consigli. Sono consigli pratici, che danno indicazioni su come modificare il proprio comportamento, agiscono sui meccanismi che portano ad introdurre nella nostra vita stili e abitudini diversi. Il ruolo del Coach è quello di aiutare il Coachee a trovare le risorse dentro di sé per raggiungere il risultato.

E sono risorse quelle che troviamo nei consigli elencati qui sotto. Sono tutte dentro di noi . Basta attivarle.

1. Respira profondamente

Respirare significa essere vivi. Quando si è stressati si è portati a contrarre la respirazione, si porta meno ossigeno al cervello e si aumenta il livello di stress. E’ un gatto che si morde la coda. Fare respiri profondi, preferibilmente a occhi chiusi aiuta a rilassarsi, provare un senso di pace . la respirazione è alla base di ogni esercizio di yoga, nella mindfulness si consiglia di respirare profondamente. E’ semplice, ma molto efficace. Io ho placato spesso sensi di ansia grazie ad una respirazione corretta. Posso dire che respirare profondamente mi ha salvato spesso da situazioni difficili.

2. Adotta una postura corretta

I movimenti e le estensioni verso l’alto aiutano la circolazione sanguigna e producono emozioni positive come entusiasmo e gioia. Quando ti senti giù, alzati, allunga, cammina, mettiti dritto. Ancora una volta lo yoga ci corre in soccorso e ci insegna, prima di ogni Asana, a stare seduti con il busto eretto con la testa dritta come se dovessimo toccare il soffitto. Provate la sensazione di tranquillità e forza al tempo stesso che si sprigiona con un allungamento.. Un gesto semplice anche questo, ma nuovamente efficace.

3. Usa i tempi verbali corretti

Vuoi abbandonare un comportamento, uno stato d’animo? Usa il tempo imperfetto in modo che la tua mente possa registrare che lo stato d’animo non appartiene più al presente, ma ad un tempo passato. “Mi sento ansioso al mattino quando mi sveglio” cambialo in “mi sentivo ansioso al mattino” .

Hai fatto così in modo che quello stato d’animo non ti appartenga più. Era uno stato d’animo pessimo, ma che appartiene al passato. Con il corretto uso dei tempi verbali hai il potere di influire sulla tua mente , che registra quello che vuoi adesso. Archivia il comportamento, lo stato d’animo come un file che non serve più. Se vuoi adottare un nuovo comportamento quindi usa il presente. Ripetilo spesso, come un mantra. Il comportamento e il nuovo stato d’animo viene introiettato e diventa il tuo nuovo stato mentale e d’animo.

4. Evita le negazioni

Il tuo cervello è portato a registrare le azioni positive. Quindi se vuoi acquisire un nuovo stato d’animo usa ” Voglio essere felice” e non ” Non voglio essere triste”. Fai tuo un linguaggio positivo, costruttivo. Diventa così un’abitudine mentale. E’ un approccio volto a percepire la presenza e non la mancanza. Registrare una mancanza genera frustrazione, si innesca un meccanismo di tristezza, di privazione. Di contro focalizzarsi su ciò che si ha, genera sentimenti positivi. Genera gratitudine, gioia. Sappiamo come la gratitudine sia un stato d’animo fondamentale per poter vivere in maniera serena e appagata. Ma questo è il quinto consiglio.

5. Teni un diario della gratitudine

E’ un tema che mi è molto caro: l’atteggiamento di gratitudine è per me uno stato d’animo fondamentale. Riconoscere la gratitudine significa vedere che siamo persone fortunate. Che siamo persone che hanno degli aspetti di cui essere felici e grati nella nostra vita. Gratitudine nei confronti degli altri, di noi stessi, della vita. E’ stata la psicologa Sonja Lyubomirsky, insegnante all’Università della California a parlare per la prima volta di ” diario della gratitudine” : annotare a fine giornata le cose per cui ci reputiamo fortunati. Siamo felici di quello che abbiamo. Ancora una volta il focus è sulla presenza, non sull’assenza. Tutte le sere, prima di andare a dormire, annota 3 cose, persone, situazione a cui dire ” grazie”.

Ci sono tante cose per cui dobbiamo essere grati : di essere sani, di essere vivi. In epoca di Covid 19 è importante.

6. Favorisci la coerenza cardiaca

Il nostro cuore ci dà informazioni sul nostro stato emotivo, di stress. Il cuore ha un campo magnetico che si estende fino a 3 metri: questo significa che se siamo in uno stato di accelerazione cardiaca possiamo influenzare anche chi sta vicino a noi. Per questo è importante avere un ritmo cardiaco regolare. Una coerenza cardiaca in cui la distanza fra un battito e l’altro sia la stessa. Quali sono gli stati d’animo che ci aiutano a riprendersi e risollevarsi da uno stato di stress? Amore, stato di compassione, gratitudine ( ancora lei) e gioia. Se durante la nostra giornata non possiamo provare tutti questi stati d’animo perché distratti dalle circostanze, troviamo anche solo 5 minuti al giorno per meditare. Ci aiuta a calmare la mente, ma anche il cuore.

7.L’esercizio del cerchio magico

L’ultimo consiglio è relativo ad un esercizio che suggerisco di fare quando la mente è bloccata e ci sentiamo invadere da un senso di tristezza, ansia e impotenza. Ci fermiamo e pensiamo ad una sensazione in cui vorremmo sentirci bene, sereni, in uno stato di gioia. Scegliamo 3 stati d’animo che vorremmo provare in questa situazione : ad esempio serenità, gioa, divertimento. Immaginiamo di vederci all’interno di un cerchio . Facciamo risplendere il cerchio di un colore che rappresenta uno degli stati d’animo che vogliamo provare. Chiudiamo gli occhi e avanziamo di un passo all’interno del cerchio immaginando di unirci all’immagine di noi stessi che ci eravamo raffigurati prima. Vediamo ciò che vedremmo, sentiamo ciò che sentiremmo e proviamo ciò che proveremmo in questo stato. Aumentiamo la sensazione che stiamo provando e intensifichiamo il colore del cerchio. Usciamo dal quadrato e pensiamo al secondo stato d’animo che vorremmo provare e ripetiamo l’operazione. E poi lo ripetiamo con la terza sensazione. Alla fine immaginiamo di trovarci nella situazione di stress iniziale e rientriamo nel cerchio. Ci sentiremo meglio vivendo la nostra nuova esperienza con nuove sensazione e stati d’animo.

Fate questo esercizio tutte le volte che vi sentite scarichi e vedrete gli effetti positivi che, grazie al cerchio magico, riuscite a provare. E’ magico. Appunto.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su