Dovremo rivolgerci all’intelligenza artificiale per farci ascoltare?

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In questo periodico storico, in cui stiamo davvero assistendo ad un sovvertimento dell’ordine mondiale, oggi ho partecipato ad un webinar sull’intelligenza artificiale in cui ho sentito una notizia che fa paura e anche riflettere. E’ stato infatti detto che i ragazzi stanno sempre più interfacciandosi con l’intelligenza artificiale per parlare dei loro problemi. I ragazzi sostengono di essere più ascoltati dalla IA che dagli adulti. E’ mai possibile che per farsi ascoltare bisogna rivolersi ad una macchina? Non siamo davvero più abituati ad ascoltare?

Ascolto quindi sono

E’ possibile che una tra le qualità più umane che conosciamo stia scomparendo? Lo sapevamo ormai da tempo che in questa enfasi dell’egocentrismo, della prepotenza, del bullismo siamo solo noi che vogliamo raccontarci, esibirci in tutta la nostra magnificenza…stiamo per perdere la nostra umanità? Restiamo umani recitava uno spot di qualche anno fa…Non perdiamo questa nostra risorsa preziosa, non lasciamo che venga meno questo valore, indice di intelligenza emotiva…non di intelligenza artificiale. Fermiamoci un po’ per riflettere su questo bene prezioso che è appunto l’ascolto.

L’arte dell’ascolto

L’ascolto è una delle abilità più importanti che possiamo sviluppare nelle nostre interazioni quotidiane. Spesso, quando pensiamo alla comunicazione, ci concentriamo principalmente sul parlare e sull’esprimere le nostre idee. Tuttavia, l’ascolto attivo è altrettanto cruciale, se non di più. Proviamo a riflettere sull’importanza dell’ascolto, i suoi benefici e alcuni suggerimenti pratici per migliorare questa abitualità. Perché è importante ascoltare?

1. Costruisce le relazioni: l’ascolto attivo aiuta a costruire relazioni più forti e significative. Quando dimostriamo di essere veramente interessati a ciò che gli altri dicono, creiamo un ambiente di fiducia e rispetto reciproco.

2. Comprensione profonda: ascoltare attentamente ci permette di comprendere meglio le prospettive e le emozioni degli altri. Questo è particolarmente importante in situazioni di conflitto, dove la comprensione reciproca può portare a soluzioni più efficaci.

3. Apprendimento e crescita: ogni conversazione è un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo. Ascoltando gli altri, possiamo acquisire nuove informazioni, idee e punti di vista che arricchiscono la nostra conoscenza e il nostro modo di pensare. Solo noi siamo i depositari della verità? Apriamo le nostre menti a chi ha posizioni diverse dalle nostre.

I benefici dell’ascolto attivo

– Migliora la comunicazione: l’ascolto attivo porta a una comunicazione più chiara e efficace. Quando ascoltiamo attentamente, possiamo rispondere in modo più pertinente e appropriato.

– Riduce i malintesi: molti conflitti nascono da incomprensioni. Ascoltare attentamente può aiutare a chiarire le intenzioni e le emozioni, riducendo il rischio di fraintendimenti.

– Supporta emotivamente: essere ascoltati può avere un impatto profondo sul benessere emotivo di una persona. Mostrare empatia e comprensione attraverso l’ascolto può fare la differenza nella vita di qualcuno.


Come migliorare le nostre abilità di ascolto

  1. Focalizzarsi sull’Interlocutore: mettiamo da parte le distrazioni e concentriamoci completamente sulla persona che sta parlando. Utilizziamo il linguaggio del corpo mantenendo il contatto visivo e mostrando interesse anche attraverso cenni del capo per sottolineare che siamo .interessati a chi ci sta parlando.

    2. Evitare di interrompere: lasciamo che l’altra persona esprima completamente il proprio pensiero prima di rispondere. Interrompere può far sentire l’interlocutore non rispettato. A volte siamo più concentrati su quello che dovremo rispondere e perdiamo così di vista quello che ci stanno dicendo.

    3. Riflettere e riassumere: dopo che qualcuno ha parlato, proviamo a riassumere ciò che abbiamo sentito. E’ un’ottima tecnica: non dimostra solo che stiamo ascoltando, ma aiuta anche a chiarire eventuali punti confusi.

    4. Porre domande aperte: incoraggiamo l’interlocutore a condividere di più ponendo domande aperte. Questo stimola una conversazione più profonda e significativa.

Conclusione

L’ascolto è un’abilità fondamentale che può trasformare le nostre relazioni e migliorare la nostra comunicazione. Investire tempo ed energia per diventare ascoltatori migliori non solo arricchisce le nostre vite, ma anche quelle degli altri. Ricordiamoci che ogni volta che ascoltiamo con attenzione, stiamo costruendo ponti verso una maggiore comprensione e connessione umana. In un mondo che spesso sembra frenetico e distratto, l’arte dell’ascolto può essere un bene prezioso, il dono più grande che possiamo dare agli altri. Per non essere soppiantati da un’intelligenza artificiale. E’ l’umanità intera che ne beneficia. E ce n”è proprio bisogno…

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La gratitudine è una risorsa preziosa

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Esistono piccoli gesti e a volte anche solo una parola per rendere speciale la giornata: grazie. la semplice parola racchiude un potente sentimento: la gratitudine. Le persone grate sono persone delle quali è piacevole circondarsi, sono generose, sanno dimostrare di essere attente e vicine. Amo profondamente le persone grate. Significa che sanno dare valore a chi ci circonda. La gratitudine porta con sè numerosi altri valori e qualità: la gentilezza, l’empatia. Dimostra una spiccata dose di intelligenza emotiva.

L’importanza della gratitudine

La gratitudine è un sentimento profondo e positivo che nasce dal riconoscimento dei benefici ricevuti, delle cose belle che ci accadono e delle persone che contribuiscono al nostro benessere. È una qualità che ci permette di vivere in armonia con gli altri e con il mondo che ci circonda. E’ una risposta emotiva che si attiva quando riconosciamo di essere stati destinatari di un favore o di un gesto di benevolenza. Può riguardare tanto le piccole cose quotidiane, come un sorriso ricevuto, quanto eventi straordinari che cambiano la nostra vita. Si manifesta con il desiderio di esprimere riconoscenza o anche semplicemente di apprezzare ciò che abbiamo.

I benefici

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che la gratitudine ha effetti positivi sul nostro benessere psicologico e fisico. Tra i benefici più significativi ci sono:

  1. Miglioramento del benessere psicologico: Chi pratica la gratitudine tende ad avere una visione più positiva della vita, riducendo emozioni come la tristezza e la frustrazione. Le persone grate si sentono più soddisfatte della propria vita e sono generalmente più serene
  2. Riduzione dello stress e dell’ansia: Essere grati aiuta a ridurre il pensiero negativo, a rilassarsi e a gestire meglio le difficoltà. Concentrarsi su ciò che c’è di positivo aiuta a fare fronte alle difficoltà con maggiore serenità.
  3. Miglioramento delle relazioni: La gratitudine è alla base di relazioni forti e autentiche. Esprimere riconoscenza verso gli altri, favorisce la creazione di legami più profondi, facendo sentire le persone apprezzate e valorizzate.
  4. Miglioramento della salute fisica: Le persone grate tendono ad avere uno stile di vita più sano, con meno problemi di salute. Si prendono più cura di sé stessi, dormono meglio e sono più energici.

Come coltivare la gratitudine

La gratitudine è una qualità che possiamo allenare e sviluppare nel tempo. Ci sono delle azioni e attività che si possono adottare anche nella vita di tutti i giorni.

  1. Tenere un diario della gratitudine: Ogni giorno, la sera prima di addormentarsi, scrivere tre cose per cui siamo grati aiuta a concentrarsi sugli aspetti positivi della vita, migliorando il nostro stato d’animo.
  2. Esprimere riconoscenza: Un semplice “grazie” può fare molto. Non dobbiamo mai dare per scontato il sostegno o le buone azioni degli altri. Mostrare gratitudine è un modo per rinforzare i legami con chi ci sta vicino.
  3. Praticare la meditazione della gratitudine: Dedicare qualche minuto ogni giorno a riflettere su ciò che ci rende felici e appagati è un modo efficace per coltivare la gratitudine. Pensare alle cose belle che ci sono accadute durante la giornata ci aiuta a motivarci e perseguire nel nostro cammino.
  4. Essere generosi con gli altri: Un altro modo di esprimere la gratitudine è fare atti di gentilezza verso gli altri. Aiutare qualcuno, fare un favore o semplicemente ascoltare può essere un modo per restituire ciò che riceviamo.

Uno strumento di crescita

La gratitudine non solo migliora la nostra vita quotidiana, ma ci aiuta anche a superare le difficoltà con un atteggiamento più positivo. Quando riconosciamo le opportunità che la vita ci offre, affrontiamo le sfide come momenti di crescita e non come ostacoli. La gratitudine sviluppa resilienza e ci permette di rimanere sereni anche nei momenti difficili.

Conclusioni

La gratitudine è una pratica che può davvero cambiare il nostro modo di vivere. Non si tratta solo di esprimere un “grazie”, ma di adottare una mentalità che ci fa apprezzare ogni piccolo dono che la vita ci offre. Quando pratichiamo la gratitudine, non solo miglioriamo la nostra salute mentale e fisica, ma anche le nostre relazioni e il nostro rapporto con il mondo che ci circonda. Siamo grati di…essere grati. La gratitudine è una risorsa preziosa.

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La sindrome dell’impostore: che cos’è e come superarla

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Perché siamo ossessionati dalla perfezione? Questa ricerca spasmodica di voler raggiungere la perfezione a tutti costi ci allontana dall’accettarci in tutta la nostra complessità. Significa non saperci amare e darci il giusto valore. A volte si sfocia nel patologico, addirittura cadendo nella sindrome dell’impostore, il fenomeno psicologico che colpisce molte persone, indipendentemente dai loro successi o competenze.

Non sentirsi all’altezza

Si caratterizza dalla persistente sensazione di non essere all’altezza delle proprie realizzazioni e dal timore di essere “scoperti” come persone non meritevoli dei successi ottenuti. Chi ne soffre tende a minimizzare i propri risultati, attribuendo il merito a fattori esterni come la fortuna, piuttosto che alle proprie capacità. Ma che cos’è propriamente la sindrome dell’impostore?

Il termine “sindrome dell’impostore” è stato introdotto dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes nel 1978. Inizialmente studiato per le donne di successo, si è poi capito che riguarda anche uomini e persone di tutte le età e professioni.

Le persone che vivono con questa sindrome, nonostante abbiano raggiunto ottimi risultati, tendono a sentirsi come se non fossero veramente qualificate. Provano il timore di essere “scoperti” come incapaci, e per questo spesso si auto-sabotano o vivono in costante ansia.

I sintomi principali

Chi soffre della sindrome dell’impostore può manifestare vari comportamenti e pensieri, tra cui:

  1. Minimizzare i propri successi: Non riconoscere il valore dei propri risultati, attribuendo il merito ad altri fattori come la fortuna o le circostanze esterne.
  2. Paura di essere scoperti: Vivere con il timore costante di essere smascherati come persone non meritevoli o incapaci, nonostante i successi ottenuti.
  3. Ansia e insicurezza: Una preoccupazione eccessiva di non essere abbastanza bravi o di non riuscire a soddisfare le aspettative degli altri.
  4. Rifiuto del riconoscimento: Sentirsi a disagio o non accettare complimenti o riconoscimenti per i risultati ottenuti, ritenendoli immeritati.
  5. Perfezionismo: La ricerca di una perfezione irrealistica, che può portare a sensazioni di frustrazione e insoddisfazione anche quando si ottengono buoni risultati.

Quali le cause

Questo disagio e non consapevolezza del nostro valore può dipendere da molte cause. Le origini della sindrome dell’impostore possono variare e dipendere da diversi fattori, come esperienze personali, l’ambiente in cui si cresce e la cultura sociale. Tra le cause principali possiamo trovare:

  1. Esperienze familiari: Crescere in un ambiente dove non si riceve un sostegno adeguato o dove le aspettative sono troppo alte può influire negativamente sull’autostima, portando alla sensazione di non essere mai abbastanza bravi.
  2. Pressione sociale e lavorativa: In contesti molto competitivi, la sensazione di dover eccellere può alimentare il dubbio sulle proprie capacità, anche in presenza di risultati eccellenti.
  3. Norme culturali: In molte culture si insegna fin da piccoli che il valore personale si misura attraverso il successo esterno, creando un senso di insicurezza e la continua paura di non essere all’altezza.
  4. Caratteristiche individuali: Tratti come il perfezionismo, l’ansia o una bassa autostima possono rendere una persona più vulnerabile alla sindrome dell’impostore.

Le conseguenze

Se non affrontata, la sindrome dell’impostore può avere gravi ripercussioni sia sulla vita personale che professionale, come:

  • Stress e ansia: Il timore costante di essere smascherati può generare una continua sensazione di ansia.
  • Esaurimento emotivo (burnout): La pressione di cercare di essere perfetti e il timore di non essere abbastanza bravi possono portare a un esaurimento mentale e fisico.
  • Perdita o diminuzione dell’autostima: La continua convinzione di non meritare i propri successi indebolisce l’autostima e alimenta i sentimenti di inadeguatezza.
  • Ostacolo alla crescita professionale: La paura del fallimento e la difficoltà nel riconoscere il proprio valore possono portare a evitare sfide e opportunità che potrebbero favorire la crescita personale e professionale.

Come affrontare la sindrome dell’impostore

Anche se la sindrome dell’impostore può sembrare difficile da superare, esistono alcuni modi per affrontarla:

  1. Accettare i propri successi: Imparare a riconoscere i propri meriti e a credere che i risultati ottenuti siano il frutto delle proprie capacità. Un esercizio utile e senz’altro un check up dei propri successi, dei propri traguardi. Non dimentichiamoci mai di prendere coscienza di tutte le circostanze in cui siamo riusciti ad ottenere i risultati che ci eravamo prefissi. E’ non dimentichiamoci anche di farci “pat pat” sulle spalle…a volte proprio quello che ci vuole. Del resto il miglior amico di noi stessi …siamo noi stessi!
  2. Parlare dei propri sentimenti: Condividere le proprie paure e incertezze con amici, colleghi o può aiutare a sentirsi meno isolati e a ridurre l’ansia.
  3. Abbracciare l’imperfezione: Accettare che nessuno è perfetto e che fare errori è parte del processo di crescita. Non bisogna temere di non essere sempre al massimo. E rispondere a questa domanda : “Che cos’è la perfezione?”. L’importanza è essere autentici, non rispondere ad un ideale inesistente.
  4. Rifiutare il pensiero dicotomico: Superare la visione del “tutto o niente”, comprendendo che non è necessario raggiungere la perfezione in ogni ambito della vita.
  5. Farsi aiutare: Un terapeuta o un counselor possono essere utili per comprendere le radici della sindrome dell’impostore e per fornire strumenti pratici per gestirla. E un buon coach può, poi, aiutare a lavorare per accrescere l’autostima.

Conclusioni

La sindrome dell’impostore è un fenomeno comune, ma debilitante che può colpire chiunque, nonostante il successo e il talento. Riconoscere i propri meriti, accettare l’imperfezione e cercare supporto sono passi fondamentali per combattere questa condizione. È importante ricordare che nessuno è un “impostore” e che il valore personale non dipende solo dal raggiungimento dei propri obiettivi. Essere persone autentiche: è quello a cui dobbiamo tendere. Essere pronti a mostrare chi siamo veramente, con tutte le nostre contraddizioni, paure. E imperfezioni.

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Autenticità, la via per la felicità

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In un periodo in cui si parla spesso a proposito di libertà, la vera libertà è l’autenticità. Essere autentici significa che quello che pensiamo, quello che sentiamo, quello che facciamo sono allineati. L’autenticità riguarda la congruenza tra i nostri valori, le nostre credenze più intime e le nostre azioni. Essere autentici vuol dire vivere in modo sincero e onesto con se stessi, senza cercare di adattarsi alle aspettative altrui o alle convenzioni sociali che spesso ci limitano.

Accettazione e consapevolezza

Questo concetto si collega direttamente alla consapevolezza di sé, all’accettazione delle proprie imperfezioni e al coraggio di esprimere la propria unicità, anche se ciò comporta il rischio di non essere sempre capiti o apprezzati. Nel contesto attuale, dove siamo spesso influenzati dalle opinioni altrui e da modelli preconfezionati, l’autenticità è diventata un valore sempre più ricercato. Ma cosa vuol dire, davvero, essere autentici? E perché questo valore è così cruciale nella nostra esistenza?

Il coraggio di essere se stessi

Essere autentici è un atto di coraggio. Significa essere pronti a mostrarsi per quello che siamo veramente, con tutte le nostre sfaccettature, insicurezze, imperfezioni. Spesso, fin da piccoli , ci viene insegnato a indossare una “maschera sociale”, a sembrare forti, sempre impeccabili perfetti e ad adattarci agli altri. ” Non piangere che sei una femminuccia… guarda come si comporta bene il tuo compagno mentre tu sei sempre indietro con i compiti…” quante volte lo abbiamo sentito da bambini? Questo comportamento può farci perdere di vista la nostra vera essenza, allontanandoci da ciò che siamo veramente. Essere autentici non vuol dire essere egoisti o indifferenti verso gli altri, anzi, significa permettere di instaurare relazioni più vere e profonde, in cui entrambe le persone possano sentirsi libere di esprimere sé stesse, senza il timore di essere giudicate. La sincerità e la trasparenza che nascono dall’autenticità sono alla base di legami forti, costruiti su rispetto e fiducia reciproca.

Autenticità e benessere

Numerosi studi psicologici hanno confermato che vivere in modo autentico favorisce il benessere mentale. Quando siamo coerenti con noi stessi, congrui, viviamo con meno stress e preoccupazioni, poiché non dobbiamo costantemente preoccuparci di come veniamo visti dagli altri. La nostra autostima cresce, e impariamo a convivere con le nostre imperfezioni senza il peso del confronto continuo con modelli esterni. E’ anche un utile esercizio per lavorare sull’assenza di giudizio. Sia nei propri che nei confronti degli altri. Essere autentici è anche una strada per raggiungere una felicità più stabile e duratura. Quando siamo fedeli ai nostri valori e desideri, ci sentiamo più soddisfatti e appagati dalla nostra vita. La consapevolezza di agire in modo coerente con il nostro io profondo è uno dei principali motori per vivere appieno e con serenità. Significa anche essere consapevoli del proprio scopo di vita, significa interrogarsi sul proprio ikigai, trovare il proprio posto nel mondo.

Affrontare le paure

Essere autentici non è sempre facile. La paura del giudizio degli altri, la necessità di accettazione sociale e la pressione per conformarsi ai modelli di bellezza, successo e perfezione sono costantemente presenti. Ma il vero coraggio sta nell’affrontare queste paure e nel non permettere che determinino le nostre scelte.

Il cammino verso l’autenticità richiede tempo e pazienza. Spesso bisogna fare i conti con la paura di essere respinti o di non essere all’altezza. Ma è solo accettando queste paure e imparando a vivere con esse che possiamo davvero essere noi stessi.

Essere autentici nelle relazioni

Essere autentici non vuol dire essere egoisti o insensibili, ma significa saper stabilire confini sani, esprimere i propri bisogni e rispettare quelli degli altri. Le relazioni più soddisfacenti sono quelle in cui entrambe le persone si sentono libere di essere se stesse, senza timore di nascondere parti della loro personalità.

Essere autentici nelle relazioni significa anche saper ascoltare l’altro senza giudizio, senza tentare di cambiarlo. La genuinità ci permette di costruire legami più solidi e di instaurare una connessione empatica che va oltre le parole. L’autenticità ci porta ad instaurare relazioni autentiche, vere e disinteressate.

Conclusioni

In un mondo che ci invita spesso ad apparire più che ad essere, l’autenticità diventa un atto rivoluzionario. Non si tratta di non adattarsi , ma di scegliere consapevolmente quando farlo, senza dimenticare chi siamo davvero. Essere autentici significa essere liberi, liberi di esprimere la nostra verità, liberi di vivere secondo i nostri principi. La vera bellezza risiede nell’essere se stessi, senza finzioni, e nel permettere agli altri di fare lo stesso.

Vivere autenticamente è una scelta, un cammino che richiede impegno, ma che porta con sé un senso di pace e soddisfazione che non può essere raggiunto in nessun altro modo. Un atto di libertà e coraggio.

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Assertività, la qualità per vivere in equilibrio

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Sembra che l’aggressività sia diventata la cifra per comunicare nel nuovo millennio. Probabilmente nei corsi e ricorsi storici i ventenni di tutti i tempi sono caratterizzati da questa stortura. La credenza che essere duri, aggressivi, alzare la voce, insomma l’idea dell’uomo e della donna forti, paghi. Eppure esiste un antidoto: l’assertività, la capacità di esprimere in modo chiaro e rispettoso i propri pensieri, emozioni e necessità, senza risultare né troppo aggressivi né troppo remissivi. È un’abilità importante per costruire relazioni sane, gestire i conflitti in modo positivo e aumentare la propria autostima.

Cosa significa essere assertivi?

Essere assertivi significa saper comunicare le proprie idee e desideri in modo diretto, ma rispettoso, senza prevaricare gli altri. È l’opposto di essere passivi, cioè non esprimere ciò che si pensa o si desidera, e di essere aggressivi, che vuol dire imporre la propria volontà sugli altri.

Una persona assertiva:

  • Esprime i propri pensieri e sentimenti: È capace di dire ciò che pensa in modo chiaro, senza paura di essere giudicata.
  • Sa dire “no”: È in grado di rifiutare richieste senza sentirsi in colpa o indecisa.
  • Rispetta gli altri: Riconosce i diritti e i bisogni degli altri senza annullare i propri.

I vantaggi dell’assertività

Essere assertivi porta numerosi benefici, sia nella vita privata che in quella professionale. Ecco alcuni dei principali vantaggi:

  1. Aumento dell’autostima: Affermarsi con sicurezza e rispetto per sé stessi rafforza la propria autostima.
  2. Miglioramento delle relazioni interpersonali: Comunicare in modo assertivo riduce i malintesi e facilita una comunicazione più autentica.
  3. Gestione positiva dei conflitti: L’assertività consente di affrontare le difficoltà con un approccio costruttivo, puntando alla risoluzione dei problemi.
  4. Maggiore controllo emotivo: Le persone assertive sono in grado di gestire meglio le proprie emozioni, evitando reazioni impulsive o eccessive.

Come sviluppare l’assertività?

L’assertività può essere sviluppata attraverso la pratica e la consapevolezza. Ecco alcuni suggerimenti per allenarla:

  1. Sviluppare l’ascolto attivo: L’assertività non riguarda solo il dire, ma anche il saper ascoltare gli altri, mostrando interesse e comprensione.
  2. Utilizzare un linguaggio inclusivo: Invece di accusare, giudicare è utile usare uno stile di comunicazione dicendo “Io penso…” o “Io sento…”. In questo modo si evita di puntare il dito contro gli altri, favorendo una comunicazione più rispettosa.
  3. Imparare a dire no: Dire di no in modo fermo, ma cortese è essenziale per stabilire i propri confini. Non è necessario giustificarsi troppo, basta essere chiari e diretti.
  4. Curare il linguaggio del corpo: La postura, il tono di voce e il contatto visivo sono componenti essenziali della comunicazione assertiva. Una postura eretta, una voce sicura e il giusto contatto visivo contribuiscono a trasmettere assertività.
  5. Rispettare i propri limiti: È importante conoscere i propri limiti emotivi e fisici e saperli comunicare agli altri in modo chiaro.

L’assertività e l’empatia

Essere assertivi non significa solo difendere le proprie ragioni, ma anche rispettare quelle degli altri. L’assertività e l’empatia sono strettamente collegate, perché entrambe richiedono una consapevolezza emotiva elevata e la capacità di comprendere e rispettare le necessità altrui. Sapersi mettere nei panni degli altri, valutare anche i punti di vista altrui consente di poter instaurare relazioni serene, sane e soddisfacenti. Essere empatici è l’opposto di essere aggressivi.

Conclusioni

L’assertività è una competenza fondamentale per una vita sana, soddisfacente e in equilibrio. Saper esprimere se stessi in modo chiaro e rispettoso aiuta a costruire relazioni genuine e ad affrontare le difficoltà con serenità. Non è necessario essere aggressivi o remissivi: l’assertività permette di trovare un equilibrio tra i propri desideri e quelli degli altri, migliorando la qualità della vita in generale. Non resta che una domanda: ma che bisogno c’è allora di aggredire, urlare? Forse non siamo così convinti di essere nella ragione… Come dice il proverbio : “La ragione non urla”…

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Autostima, questa (s)conosciuta

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Senza arrivare alle vette inarrivabili ( per fortuna) di Trump che sembra nutrire un’autostima immensa nei propri confronti – o forse è solo un Ego spropositato, che sfocia nell’arroganza – poter essere consapevole del proprio valore ci aiuta a vivere più serenamente e in armonia.

L’autostima è un concetto fondamentale per il proprio benessere psicologico e per una vita equilibrata. Rappresenta la valutazione che una persona fa di sé stessa, il grado di fiducia nelle proprie capacità e il senso di valore personale. Avere una buona autostima è essenziale per affrontare le difficoltà quotidiane, per prendere decisioni consapevoli e per stabilire relazioni sane con gli altri.

Cos’è l’autostima?

L’autostima è un concetto che racchiude diverse dimensioni, come l’autoconsapevolezza, l’amore nei propri confronti (fondamentale per poter amare gli altri) e la fiducia nelle proprie capacità. Una persona con una buona autostima tende a vedersi in modo positivo, riconosce i propri punti di forza e accetta anche i propri limiti, senza farsi sopraffare da critiche interne troppo severe. Non si tratta di una valutazione statica, ma di un processo dinamico che può evolversi nel tempo, influenzato dalle esperienze personali, dalle relazioni e dalle sfide che si affrontano.

L’importanza dell’autostima

  1. Sviluppo personale: L’autostima è un motore per il miglioramento continuo. Chi ha una buona autostima è più incline ad affrontare nuove sfide, a investire su sé stesso e a imparare dalle esperienze.
  2. Relazioni sane: Un buon livello di fiducia in se stessi aiuta a stabilire relazioni più equilibrate e autentiche. Le persone che si sentono sicure di sé tendono a essere più empatiche e meno dipendenti dagli altri per il loro benessere emotivo.
  3. Gestione dello stress: Chi ha una buona autostima è generalmente più resiliente di fronte alle difficoltà, poiché si sente in grado di affrontare le situazioni complesse senza sentirsi sopraffatto.

Fattori che influenzano

Diversi i fattori possono contribuire a costruire o minare l’autostima di una persona:

  • Esperienze familiari: Il supporto, l’affetto e l’approvazione ricevuti durante l’infanzia giocano un ruolo fondamentale nella formazione dell’autostima.
  • Relazioni interpersonali: Le relazioni con amici, partner e colleghi possono influire sul modo in cui ci percepiamo. Critiche costanti o comportamenti manipolativi possono danneggiare l’autostima.
  • Successi e fallimenti: I successi possono rafforzare la fiducia in sé, mentre i fallimenti, se non gestiti correttamente, possono abbattere l’autostima. È importante imparare a considerare i fallimenti come opportunità di crescita.
  • Cultura e società: I modelli culturali e i messaggi sociali che riguardano il successo personale o professionale o i valori individuali possono avere un’influenza su come una persona si percepisce.

Come migliorare l’autostima

  1. Riconoscere i propri successi: È importante prendere coscienza di ciò che si è riusciti a fare e celebrare i piccoli traguardi, senza minimizzare le proprie realizzazioni.
  2. Accettarsi: Imparare a riconoscere e accettare le proprie imperfezioni è un passo fondamentale per migliorare l’autostima. Nessuno è perfetto, e abbracciare la propria autenticità aiuta a ridurre le auto-critiche.
  3. Stabilire obiettivi realistici: Fissare obiettivi raggiungibili e suddividerli in piccoli passi aiuta a sentirsi più competenti e motivati, riducendo la frustrazione derivante da aspettative irrealistiche.
  4. Affrontare le proprie paure: Confrontarsi con le proprie paure e limiti, anziché evitarli, consente di crescere e aumentare la fiducia in sé.
  5. Avere i feedback degli altri: Parlare con amici, familiari o un professionista può essere utile per comprendere meglio sé stessi e migliorare l’autostima. A volte, una prospettiva esterna, un feedback, può aiutare a vedere la propria situazione sotto un’altra prospettiva.

Gli esercizi per aumentare la propria autostima

Fin qui la teoria, ma come possiamo in pratica accrescere la nostra autostima? Nei percorsi di Coaching lavorare sulla propria autostima è uno step fondamentale. Prendere consapevolezza del proprio valore e delle proprie risorse è un ottimo punto di partenza. Un esercizio sicuramente utile è scrivere un elenco dei nostri 10 successi: possono essere traguardi raggiunti nella vita personale e professionale. Si può anche tornare indietro nel tempo, recuperando il ricordo di successi ottenuti quando si era più giovani. A volte il ricordo è così sepolto sotto la sabbia della nostra memoria, che vedere riaffiorare il ricordo di imprese raggiunte in passato può portarci davvero a risultati inaspettati, che che accrescono la consapevolezza del nostro valore. Se ci siamo riusciti una volta, non possiamo farlo ancora? Questa è una bella spinta motivazionale. Anche riflettere sulle proprie qualità che a volta diamo per scontate, ma che non valorizziamo è un utile esercizio di Coaching. Stilare un elenco con 10 punti di forza : un’altra ottima iniezione di fiducia in noi stessi.

Conclusione

L’autostima è un aspetto essenziale per una vita sana e soddisfacente. Coltivarla richiede tempo, impegno e consapevolezza, ma i benefici che ne derivano sono incommensurabili. Una buona autostima non solo aiuta a crescere come individuo, ma favorisce anche relazioni più armoniose e una vita più appagante. Non è un traguardo finale, ma un processo continuo che può essere rafforzato ogni giorno con pratiche di cura di sé, riflessione e accettazione. L’importante è…non ispirarsi a modelli sbagliati, che arrivano dall’America…

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Ikigai, la nostra stella cometa

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C’è un concetto che rappresenta la nostra bussola, la nostra “ragion d”essere”, il nostro scopo nella vita: l‘Ikigai. A definire il significato è questa magica parola giapponese, Ikigai, appunto, che è una combinazione di due termini: “iki”, che significa “vita”, e “gai”, che si può tradurre come “valore” o “scopo”. Ikigai, quindi, rappresenta la combinazione di passione, missione, vocazione e professione, ed è spesso vista come una sorta di “stella cometa” che guida le persone verso una vita piena.

Il senso della vita

Questa filosofia radicata nella cultura giapponese è il concetto che si nasconde dietro la ricerca di un’esistenza che sia soddisfacente, equilibrata e ricca di significato. E’ ciò che ci motiva a svegliarci la mattina con entusiasmo. Scoprire la propria ragion d’essere è fondamentale per poter affrontare la quotidianità con spirito costruttivo, con il sorriso, con la forza di non lasciarsi abbattere dalle avversità. E’ la consapevolezza che ad ogni caduta c’è la possibilità di rialzarsi e affrontare nuove sfide. Significa anche saper contare sulle proprie forze, sulle proprie risorse non cercando all’esterno la forza, l’appiglio. E’ un po’ come bastare a se stessi nel modo più positivo: io sono perché valgo.

Le 4 Componenti dell’Ikigai

L’Ikigai è tradizionalmente rappresentato come la convergenza di quattro elementi chiave:

  1. Ciò che amiamo fare (la nostra passione)
  2. Ciò in cui siamo bravi (la nostra vocazione)
  3. Ciò di cui il mondo ha bisogno (la nostra missione)
  4. Ciò per cui possiamo essere remunerati (la professione)

Questi quattro elementi non sono separati, ma si intersecano in modo armonioso. L’Ikigai emerge nel punto in cui tutte queste aree si sovrappongono, creando un equilibrio che permette alle persone di vivere in modo soddisfacente e di contribuire alla società in modo significativo.

Come Trovare il nostro Ikigai

Trovare il proprio Ikigai richiede un processo di riflessione profonda. È un percorso che invita a esplorare se stessi, le proprie passioni e talenti, ma anche a considerare come questi possano servire gli altri e contribuire al benessere collettivo. E’ un work in progress che ci accompagna nella nostra crescita personale. Ecco una sintesi dei passaggi per aiutare a trovare il nostro Ikigai:

  1. Riflettere sulle proprie passioni: Cosa ci rende felici? Che attività ci appassionano tanto da far passare il tempo senza accorgersene?
  2. Identificare i propri punti di forza: In cosa veramente siamo bravi? Quali sono le nostre competenze naturali o acquisite?
  3. Esplorare i bisogni del mondo: Quali sono le sfide o le esigenze che sentiamo di voler affrontare nella tua comunità o nel mondo in generale?
  4. Valutare le opportunità professionali: Come possiamo unire le nostre passioni e competenze con un’opportunità lavorativa che ci consenta di sostenerci economicamente?

Il ruolo dell’Ikigai nella longevità

Un aspetto affascinante dell’Ikigai che si trova spesso legato alla longevità. In Giappone, specie nell’isola di Okinawa molte persone vivono a lungo e in buona salute. Gli studi suggeriscono che l’Ikigai potrebbe essere un fattore determinante in questa lunga vita. La sensazione di avere uno scopo, sentirsi utili, impegnati in qualcosa che ha valore non solo per se stessi, ma anche per gli altri , può contribuire a ridurre lo stress migliorare la salute mentale e favorire un benessere generale.

Conclusione

L’Ikigai è un concetto profondo che ci invita a vivere con consapevolezza, cercando di integrare passione, talento, valore per la comunità e sostentamento. In un mondo che spesso ci spinge verso obiettivi esterni, l’Ikigai ci ricorda l’importanza di seguire un cammino che sia in armonia con chi siamo e con ciò che ci rende veramente felici. Ogni passo verso il nostro Ikigai è un passo verso una vita più piena e soddisfacente, capace di portarci soddisfazione non solo nel presente, ma anche nel futuro.

Trovare il proprio Ikigai dà valore a noi stessi, ma anche a chi ci circonda. Non sono solo io, ma siamo noi.

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Buoni propositi per il 2025

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Con l’arrivo del nuovo anno, è naturale fare il punto della situazione e riflettere su come migliorare la nostra vita. I buoni propositi rappresentano una tradizione che accompagna milioni di persone in tutto il mondo, una promessa a se stessi di impegnarsi a migliorare in vari ambiti della vita. Il 2025 non fa eccezione e, con il suo inizio, offre l’opportunità perfetta per stabilire obiettivi concreti e realistici. Ecco alcune idee su come possiamo affrontare il nuovo anno con maggiore consapevolezza, positività e determinazione.

1. Prendersi Cura di Sé

Un buon proposito che sta diventando sempre più importante riguarda il benessere fisico e mentale. In un mondo che corre a ritmi frenetici, è essenziale trovare il tempo per ascoltare il nostro corpo e la nostra mente. Questo significa non solo praticare attività fisica, ma anche concedersi momenti di relax, meditazione e cura della propria salute mentale.

Obiettivi possibili:

  • Impegnarsi in una routine di esercizio fisico regolare.
  • Dedicare più tempo a sé stessi per attività che favoriscano il rilassamento, come la lettura o la meditazione.
  • Ridurre lo stress con tecniche di gestione del tempo.

2. Crescita Professionale

Il 2025 è anche l’anno giusto per concentrarsi sul proprio percorso professionale. Che si tratti di migliorare le proprie competenze, imparare qualcosa di nuovo o cercare nuove opportunità lavorative, è fondamentale non fermarsi mai. Investire nel proprio sviluppo professionale non solo aiuta a crescere nella carriera, ma dà anche un senso di realizzazione personale.

Obiettivi possibili:

  • Seguire corsi di aggiornamento o perfezionamento.
  • Acquisire nuove competenze digitali o soft skills.
  • Considerare nuove opportunità di carriera, come un cambiamento di settore o una promozione.

3. Sostenibilità e Consapevolezza Ambientale

Il tema della sostenibilità è sempre più centrale nelle scelte quotidiane. Nel 2025, i buoni propositi legati all’ambiente non dovrebbero essere solo parole, ma azioni concrete. È possibile iniziare con piccoli cambiamenti nel nostro comportamento, come ridurre i rifiuti, privilegiare il trasporto pubblico o scegliere prodotti a basso impatto ecologico.

Obiettivi possibili:

  • Ridurre il consumo di plastica e privilegiare prodotti riutilizzabili.
  • Adottare uno stile di vita più sostenibile, come il consumo consapevole e l’alimentazione a basso impatto ambientale.
  • Impegnarsi a ridurre il superfluo

4. Migliorare le Relazioni Sociali

Le relazioni interpersonali sono una delle basi del nostro benessere emotivo. Spesso ci ritroviamo ad avere poco tempo per coltivare le relazioni importanti nella nostra vita. Per il 2025, un buon proposito può essere quello di dedicare maggiore attenzione alle persone che amiamo, sia che si tratti di amici, famiglia o partner.

Obiettivi possibili:

  • Organizzare incontri o attività sociali con amici e familiari.
  • Migliorare la comunicazione con le persone vicine, esprimendo meglio le proprie emozioni.
  • Coltivare nuove amicizie e allargare la propria rete sociale.

5. Gestione delle Finanze

La stabilità economica è un tema cruciale per la serenità a lungo termine. Prendere in mano la propria situazione finanziaria e pianificare con maggiore attenzione può evitare molte preoccupazioni. Un buon proposito può essere quello di impostare un budget, risparmiare o fare investimenti più consapevoli.

Obiettivi possibili:

  • Pianificare un bilancio familiare o personale, stabilendo obiettivi di risparmio.
  • Smettere di fare acquisti impulsivi e preferire scelte più ponderate.

6. Imparare a Gestire il Tempo

La gestione del tempo è una delle sfide più grandi della vita moderna. Con un’agenda spesso piena di impegni, è facile sentirsi sopraffatti. I buoni propositi per il 2025 possono includere l’introduzione di tecniche per ottimizzare il proprio tempo, come l’uso di agende, il prioritizzare le attività o l’eliminazione delle distrazioni.

Obiettivi possibili:

  • Usare planner o app per migliorare l’organizzazione quotidiana.
  • Imparare a dire “no” per non sovraccaricarsi di impegni.
  • Dedicare tempo alla pianificazione strategica delle proprie giornate.

7. Flessibilità e Adattamento

Infine, è essenziale ricordare che la vita è in continua evoluzione. Avere la capacità di adattarsi ai cambiamenti e di affrontare le difficoltà con resilienza è un buon proposito che può fare la differenza. Saper accettare gli imprevisti e trasformarli in occasioni di crescita è un obiettivo che vale sempre la pena perseguire.

Obiettivi possibili:

  • Coltivare una mentalità positiva, affrontando le difficoltà con ottimismo.
  • Imparare a gestire l’incertezza con maggiore serenità.
  • Adattarsi ai cambiamenti con flessibilità, senza farsi travolgere.

Conclusioni

Il 2025 rappresenta una nuova opportunità di crescita e miglioramento in ogni aspetto della nostra vita. I buoni propositi non devono essere visti come una lista di obblighi, ma come una guida per vivere in modo più equilibrato, consapevole e felice. Che siano legati alla salute, alla carriera, all’ambiente o alle relazioni, i buoni propositi sono un modo per affrontare il futuro con speranza e determinazione. L’importante è iniziare con passi concreti e realizzabili, ricordando che ogni piccolo cambiamento contribuisce a creare una vita migliore.

Il primo passo per poter intraprendere questo nuovo percorso  è mettere nero su bianco le nostre intenzioni: prendiamo carta e penna e iniziamo  a fare un elenco dei nostri buoni propositi per il nuovo anno. Perché…Scripta manent…verba volant.

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Ego non serenum sum

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Un fantasma si aggira dentro di noi: è l’Ego. E’ un nemico subdolo che con le sue trappole e illusioni, ci obnubila, limita la nostra capacità di evolvere. E’ una gabbia nella quale noi stessi ci chiudiamo e ci preclude la possibilità di vivere in maniera serena con noi stessi e con gli altri. Attraverso la comprensione delle dinamiche dell’ego e il superamento delle sue trappole, possiamo sbloccare nuove prospettive e opportunità di crescita.

Ego quindi non sono sereno

Tra gli Autori moderni che più trattano il tema dell’Ego c’è indubbiamente Eckart Tolle, che nel suo libro “Il Potere di Adesso” , tratta il tema del “qui e ora”, ” hic et nunc” , del vivere il presente senza più restare ancorati al passato o proiettati verso le preoccupazioni sul futuro. Secondo l’autore, per intraprendere il viaggio di consapevolezza abbiamo bisogno di lasciare da parte la nostra mente ed il falso sé che questa ha creato: l’ego. Il nostro nemico – l’ego appunto- è il controllore che vive dentro di noi, ci dice che cosa è giusto e che cosa non lo è, cosa dobbiamo accettare e cosa rifiutare. Per farlo si crea un’immagine di cosa siamo e di cosa sia giusto per noi e tutto è orientato a far sì che la nostra vita sia aderente a questa immagine che ci siamo creati. Non siamo autentici, ma siamo l’immagine della nostra mente. Con la conseguenza di non essere mai soddisfatti, in perenne ricerca di un’immagine, di un ideale che non corrisponde al nostro essere più profondo.

Il trionfo dell’Io, non del noi

L’ego ci separa dagli altri, pone una barriera fra noi e il resto. Ci mette al centro del mondo, del nostro universo senza preoccuparci di chi ci sta intorno. Io sono io, tutto il resto…non conta. L’ego è dunque separazione, non unione, erige delle barriere, dei muri. L’ego è più interessato al fare, non all’essere. E’ un approccio assolutamente non inclusivo. Ma dà felicità continuare a soddisfare il bisogno del nostro ego di essere costantemente alimentato, nutrito? E’ come l’orco delle fiabe sempre famelico, che più ha e più vorrebbe. Una vera e propria schiavitù. Il contrario di una mente libera, aperta verso il mondo e le nuove esperienze.

L’emozione della rabbia

L’ego esasperato porta ad un’emozione molto forte e ben definita: quella della rabbia, perché il più delle volte riteniamo che un nostro valore o un nostro principio sia disatteso. E’ normale provare un senso di arroccamento se ci sono io da un lato e dall’altro il resto del mondo. Il guardarsi l’ombelico, focalizzarsi solo sui propri bisogni senza curarsi di quelli degli altri non può che portarci ad allontanare gli altri da noi. E questo prova delusione, rancore, rabbia, appunto. Un cerchio vizioso…

Il superamento dell’ego

Cercare di superare l’ego ci porta ad essere più liberi, più in armonia con noi stessi e gli altri, più autentici. Ovviamente il punto di partenza è la consapevolezza. Prendere coscienza del fatto che viviamo in uno stato di schiavitù in cui il carceriere è il nostro Ego è fondamentale. Coltivare l’intelligenza emotiva riconoscendo le nostre emozioni – la rabbia- è un altro aspetto fondamentale. Riconoscere quando sta per palesarsi per poi correre subito ai ripari sapendola gestire. Coltivare l’empatia mettendosi nei panni degli altri e cercare di capire i loro bisogni e le loro prospettive. Praticare, anche per pochi minuti al giorno, la meditazione ci consente di avvicinarci al nostro io più profondo, rilascia le tensioni che portano a proteggere il nostro ego. E’ un cammino verso una maggiore conoscenza di chi siamo e di cosa desideriamo realmente. E non dimentichiamo di praticare la gratitudine, focalizzandoci su ciò che abbiamo, sulle presenze e non assenze. Piccoli ma fondamentali passi, verso un grande risultato…il superamento dell’ego. E sintonizzarsi con Neil Amstrong…è un attimo!

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Come gestire la rabbia

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Assistiamo quotidianamente a episodi caratterizzati da eccessi di rabbia. Sui giornali, in TV, sui social soprattutto, che si sono rivelati massimi detonatori di situazioni di frustrazione e aggressività. La rabbia insomma sta diventando una delle emozioni negative più diffuse e – temo- in costante aumento. Senza voler affrontare dal punto di vista sociologico le cause che la scatenano, è interessante per noi persone dotate di intelligenza emotiva capire come poterla gestire.

Riconoscere la rabbia

L’intelligenza emotiva, l’abbiamo scritto più volte, è la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni. Non ci sono emozioni positive ed emozioni negative. L’importante è prenderne consapevolezza e non farsi gestire in maniera incontrollata. Ogni situazione, se ben gestita, può produrre risvolti positivi. Ma torniamo alla rabbia. Quali sono gli effetti scatenanti di questo stato alterato della nostra emotività? Proviamo rabbia quando pensiamo che un nostro principio, un nostro valore sia stato violato da qualcun altro. Se fossimo, invece, noi a violare i nostri principi, i nostri valori quello che proveremmo sarebbe il senso di colpa. E’ importante riconoscere la rabbia: quando non viene ascoltata a livello consapevole, si può ripercuotere a livello fisico e provocare disturbi legati a questa emozione: mal di stomaco, difficoltà di digestione. Quante volte abbiamo provato questa sensazione? Una pubblicità on air in questi giorni descrive lo stato d’animo legato alla rabbia per una mancata promozione aziendale. E’ stato disatteso il valore del protagonista che pensava di meritarsi uno scatto di carriera. Un principio per lui violato. Qual è prodotto pubblicizzato? Un farmaco che cura i bruciori allo stomaco…la rabbia brucia, appunto.

La rabbia : i passi per affrontarla

La rabbia ci segnala quindi che il nostro senso di giustizia è stato violato. Che fare per rispondere alla nostra vocina interiore ancora inconsapevole che ci segnala il nostro stato di alterazione? La prima cosa da fare è semplicissima : respirare. Non si dice sempre di contare fino a 10 prima di rispondere quando siamo alterati? Contiamo e facciamo lunghi respiri. E’ un primo passo per …sbollire. Magari è sufficiente questa semplice, ma potentissima azione. Il secondo passo è scaricare fisicamente il nostro malessere. Magari semplicemente facendo dei saltelli sul posto per un minuto. L’attività fisica, soprattutto aerobica è un potente antidoto contro gli stati d’animo alterati. Quindi , respiriamo per 30 secondi e poniamoci questa domanda: “Come voglio pormi di fronte a questa situazione? Che conseguenze potrà avere?

La powerfull question

Un’altra domanda da porci è la seguente: ” Quale mio principio è stato violato ?” E ‘una domanda potente, perché ci aiuta a capire che la soluzione può dipendere da noi. Del resto non abbiamo ripetuto più volte che tutto parte e dipende da noi? Siamo gli artefici del nostro destino. Quale miglior modo per mettere in pratica questo nostro mantra? Con questa consapevolezza, prendiamo coscienza del fatto di quello che possiamo fare noi in prima persona e in questo modo la rabbia si trasforma in determinazione

Verbalizzare la rabbia

E’ importante esprimere la rabbia, che non va repressa. L’importante è verbalizzarla. Non ovviamente nei confronti di coloro che riteniamo essere la fonte della nostra emozione. Un altro utile rimedio è scrivere. Componiamo una lettera in cui esprimiamo tutta la nostra frustrazione. E’ un’azione quasi catartica: c’è un flusso che, partendo dalla nostra mente passa alla nostra mano, quindi alla penna e infine sul foglio. La rabbia allora è lì. Quasi tangibile. E’ come se la vedessimo, ma è diventata altro da noi. E’ diventata un’estranea. Si è materializzata e quindi possiamo allontanarla. Ovviamente fondamentale che la lettera venga distrutta, magari bruciata – un altro rito- in modo che nessuno possa mai leggerla. Né tanto meno il soggetto da cui è scaturita. La funzione della scrittura della lettera è solo per noi, per allontanare da noi l’emozione.

L’elaborazione

L’obiettivo di queste azioni, dall’apparenza semplici e forse banali è quello di trasferire l’attenzione dalla parte sinistra a quella destra del nostro cervello. E’ un modo per poter elaborare da un livello emozionale, ad uno razionale, logico. In sintesi prendere consapevolezza della nostra emozione e quindi sviluppare la nostra intelligenza emotiva .Essere dotati di un buon livello di intelligenza emotiva ci aiuta insomma a vivere più sereni ed equilibrati. Il mondo delle persone intelligenti emotivamente è sicuramente molto più sereno e meno conflittuali. Non vivremmo tutti più in pace e armonia? E pensare che ancora una volta tutto dipende sempre da noi…

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Perché c’è bisogno di gentilezza

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In questa epoca di conflitti, risse, scontri verbali e non solo, la gentilezza è un’attitudine e una qualità sempre più preziosa. La gentilezza ci aiuta non solo perché è una dimostrazione di buona educazione, rispetto nei confronti di se stessi e degli altri, ma contribuisce a creare un ambiente positivo e armonioso. La gentilezza può dimostrarsi addirittura come un super potere, un antidoto contro l’aggressività e la maleducazione. Avete mai provato a rispondere in maniera gentile, pacata a qualcuno che ci aggredisce o inveisce contro di noi? Il maleducato, l’aggressivo si paralizza. Rimane senza parole perché viene spiazzato dal fatto che gli si risponde con un altro codice verbale. Di fronte ad un atteggiamento gentile si prova un senso di tranquillità.

Circondarsi di persone gentili

Le persone gentili sono persone che spiazzano proprio perché sanno rispondere in maniera controllata, pacata. Ho sempre pensato che sentirmi dire “sei una persona gentile” fosse il complimento più bello che potessi ricevere. Mi piace la gentilezza e anche circondarmi di persone gentili. Penso che piaccia a tutti, ovviamente. Frequentare persone gentili ci mette in una condizione di armonia, serenità e pace. Ho anche sempre pensato che la gentilezza sia una qualità che contribuisce a creare un mondo migliore. Anche un piccolo gesto gentile può avere un grande impatto sulla vita degli altri. Per dirla con Mark Twain ” la gentilezza è ciò che i ciechi possono vedere e i sordi possono sentire”. Un valore universale insomma.

Le caratteristiche

È un gesto di attenzione e che contribuisce a creare un ambiente ricco di armonia. Ecco alcune caratteristiche che la gentilezza può favorire.

  1. Empatia: Essere gentili significa mettersi nei panni degli altri e cercare di comprendere i loro sentimenti e le loro esperienze. L’empatia ci aiuta a rispondere con sensibilità alle necessità degli altri e metterci in ascolto.
  2. Atti di cortesia: La gentilezza si esprime attraverso piccoli gesti quotidiani come ringraziare e dire “per favore” aprire una porta per qualcuno o lasciare il posto su un autobus. Questi atti di cortesia mostrano rispetto e considerazione per gli altri.
  3. Aiuto disinteressato: Essere gentili significa offrire aiuto in maniera disinteressata. Può essere un gesto semplice come aiutare qualcuno a portare dei pesi o offrire supporto emotivo a un amico in difficoltà.
  4. Comunicazione positiva: La gentilezza si riflette anche nel modo in cui comunichiamo con gli altri. Non utilizzare parole offensive o giudicanti, ma usare un linguaggio gentile e costruttivo contribuisce a creare relazioni più armoniose.
  5. Rispetto per le differenze: Essere gentili significa rispettare le diverse opinioni, culture, religioni e stili di vita degli altri. Accettare le differenze e trattare gli altri con rispetto è un segno di gentilezza. Significa essere inclusivi.
  6. Generosità: La gentilezza può anche manifestarsi attraverso atteggiamenti generosi. Donare il proprio tempo, risorse o competenze per aiutare gli altri è un atto di gentilezza che può fare la differenza nella vita di qualcuno.

Il ciclo positivo della gentilezza

La gentilezza non solo fa bene agli altri, ma ha anche numerosi benefici per chi la pratica. Ecco alcuni di questi vantaggi:

  1. Migliora il benessere emotivo: Essere gentili può aumentare il nostro senso di serenità e soddisfazione. Quando facciamo qualcosa di gentile per gli altri, spesso ci sentiamo meglio con noi stessi e sperimentiamo una sorta di “effetto positivo”.
  2. Riduce lo stress: Gli atti di gentilezza possono ridurre i livelli di stress. Aiutare gli altri o fare un gesto gentile può distogliere la mente dai nostri problemi personali e concentrarci su qualcosa di positivo.
  3. Stabilisce relazioni più forti: La gentilezza crea connessioni significative con gli altri. Quando siamo gentili, gli altri tendono a rispondere positivamente e a voler stabilire un legame con noi. Questo può portare a relazioni più forti e durature.
  4. Aumenta l’autostima: Fare del bene agli altri ci fa sentire valorizzati e apprezzati. Questo può contribuire a migliorare la nostra autostima e la percezione di noi stessi.
  5. Promuove la gratitudine: Quando siamo gentili, spesso riceviamo gratitudine e riconoscimento dagli altri. Questo ci aiuta a sviluppare un atteggiamento di gratitudine e apprezzamento per ciò che abbiamo.
  6. Effetto a catena: La gentilezza può avere un effetto a catena. Quando facciamo qualcosa di gentile per qualcuno, spesso ispiriamo quella persona a fare lo stesso per gli altri. Questo crea un ciclo positivo di gentilezza che si diffonde.
  7. Migliora la salute fisica: Alcune ricerche hanno evidenziato che la gentilezza può avere benefici per la salute fisica. Ad esempio, può ridurre la pressione sanguigna e migliorare il sistema immunitario.

A questo punto, visto i grandi benefici della gentilezza, perché il mondo si sta popolando di persone sempre meno gentili? Il primo passo per cambiare viene sempre da noi. Coltiviamo sempre di più atti di gentilezza nei confronti di noi stessi e degli altri. Perché gentilezza genera gentilezza. Io l’ho scritto anche sul mio stato di whatsapp per non dimenticarmelo mai…

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Niksen, il piacere del dolce far niente

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In queste giornate di pausa e di vacanze per il lungo ponte, ho provato, a tratti, sensi di colpa per questo profondo stato di pace e di benessere. E’ mai possibile provare sensi di colpa per non essere in affanno, non dover rispondere alle email, alle telefonate che ci incalzano? Certo che non è possibile. E’ invece importante concedersi questi momenti di pace e inattività. Come farlo? Sintonizzandoci con un concetto espresso da una parola : Niksen.

Il lusso dell’ozio

ll Niksen è il potere della pausa, significa letteralmente “non fare niente” ed ha iniziato a farsi strada nei Paesi Bassi. Il concetto ha iniziato a diffondersi con la pubblicazione di un libro “L’arte di non far niente per vivere slow”, scritto da Annette Lavrijnsen, pubblicato in Italia da Slow Food Editore, manco a dirlo. Il libro racconta come ritagliarsi spazi di pausa nella propria vita, lontani dalle pressioni, incombenze. Starsene comodamente e pigramente sdraiati sul divano, senza riempirsi l’agenda di appuntamenti, impegni pressanti. Vivere il momento per il puro piacere di viverlo. Non certo semplice per le nostre menti programmate a raggiungere risultati concreti e sempre performanti.

Liberarsi dalle pressioni

L’arte del Niksen aiuta a liberarsi dalle pressioni. Dedicarsi consapevolmente a non fare nulla di produttivo. Riscoprire l’arte del dolce far niente. E’ l’ozio creativo di cui parlava anche il sociologo De Masi.Questo liberarsi da pressioni e affanni ci aiuta a liberare la mente e fare spazio alla creatività, ma anche alla concentrazione. La riscoperta del piacere di non dover essere necessariamente produttivi in maniera obbligatoria, forzatamente materialistici, si inserisce in un movimento e un pensiero più globale che sta investendo molti paesi. E’ anche legato all’idea della settimana corta. Un concetto di lavorare meno, lavorare tutti. Un po’ utopistico? Forse, ma sicuramente un modo di vivere più in linea con i nostri ritmi e con la nostra anima. E volersi bene.

Più tempo per le emozioni

Si tratta senza dubbio di un cambio culturale: non provare questi dannati sensi di colpa per il fatto di non agire. Significa ascoltarsi, entrare in contatto con se stessi, riscoprire anche il piacere del silenzio. Sicuramente essere a contatto con la Natura ci aiuta a praticare il “Niksen”. Proviamo quindi a introdurre piano piano delle nuove pratiche. Passeggiare senza meta, godersi un tramonto, fermarsi ad ascoltare il cinguettio degli uccellini. Piccole azioni che praticate con costanza ci aiutano ad entrare in una dimensione diversa, più serena. Una situazione dove riusciamo a liberarci dall’ansia da prestazione e vivere il momento in senso pieno e con appagamento. Vivere il Niksen ci aiuta a raggiungere un importantissimo risultato: liberarsi dai sensi di colpa per il puro piacere di assaporare il momento. Io desidero fortemente raggiungere questo obiettivo…aiuto, non sarò ripiombata nel bisogno di ottenere un risultato? Che la pratica del Niksen sia con me!

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Uscire o non uscire dalla zona di comfort?

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Uscire o non uscire dalla propria zona di comfort? Questo il problema… La zona di comfort è diventata una delle espressioni usate e abusate. Alla stregua di resilienza, consapevolezza, ecc ecc. Ma vale la pena comunque interrogarsi sul significato che l’espressione esprime e sciogliere il dubbio amletico.

Uno spazio di controllo

Se cerchiamo una definizione, il concetto che più ci sembra appropriato è ” Il concetto di zona di comfort si riferisce a uno stato psicologico in cui ci sentiamo al sicuro e non proviamo ansia o paura. È uno “spazio” che conosciamo come il palmo della mano e in cui controlliamo quasi tutto”.

Un’enunciazione di questo tipo esprime tanti concetti:

  • sicurezza
  • assenza di ansia ( apparente)
  • nessuna paura.

La zona di comfort è dunque una sorta di bozzolo che ci avvolge, ci dà l’illusione provare un senso di protezione, di non osare e quindi di non sbagliare, ci infonde sicurezza senza che ci si possa trovare di fronte a situazione di stress o di ansia, appunto. Ma siamo sicuri che sia così? Come la mettiamo con la crescita personale, con l’ebrezza di provare a vivere emozioni nuove, sensazioni diverse? Il punto è proprio questo : ci si cristallizza in una pseudo-condizione di protezione, di routine. Rimaniamo ancorati alle nostre credenze, alle nostre sicurezze, ma poi? Siamo proprio sicuri che sia la vita che veramente vogliamo ? Non ci siamo per caso chiusi in una trappola e buttato via la chiave? Eppure fuori c’è un mondo meraviglioso che ci aspetta.

Sfidare i propri limiti

La prima domanda da porsi per poter uscire dalla nostra comfort zone è che cosa ci impedisce di farlo? Paura di non farcela? Timore di non essere all’altezza? Convinzione di sbagliare? Sono molteplici le motivazioni che ci impediscono di uscire dalla nostra zona di comfort. La base di tutto però è una non capacità di credere in se stessi. Un’assenza di autostima che ci fa pensare di non avere le risorse e le capacità di poter affrontare situazioni non conosciute. La paura dell’ignoto e di non saper come poterlo affrontare. Il punto di partenza è quindi quello di rafforzare il proprio radicamento. Essere radicati, grounding ci aiuta ad affrontare le diverse avversità e situazioni che si possono palesare.

Il radicamento

Nel bel libro appena pubblicato “Yoga Metaforico- Forme corporee e immagini mentali tra hatha e jnana yoga” scritto dalla mia amica e insegnante di yoga Mara Valenti per Anima Edizioni, la metafora dell’asana del guerriero – Virabhadrasana 2- ci insegna che essere ben radicati, ci fa sentire forti. Il guerriero ha anche un petto morbido e questo garantisce una mente calma e lucida. Ma come poter ottenere il radicamento? Lavorando sui propri punti di forza, attingendo alle risorse personali che mettono in luce le nostre capacità e competenze, facendo una disamina di tutte le situazioni in cui siamo stati in grado di raggiungere dei risultati positivi. Un elenco dei nostri successi, partendo dagli esempi più semplici, anche quelli appartenenti al passato. Circostanze alle quali non abbiamo più pensato: piccoli traguardi raggiunti quando eravamo più giovani, a scuola, in famiglia. Poi i primi successi avvenuti nella crescita : in ambito scolastico, professionale. Fermarsi ogni tanto ad autocelebrarsi, farsi pat pat sulla spalla ci aiuta a trovare più fiducia in noi stessi. “Ti ricordi di quella volta in cui…?” La domanda da porsi può essere proprio questa. Impariamo quindi a celebrare i nostri successi, anche dai più piccoli…Si può iniziare dai piccoli passi…Del resto “un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo…” secondo il pensiero di Lao Tzu per rimanere in ambito di guerrieri.

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L’invito del Komorebi

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La vita vista dai giapponesi è sicuramente più poetica. C’è una parola giapponese, infatti, che esprime un concetto filosofico e poetico al tempo stesso : Komorebi. Una sola parola per esprimere l’immagine della luce che filtra tra gli alberi. E’ la metafora della capacità di cogliere la luce anche nei tempi bui della vita

C’è sempre una luce in fondo al tunnel

Noi occidentali lo esprimiamo attraverso la frase “c’è sempre una luce in fondo al tunnel”, ma volete mettere con una sola parola che descrive un’immagine così potente come la natura sa fare? La Natura non è matrigna, come diceva Leopardi, ma amorevole e accogliente. Il concetto del Komorebi è presente nel bel film di Wim Wenders “Perfect days” dove il silenzioso protagonista Hirayama, che vive una vita apparentemente monotona e ripetitiva, rivela una ricchezza interiore e una sensibilità profonda. La vita di Hirayama è scandita da una ritualità zen, fatta di azioni che si ripetono in maniera maniacale, ma non mancano momenti di poesia, come le pause di relax nei parchi in cui scatta foto per catturare i raggi scintillanti del sole, che disperdono le ombre proiettate dagli alberi. Komorebi, appunto.

Il piacere delle piccole cose

Il messaggio racchiuso nel film di Wenders, è interessante: la vita è fatta anche di piccoli momenti di felicità. Suggerisce di  cercare la positività nelle piccole cose che possono aiutare a dissipare le ombre . In ogni situazione che appare cupa e oscura, esistono lampi di luce – quelli che Hirayama cattura con la sua macchina fotografica analogica – che ci aiutano a vedere la vita con speranza. I momenti bui esistono – ci dice il regista-, ma bisogna essere in grado di vedere sempre la luce.

C’è sempre un futuro

Il messaggio è dunque un messaggio di speranza. Occorre sempre saper vedere oltre. Non farsi condizionare e abbattere dalle situazioni negative. Ispirarsi al komorebi, che parla direttamente alle nostre anime e al cuore, invitandoci a rallentare e apprezzare la bellezza che ci circonda. È una danza poetica tra la natura e la luce, che crea un’atmosfera di tranquillità e serenità. ll komorebi ci ricorda che siamo circondati dalla bellezza. Che occorre guardare il mondo con gli occhi della lentezza , dei tempi rilassati, del fermarsi in ascolto di se stessi, della Natura. Lasciarsi avvolgere e farsi contaminare dalla ritualità, dall’accuratezza dei gesti. Fermarsi, contemplare, provare gratitudine per quello che abbiamo e che ci circonda. Un’attitudine mentale, che possiamo coltivare e praticare. Per accogliere l’invito del Komorebi.

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Perché l’intelligenza emotiva ci rende più apprezzati ( e amati)

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Mi sono chiesta perché, in questi giorni, la triste e improvvisa scomparsa di Gigi Riva ha toccato molti, non solo i tifosi. La risposta che mi sono data è che è stata una persona dalla grande intelligenza emotiva. Sicuramente la sua onestà intellettuale, il suo rigore morale hanno contributo a fare di questo ex campione del calcio un campione anche nella vita. Per diventarlo ha condotto una vita in contatto con le sue emozioni.

Sapersi ascoltare, uno dei segreti

Le sue scelte di vita – non lasciare mai la Sardegna e la squadra del Cagliari-sono state dettate dal fatto di aver capito che era quello l’ambiente che lo faceva essere più connesso con se stesso. Ha capito che l’essere circondato dall’affetto dalle gente, più che dalle lusinghe del denaro era quello che lo faceva stare bene. Piuttosto che una fama caduca, una stima duratura. E’ questo che significa essere dotati di un alto livello di intelligenza emotiva. Riconoscere le proprie emozioni, saperle gestire. Senza dimenticare che una persona che agisce in questo modo ha anche una profonda empatia. Ascoltare gli altri, sapere riconoscere i loro bisogni.

Una leadership gentile

E’ stato il suo comportamento, un atteggiamento onesto, integro con se se stesso e con gli altri che lo ha reso un leader per tutta la vita. Un modello riconosciuto non solo da parte di coloro che lo hanno frequentato. I suoi compagni prima, i giocatori con cui è stato in contatto poi in qualità di presidente del Cagliari e Team Manager della Nazionale poi. Un leader gentile, pronto a consolare Baggio in lacrime quando ha sbagliato il rigore che ci ha fatto perdere il Mondiale Usa nel 1994. Non aver paura delle emozioni, un altro tratto distintivo dell’intelligenza emotiva. Perché le persone sono fatte di emozioni che non vanno represse. Riconoscere e saper gestire le proprie emozioni sono una delle caratteristiche dell’intelligenza emotiva come ci ha insegnato Daniel Goleman.

L’intelligenza emotiva rafforza le relazioni

È una caratteristica cruciale, sia sul posto di lavoro che nella vita: la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni, regolare i propri comportamenti, muoversi in diversi contesti sociali ed entrare in empatia con le persone intorno contribuisce a rafforzare le relazioni. E’ la ragione per la quale le persone dotate di un elevato quoziente emotivo riescono a instaurare rapporti duraturi nel tempo. Sono persone che si fanno apprezzare e amare da tutti. E’ per questo che le persone così non muoiono mai, ma restano per sempre nel cuore di tutti. E’ questa l’immortalità.

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