La forza di rialzarsi

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Abbiamo ancora tutti davanti agli occhi le vittorie degli atleti durante le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 appena conclusasi. Molte di queste vittorie sono arrivate dopo periodi di difficoltà e cadute da parte di alcuni campioni. Una per tutte Federica Brignone, che dopo un grave incidente che l’ha sottoposta a diversi interventi chirurgici, estenuanti fisioterapie ha trovato la forza di rialzarsi, ma non solo. Anche di vincere due medaglie d’oro. La Brignone è senza dubbio un, anzi il simbolo di resilienza in assoluto. Ma da dove si trova la forza di rialzarsi?

La caduta diventa svolta

C’è un momento, dopo ogni caduta, in cui tutto sembra fermo. Il tempo rallenta, l’energia si abbassa, i pensieri diventano vorticosi. E’ il momento in cui si può scegliere se restare a terra o rialzarsi. Non è solo in ambito sportivo che si possono registrare delle cadute. Anche nel percorso professionale o personale le cadute sono inevitabili: un progetto che fallisce, una promozione mancata, una relazione che si interrompe. E’ in questi casi che bisogna porsi questa domanda: ” Chi scelgo di diventare adesso?”

Cadere è umano. Rialzarsi è intenzionale.

Molte persone associano la caduta ad una sconfitta. In realtà la caduta è solo un evento. Un errore, un fallimento, una battuta d’arresto non definiscono il nostro valore. Definiscono il punto di partenza successivo. Occorre lavorare su questo passaggio chiave: separare ciò che è accaduto da ciò che siamo. Distinguere l’errante dall’errore.

Le 5 fasi del rialzarsi

In ambito coaching si lavora sulla trasformazione dell’evento in apprendimento, l’errore in esperienza, la ferita in consapevolezza. Vediamo quali sono le fasi necessarie per portare a compimento questo percorso.

1.Cambiare narrazione

La domanda non è :” Perché è successo a me?” ma : “Cosa posso imparare da questo?”. Quando cambiamo la narrazione che raccontiamo a noi stessi, cambiamo l’energia con cui agiamo.

2.Riprendere il potere

Responsabilità non significa colpevolizzarsi. Significa che, anche in una situazione difficile, c’è sempre uno spazio di scelta. La domanda da porsi è: “Qual è la mia parte in questa situazione? Che cosa posso fare ora?” E’ lì che risiede il nostro potere.

3.Riformulazione

Ogni caduta contiene un feedback. Bisogna cambiare prospettiva per cambiare energia. Non “ho fallito”, ma “ho scoperto un modo che non funziona”

4. Micro azioni di ripartenza

Rialzarsi non è un gesto eroico. E’ una sequenza di micro-azioni. Una decisione. Un confronto. Una candidatura. Una nuova abitudine.

L’azione crea movimento. Il movimento crea fiducia. La fiducia crea risultati.

5.Nuova identità

Ogni volta che ci rialziamo non torniamo quelli di prima. La resilienza non è resistere. E’ trasformarsi. Ogni caduta può diventare:

-un acceleratore di consapevolezza

-un banco di prova per la nostra leadership

-un punto di svolta nella propria carriera e nella propria vita personale

-La vera forza non è evitare l’impatto. E’ la capacità di assorbirlo e trasformarlo.

Domande potenti per chi sta vivendo una caduta

La vera forza non è non cadere mai, ma sviluppare risorse interiori capaci di sostenere l’impatto. Può essere utile rispondere a queste powerfull question:

-Cosa mi sta insegnando questa esperienza?

-Quale parte di me sta crescendo grazie a questa difficoltà?

-Se questa caduta fosse una preparazione, per cosa mi starebbe preparando?

-Che persona voglio essere mentre attraverso questo momento?

La caduta come allenamento alla fiducia

Ogni che volta che ti rialzi, costruisci una prova interna :”Ce l’ho fatta anche questa volta”. Quella prova diventa identità. Diventa sicurezza. Diventa leadership. Non siamo la caduta, siamo la scelta successiva.

La vera domanda allora non è se cadrai ancora, perché accadrà. La vera domanda è : quanto velocemente scegli di rialzarti e con quale consapevolezza?

Se stai vivendo un momento di difficoltà, non viverlo da solo. Trasformarlo in opportunità di crescita. Il primo passo per rialzarti è decidere di non farlo da solo. Scrivimi e iniziamo a costruire la tua ripartenza.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

L’invito del Komorebi

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

La vita vista dai giapponesi è sicuramente più poetica. C’è una parola giapponese, infatti, che esprime un concetto filosofico e poetico al tempo stesso : Komorebi. Una sola parola per esprimere l’immagine della luce che filtra tra gli alberi. E’ la metafora della capacità di cogliere la luce anche nei tempi bui della vita

C’è sempre una luce in fondo al tunnel

Noi occidentali lo esprimiamo attraverso la frase “c’è sempre una luce in fondo al tunnel”, ma volete mettere con una sola parola che descrive un’immagine così potente come la natura sa fare? La Natura non è matrigna, come diceva Leopardi, ma amorevole e accogliente. Il concetto del Komorebi è presente nel bel film di Wim Wenders “Perfect days” dove il silenzioso protagonista Hirayama, che vive una vita apparentemente monotona e ripetitiva, rivela una ricchezza interiore e una sensibilità profonda. La vita di Hirayama è scandita da una ritualità zen, fatta di azioni che si ripetono in maniera maniacale, ma non mancano momenti di poesia, come le pause di relax nei parchi in cui scatta foto per catturare i raggi scintillanti del sole, che disperdono le ombre proiettate dagli alberi. Komorebi, appunto.

Il piacere delle piccole cose

Il messaggio racchiuso nel film di Wenders, è interessante: la vita è fatta anche di piccoli momenti di felicità. Suggerisce di  cercare la positività nelle piccole cose che possono aiutare a dissipare le ombre . In ogni situazione che appare cupa e oscura, esistono lampi di luce – quelli che Hirayama cattura con la sua macchina fotografica analogica – che ci aiutano a vedere la vita con speranza. I momenti bui esistono – ci dice il regista-, ma bisogna essere in grado di vedere sempre la luce.

C’è sempre un futuro

Il messaggio è dunque un messaggio di speranza. Occorre sempre saper vedere oltre. Non farsi condizionare e abbattere dalle situazioni negative. Ispirarsi al komorebi, che parla direttamente alle nostre anime e al cuore, invitandoci a rallentare e apprezzare la bellezza che ci circonda. È una danza poetica tra la natura e la luce, che crea un’atmosfera di tranquillità e serenità. ll komorebi ci ricorda che siamo circondati dalla bellezza. Che occorre guardare il mondo con gli occhi della lentezza , dei tempi rilassati, del fermarsi in ascolto di se stessi, della Natura. Lasciarsi avvolgere e farsi contaminare dalla ritualità, dall’accuratezza dei gesti. Fermarsi, contemplare, provare gratitudine per quello che abbiamo e che ci circonda. Un’attitudine mentale, che possiamo coltivare e praticare. Per accogliere l’invito del Komorebi.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Pessimista o ottimista? E’ una questione di prospettiva

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Sapete qual è la domanda giusta da porsi di fronte alle difficoltà ? ” Cosa ho bisogno di imparare da questa situazione e come posso crescere”? E’ questo l’approccio giusto per superare ogni situazione difficile. Perché da ogni circostanza, anche la più disastrosa, abbiamo sempre la possibilità di poter trarre insegnamenti e stimoli per poter cambiare, crescere, evolverci. Non si tratta semplicemente di aver un atteggiamento ottimista, resiliente. Certo non guasta. Ma di avere la capacità di osservare le situazioni da una prospettiva differente.

Il principio del reframing

Si tratta del principio del reframing, che consiste nel cambiare il significato di una situazione, di un modello comportamentale, o di un problema, attribuendogli una diversa immagine. Il mutamento della percezione è seguito da un cambiamento del significato della situazione, e la conseguenza è un cambiamento nelle reazioni e nei modelli comportamentali. E’ una prospettiva che si basa quindi sulla ricerca di un’intenzione positiva piuttosto che negativa. Gli ottimisti passano la loro vita riformulando le esperienze. Cercano automaticamente il positivo in ogni situazione e la reinterpretano per applicare un significato positivo all’esperienza. I pessimisti, invece, si comportano in maniera opposta. Interpretano le loro esperienze di vita andando automaticamente a cercare le situazioni negative. Il reframing fornisce una diversa prospettiva nel vivere un’esperienza.

Saper cogliere le opportunità

L’approccio positivo è quello, quindi, che ci consente non solo di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma anche di poter cogliere le opportunità che ogni circostanza comporta. E’ stato l’approccio che ci ha aiutato durante questi mesi difficili della pandemia. Quello spirito resiliente e ottimista, che ci ha permesso di cogliere le opportunità di una sosta forzata. C’è chi ha approfittato per riprendere a studiare, fare esercizi fisici seguendo tutorial o corsi on line. Grazie al benedetto zoom – lunga vita a chi lo ha inventato- abbiamo potuto seguire webinar, lavorare in smartworking, rimanere connessi con amici e parenti. Io e le mie amiche colleghe art therapist, Saba & Maryam, abbiamo potuto realizzare un’infinità di workshop di ArtCoaching e costruire una vera a propria community con tutte ( abbiamo avuto anche una presenza maschile, a dire la verità) coloro che ci hanno seguito durante quest’anno di incontri online, con persone, tra l’altro dislocate in altre città. Situazione che non si sarebbe mai potuta realizzare dal vivo. Io ho imparato a ideare e realizzare webinar, come quello sull’intelligenza emotiva, moderare dibattiti, realizzare dirette sui diversi canali social. Mai avrei creduto di poterlo fare anche solo un anno fa. Queste le cose che ho imparato, grazie a questa situazione di difficoltà, per rispondere alla domanda d’esordio.

Le imprese resilienti

Un interessante articolo pubblicato su D di Repubblica la scorsa settimana ha raccontato storie di aziende e professionisti che hanno saputo reinventarsi in quest’anno di lockdown , cambiando paradigma o addirittura settore di attività. Minimo comun denominatore di queste storie di resilienza, un atteggiamento ottimista, che non ha li fatti perdere d’animo, ma indotti a inventare, progettare, realizzare. Cogliere sempre le opportunità, che si nascondono sempre dietro a qualsiasi circostanza. E’ l’approccio vincente. Da pessimista a ottimista.

Gli esercizi di Coaching

Come di consueto, vi invito a prendere carta e penna e a fare un esercizio di Coaching. Fate un elenco di tutte quelle circostanze nelle quali da un episodio negativo si è prodotta una circostanza positiva. Provo a darvi qualche suggerimento:

  • la fine di una relazione sentimentale
  • la perdita del posto del lavoro
  • un’idea di business che non ha funzionato

Sono semplici esempi di situazioni, che al principio ci hanno sicuramente gettati nello sconforto, ma che con l’andare del tempo si sono trasformati in una nuova condizione di vita, che ci ha regalato in seguito gioie e soddisfazione. Io dal canto mio, se non avessi chiuso un rapporto di lavoro, non avrei studiato per diventare Coach e non avrei mai scoperto che questa sarebbe stata la professione che mi ha dato e mi sta dando tante soddisfazioni. E voi, cosa vi ha portato a cambiare la vostra vita, trasformando un fatto negativo in positivo ? Se volete condividere con me la vostra esperienza ne sarei davvero molto felice.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Resilienza: come coltivarla

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su

Il vocabolario dell’epoca Covid e post Covid ha avuto parole molto ricorrenti: resilienza è stata, tra gli altri, uno dei termine molto utilizzati. In effetti è stata grazie alla resilienza se siamo riusciti a uscire, chi più chi meno, indenni da questi giorni pesanti di lockdown. Abbiamo scoperto di avere delle risorse al nostro interno che ci hanno permesso di superare i momenti di difficoltà. Della resilienza si sono occupati numerosi studiosi e psicologi. In generale possiamo affermare che la resilienza sia una capacità universale, un insieme di abilità che che permette ad una persona, a un gruppo, di prevenire e superare le avversità della vita.

Ma persone resilienti si nasce o si diventa?

Molti studiosi sostengono che sia possibile predire se le persone saranno resilienti. Viktor Frankl, neurologo, psichiatra e filosofo austriaco, autore, fra le altre opere di “Uno psicologo nel lager” sosteneva che sarebbero sopravissuti alla deportazione coloro che avevano una grande forza interiore, coloro che avevano la capacità di scorgere uno scopo che desse valore all’esistenza. Chi, invece viveva nel passato, senza una prospettiva purtroppo difficilmente sopravviveva.

Gli elementi della resilienza

La capacità dunque di attingere alle proprie risorse è fondamentale. Secondo George Bonanno, psicologo americano, gli elementi della resilienza sono 3:

  1. la forza d’animo, che a sua volta racchiude al suo interno altre 3 dimensioni: l’impegno a delineare un obiettivo significativo della propria esistenza ( lo scopo come dice Frankl), la convinzione che la persona sia in grado di controllare l’ambiente circostante e la percezione che la persona sia in grado di apprendere e svilupparsi grazie ad esperienze sia positive che negative.
  2. la fiducia in sé e nelle proprie capacità
  3. le strategie di coping ( strategie di adattamento) la capacità di esternare emozioni positive.

A questi elementi, aggiungiamo anche un buon sostegno sociale e famigliare. Le persone resilienti sono pertanto le persone che possono godere di fiducia in se stessi, con un buon grado di autostima e con buone relazioni.

Progettualità, coraggio

Se dunque l’essere resilienti dipende in gran parte da se stessi, dalla capacità di avere chiarezza circa gli obiettivi e gli scopi della propria esistenza, dipende anche dalla consapevolezza di avere una rete di salvataggio intorno a sé. Dall’aver saputo coltivare una rete di relazioni sane e costruttive, dalla capacità di aiutare in caso di difficoltà, ma anche di chiedere sostegno. Dalla capacità di avere progettualità, coraggio e proattività, sapendo costruire piani per il futuro e saperli realizzare. Un atteggiamento resiliente è quello di saper guardare gli aspetti positivi della propria esistenza, fare tesoro delle proprie esperienze, traendo anche insegnamenti da situazioni negative. Guardare avanti con fiducia e consapevolezza delle proprie risorse. E’ la forza di assumersi la responsabilità della propria vita in modo attivo e produttivo.

La meditazione della montagna

Ma la resilienza possiamo anche coltivarla attraverso pratiche che rafforzano la nostra centratura, il nostro radicamento. Una buona pratica, ad esempio, è la meditazione della montagna. Quando sentiamo di essere in situazioni di difficoltà, in condizione avverse, fermiamoci, chiudiamo gli occhi e pensiamo ad una montagna. La montagna è simbolo di forza, di radicamento. Visualizziamola, può essere una cima che conosciamo bene o una che non abbiamo mai visto. Immaginiamo di essere noi quella montagna. Forte, radicata, solida. E’ imperturbabile a dispetto delle condizioni atmosferiche o del cambio della stagione. Non viene scalfita dal vento, dal ghiaccio, dalle tormente dell’inverno, dal caldo e dal sole dell’estate, dalla rinascita della natura durante la primavera, dal cambio di stagione dell’autunno che prelude all’inverno. Noi siamo come la montagna, la nostra vita sperimenterà diversi gradi di oscurità, ma anche luce e quiete. Voi siete sempre la montagna, voi siete il vostro centro. Aprite gli occhi e ripensate a questa situazione tutte le volte che state vivendo una situazione difficile, di turbamento. Pensate che le avversità passano, voi siete come la montagna immobile, radicata, inamovibile.

Resilienza: istruzioni per l’uso

E’ una meditazione molto potente che può davvero venirci in soccorso nei momenti difficili. E’ questa la meditazione con cui abbiamo aperto il nostro workshop di Art Coaching del 20 Maggio. Una metafora, quella della montagna, per introdurre il tema “Resilienza: istruzioni per l’uso”. Come in tutti i nostri workshop abbiamo anche realizzato degli esercizi di Coaching, che vi proponiamo e vi invitiamo ad eseguire per sviluppare e coltivare la vostra resilienza. Perché tutto parte sempre da noi. La nostra forza siamo noi. Noi siamo la nostra resilienza.

se ti è piaciuto il mio articolo condividilo su